"Si canta per capire la vita": l'immensa "Ma" nel film "Ma Rainey’s Black Bottom"

La musica come rivalsa di una donna nera e lesbica che cantando trova il suo posto nel mondo e cantando capisce come funziona la vita, in una società lacerata dalla discriminazione razziale e dalla violenza.

Gertrude Pridgett è nata nello stato americano della Georgia nel 1886: diventata “Ma” Rainey dopo aver sposato William “Pa” Rainey, è stata tra le prime cantanti blues di professione, conosciuta come “Madre del Blues”. Con il volto di Viola Davis, appesantita e invecchiata, è la protagonista di Ma Rainey’s Black Bottom, film Netflix disponibile sulla piattaforma dal 18 dicembre e in corsa verso gli Oscar, proprio per l’interpretazione di Davis.

Orgoglio nero e potere bianco a ritmo di blues: il film, tratto dall’omonimo dramma di August Wilson, affronta il tema dello sfruttamento economico e artistico di cantanti e musicisti neri da parte dei produttori discografici bianchi nella Chicago dei ruggenti anni Venti.

È solo del 1865 la ratifica di quel tredicesimo emendamento che abolì negli Stati Uniti la schiavitù (l’entrata in vigore risale al 18 dicembre 1865), ancora lontano a venire il Civil Rights Act con il quale nel 1964 fu dichiarata illegale la segregazione razziale nelle scuole, sul posto di lavoro e nelle strutture pubbliche.

Nel mezzo, un conflitto che ancora oggi lacera la nazione americana, minata dalla discriminazione e dalla violenza, dove il movimento Black Lives Matter (la protesta tornata in strada dopo la morte di George Floyd) sta avendo una profonda risonanza anche a Hollywood. Da anni, infatti, vengono chiesti cast più inclusivi sia a livello etnico che di gender, paghe eque e una maggiore rappresentatività delle minoranze fra dirigenti e autori delle major. Una trasformazione in atto anche nell’Academy of Motion Pictures, Arts & Sciences (come testimonia l’elenco 2020 di nomi invitati ad unirsi al board che vota per gli Oscar) e nei titoli in prossima uscita, visto che dalla stagione 2021 le squadre di autori dovranno essere rappresentative per il 40% delle minoranze etniche, quota che salirà al 50% dal 2023.

"Essere donna, lesbica, nera": il punto di vista di Barbara Smith e Angela Davis

Uno spazio che Ma Rainey, nera, lesbica, refrattaria alle regole stabilite dal ricco uomo bianco, si è ritagliata con coraggio in un mondo che oggi come allora fatica a trovare giustizia ed equità. Oggi come allora, però, «la musica tiene in equilibrio le cose – come insegna la madre del Blues – Non si canta per stare meglio, si canta per capire la vita».

Chi era Gertrude “Ma” Rainey

Nata nel 1886 a Columbus, in Georgia, come Gertrude Pridgett “Ma” Rainey ha mostrato fin dalla tenera età uno spiccato talento per la musica, tanto unirsi, ad appena quattordici anni, a un gruppo teatrale itinerante di vaudeville. Secondo alcuni fu anche l'”inventrice” della parola Blues, che lei usava quando le veniva chiesto che tipo di musica cantasse.

Nel 1904 si sposa con il cantante te William “Pa” Rainey, prendendo da lì lo spunto per quel nomignolo che la renderà famosissima. Assieme al marito, e più tardi anche a Bessie Smith, Gertrude “Ma” Rainey comincia ad andare in tournée con il gruppo Rabbit Foot Minstrels, cantando un miscuglio di blues e canzoni popolari, incidendo il primi disco nel 1923.

A quel punto “Ma” Rainey firma per l’etichetta Paramount Records, registrando più di 100 canzoni tra il 1923 e il 1928, tra cui spiccano i classici C.C. Rider, Jelly Bean Blues, Ma Rainey’s Black Bottom.

La sua carriera comincia a subire un lento declino negli anni ’30, fino al ritiro nel 1933. Sei anni più tardi Ma Rainey muore, per un attacco cardiaco, nella sua città natale. Nel 1983 il suo nome viene aggiunto alla Blues Foundation’s Hall Of Fame e nel 1990 alla Rock and Roll Hall of Fame.

Perché vedere il film con Viola Davis

Dialoghi che sembrano una partitura musicale, un impianto debitore della versione teatrale da cui è stata adattato, Ma Rainey’s Black Bottom può contare su una colonna sonora che non mancherà di deliziare gli amanti del blues.

Non meno accurata la ricostruzione dell’epoca da parte del reparto scenografia (guidato da ​Mark Ricker) e di quello costumi. Ann Roth, costumista premio Oscar per Il paziente inglese, ha confezionato per Ma Rainey un guardaroba fatto di piume e velluto, di pellicce da indossare anche in piena estate, scollature più che generose che accompagnano le sue forme procaci e quasi aggressive. Ma è una donna che non deve chiedere permesso, che non indietreggia, che partecipa al mondo con la consapevolezza drammatica e affamata di chi sa di valere zero come essere umano per chi sfrutta il suo talento. Viola Davis la interpreta alla perfezione, truccata e vestita senza curarsi di quello che gli altri si aspetterebbero da lei.

Al suo fianco, Chadwick Boseman, alla sua ultima interpretazione cinematografica (l’attore è morto a 44 anni, il 28 agosto 2020 a causa di un tumore al colon), offre una performance indimenticabile nei panni di Levee, personaggio tragico e farsesco insieme: schiacciato dalla rabbia non saprà trovare nella musica quell’arma di rivalsa che farà invece ricordare Ma Rainey con la madre del blues.

Michael Potts, Chadwick Boseman e Colman Domingo in Ma Rainey’s Black Bottom (Photo by David Lee / Netflix)

Ma Rainey’s Black Bottom: la scheda del film

Durante una sessione di registrazione di un bollente pomeriggio del 1927, a Chicago, un gruppo di musicisti attende la leggendaria Ma Rainey. In ritardo all’appuntamento, l’impavida e agguerrita cantante scatena uno scontro di opinioni con il manager e produttore bianco riguardo alla propria musica. Mentre la band aspetta nella claustrofobica sala prove dello studio di registrazione, l’ambizioso trombettista Levee, che ha una cotta per la nuova fidanzata di Ma ed è determinato a lasciare la sua impronta nell’industria musicale, sprona i suoi compagni musicisti a condividere storie e verità che cambieranno per sempre il corso delle loro vite.

Ma Rainey’s Black Bottom, su Netflix dal 18 dicembre, è l’adattamento cinematografico dello spettacolo teatrale di August Wilson (due volte Premio Pulitzer per la drammaturgia), diretto da George C. Wolfe e scritto per lo schermo da Ruben Santiago-Hudson. Il film è prodotto da Denzel Washington e Todd Black, entrambi candidati agli Oscar per Fences (che è valso a Viola Davis un Oscar come miglior attrice non protagonista).

Nel cast, accanto a Viola Davis e Chadwick Boseman ci sono anche Colman Domingo, Glynn Turman, Michael Potts, Taylour Paige, Dusan Brown, Jeremy Shamos e Jonny Coyne. La colonna sonora è opera del premio Grammy Branford Marsalis.

Articolo originale pubblicato il 18 Dicembre 2020

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