Il mondo di Internet non è sempre dorato, e ciclicamente spunta fuori qualche nuova challenge che ci fa capire quanto in realtà possa essere pieno di insidie e pericoli, soprattutto per i più giovani e influenzabili.

Da qualche tempo, ad esempio, si sta diffondendo fra i genitori la paura per quella che, a tutti gli effetti, sembra essere una nuova sfida mortale che coinvolge i ragazzi e persino i bambini, sulla scia della Blue Whale che seminò il panico nel 2017; parliamo di Johnatan Galindo, personaggio dall’aspetto inquietante che chiederebbe l’amicizia sui social ai giovanissimi per poi invitarli a compiere una serie di sfide, 50, fino all’ultima, il gesto estremo, quello del suicidio. Proprio come nel caso della famigerata “balena blu”, a cui si imputarono circa 100 suicidi, soprattutto fra gli adolescenti russi.

Non è certo difficile capire perché questo individuo terrorizzi mamme e papà, preoccupati che i figli possano cadere nella sua rete, e la psicosi, in Italia, si è certamente acuita dopo il suicidio di un undicenne a Napoli, che prima di lanciarsi dal decimo piano del palazzo in cui abitava, nel quartiere Chiaia, avrebbe lasciato un biglietto indirizzato alla madre con scritto

Mamma, papà vi amo ma devo seguire l’uomo col cappuccio

Come sempre capita quando parliamo di questo genere di argomenti, però, è molto importante fare chiarezza e cercare di capire dove stia il confine tra realtà e finzione, e quanto, nella storia di Johnatan Galindo, sfoci nella bufala che si diffonde via Web.

Il tema è stato curato in maniera dettagliata da Bufale.net, ad esempio, che vi ha dedicato più articoli e approfondimenti rinvenendo uno schema comune a quello di altre sfide mortali diffusesi in rete, come appunto la Blue Whale. Prima di tutto, però, occorre chiarire chi sia questo Johnatan Galindo, perché capire se si tratti di una persona realmente esistente o no può offrire una prima discriminante importante rispetto alla faccenda.

Johnatan Galindo: personaggio reale o di fantasia?

La risposta, in realtà, dovrebbe essere “entrambe le cose”, e spieghiamo perché: le tantissime foto che si trovano su Internet, anche attraverso una semplice ricerca su Google immagini, mostrano il volto di questo personaggio che assomiglia a una versione creepy del Pippo della Disney. Quello che si sa è che a idearlo, nel 2012, è stato un produttore di effetti speciali cinematografici allora alle prime armi,  Samuel Catnipnik. A parlare di lui anche lo youtuber Gianmarco Zagato in questo video.

Questo, ovviamente, non significa che il povero Catnipnik sia l’orco che in questi mesi sta seminando il panico su Internet, anzi… Proprio lui, attraverso il suo profilo Twitter, ha voluto specificare alcune cose:

Ciao a tutti. Questa follia di Jonathan Galindo sembra stia terrorizzando tantissimi ragazzi facilmente impressionabili. Le foto e i video sono miei, del 2012-2013. Erano per il mio bizzarro piacere personale, non per qualche cacciatore di brividi dei giorni nostri che cerca di spaventare e bullizzare la gente. Se ricevete un messaggio da qualcuno che vuole iniziare qualche gioco, non interagiteci. Non lasciate che entri nelle vostre vite. Questo mondo ha già abbastanza problemi reali, e soffrire o morire per il piacere a buon mercato di qualcun altro non dovrebbe essere uno di quelli.

Non si sa per quale imprecisata ragione, però, le sue foto vengono ripescate, a distanza di anni, dall’influencer messicano Carlos Name, che millanta esperienze paranormali e afferma di essere stato aggredito da questo Johnatan Galindo, con tanto di video-prova (che però, può essere facilmente spiegabile: sarebbe stato sufficiente far indossare una maschera simile a un amico, ad esempio…). Da lì in poi il terrore si diffonde in molti Paesi del Sudamerica, e al contempo la “fama” e le leggende sul conto di Johnatan Galindo crescono: si dice che sia un individuo disturbato, che la maschera serva a coprire una deformità fisica, che sia uno stalker che rivolge il suo interesse soprattutto a donne e bambini.

Molti elementi che contribuiscono ad accrescere la psicosi, tanto che in Sudamerica professori e genitori si dichiarano preoccupati per la cosa che, grazie anche alla storia di Carlos Name, come spesso accade, assume presto i caratteri della viralità e approda in altri Paesi, fra cui l’Italia.

Johnatan Galindo in Italia

È Il Resto del Carlino a parlare per primo del fenomeno Johnatan Galindo in Italia, accennando a quattro casi segnalati ad Ancona e provincia, ma in realtà non esistono denunce, episodi di lesioni autoinferte, solo presunte richieste di contatto. Evidentemente sufficienti, però, a persuadere la Polizia Postale a diffondere una serie di consigli sulla propria pagina Facebook, per evitare di cadere vittime del famigerato Johnatan Galindo, in un post poi cancellato ma il cui testo è tuttora visibile su varie pagine Facebook che lo hanno ripreso.

La notizia del suicidio dell’undicenne a Napoli, però, ha ovviamente riacceso i riflettori su questa vicenda, e fatto capire alcune cose fondamentali.

Non bisogna aver paura di Johanata Galindo?

Ancora una volta, la risposta è “sì e no”. Appurato che Johanatan Galindo non esista, è però vero che esistono una serie di profili creati su Facebook, Instagram e Tik Tok che si chiamano così, e che spesso e volentieri vengono cancellati o disabilitati se si prova contattarli. Come detto, la challenge di Johnatan Galindo si inserisce appieno nel filone delle creepypasta, storie dell’orrore che corrono in via telematica, che spesso, partendo da immagini inquietanti – quale quella del Pippo deforme creata da Catnipnik – costruiscono un vero e proprio racconto, modificato dagli utenti per renderlo sempre più spaventoso e poi diffuso grazie al copia e incolla (il suffisso “pasta”, infatti, arriva proprio da lì, da cut&paste).

Nel caso di Johnatan Galindo c’è quindi quello che Bufale.net definisce, prendendo in prestito il linguaggio dei videogiochi, un griefer, ovvero colui che gode nel creare bufale che possano danneggiare, spaventare o causare danni materiali o morali a chi ci casca. Il fatto che questo serial killer di ragazzini non esista in sé, ovvero non sia associabile a una persona sola, non rende però certamente meno pericoloso tutto il contorno che attorno a questa leggenda metropolitana si è creata: proprio perché, come abbiamo detto in apertura di articolo, Internet è un posto pieno di insidie, soprattutto per i più manipolabili, è tremendo pensare che ci possa essere qualcuno che, cavalcando la creepypasta, possa spingere i più giovani al limite, fino a gesti come quelli del bambino napoletano.

In tutti i casi, la soluzione valida è sempre e solo una: bloccare immediatamente il contatto. Non è sempre facile, naturalmente, perché ciò presupporrebbe un controllo h24 degli account social dei figli, che spesso sono irrimediabilmente attratti da tutto ciò che ha a che fare con l’horror e il creepy. Si può però iniziare a comunicare con i figli, a parlare della pericolosità di profili di questo genere, a insegnare loro a riconoscere eventuali segnali di rischio e a imparare, mamme e papà per primi, a valutare cambiamenti o atteggiamenti strani nei figli. Solo in questo modo si possono arginare tutte le challenge di questo tipo che, anche se sono poco più che bufale, hanno il fortissimo rischio di generare emulatori, da cui è bene tenere lontano i ragazzi.

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