"Che palle queste donne che pretendono la parità di genere!"

Parità di genere, questa sconosciuta. La verità è che ben più della metà della popolazione mondiale ha ancora pregiudizi sul ruolo delle donne nella società

È uscito un interessante articolo sul The Guardian, firmato da Liz Ford, che riporta i dati di un’analisi condotta dal World Values ​​Survey, dai cui risultati emerge una scottante verità: quasi il 90% delle persone ha pregiudizi nei confronti delle donne, secondo un nuovo indice che evidenzia quanto l’idea dell’uguaglianza di genere abbia avuto anche un contraccolpo, a livello globale, sorprendentemente negativo.

Il World Values Survey esamina come sono cambiati gli atteggiamenti in quasi 100 paesi, e l’impatto del cambiamento sulla vita sociale e politica, in due periodi distinti, dal 2005 al 2009 e dal 2010 al 2014, ultimo anno per il quale sono disponibili dati. Ebbene, secondo il report, nonostante i tanti passi avanti compiuti per eliminare o assottigliare il gender gap, ancora il 91% degli uomini e l’86% delle donne detiene almeno un pregiudizio nei confronti delle donne rispetto a tematiche come politica, economia, istruzione, violenza o diritti riproduttivi.

Forse è qualcosa che, in linea teorica, sospettavamo un po’ tutti, ma certamente prendere coscienza del fatto che anche a livello pratico la persistenza di certi stereotipi legati al genere sia davvero così forte impone una riflessione su quanta strada ci sia ancora da fare.

Cerchiamo di capire meglio su cosa siano basati questi pregiudizi, entrando nel dettaglio dell’analisi.

Per un terzo degli intervistati è “accettabile” che un uomo picchi la moglie

Il Gender Social Norms Index (GSNI)l’indice preso in esame, misura come certe credenze sociali ostacolino il raggiungimento della parità di genere in settori come la politica, il lavoro e l’istruzione, analizzando i dati provenienti da 75 paesi che, collettivamente, ospitano oltre l’80% della popolazione mondiale. Dei 75 Paesi presi in esame, solo sei sembrano avere più della metà della propria popolazione priva di pregiudizi verso le donne: Andorra, Australia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia.

C’è un “ma”, tuttavia, riferito anche ad alcune delle situazioni di questi Paesi: in Svezia, ad esempio, così come in Sudafrica, India, Ruanda e Brasile, la percentuale di persone che dimostra di avere un pregiudizio verso le donne è aumentata nel corso dei nove anni trattati. Senza considerare che, per assurdo, i Paesi nordici sono anche quelli in cui le donne rischiano di essere vittime di più casi di violenza, come abbiamo spiegato in questo articolo.

Il "paradosso nordico": perché nei Paesi del Nord c'è più violenza contro le donne

In generale, quasi la metà delle persone intervistate nell’indagine ritiene che gli uomini siano leader politici superiori, oltre il 40% che siano dirigenti aziendali migliori. E forse, leggendo questi dati, non è poi così strano se, sa livello globale, solo il 24% delle sedute parlamentari sono occupate da donne, e solo il 5% di loro era a capo di un governo nel 2019; o se le donne rappresentano solo il 21% dei datori di lavoro nel mondo e, fra i milionari, solo il 12% è donna.

Il 50% degli uomini ritiene “normale” che un uomo guadagni più di una donna sul posto di lavoro.
Ma un dato davvero preoccupante è quello secondo cui quasi un terzo degli uomini e delle donne (il 28%) ritiene accettabile che un uomo picchi sua moglie.

L’uguaglianza di genere entro il 2030? Un miraggio

L’UNDP [lo United Nations Development Programme, ossia il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, ndr.] è consapevole del contraccolpo di questa analisi nell’ambito del dibattito sui diritti delle donne – ha spiegato Raquel Lagunas, direttrice ad interim del team che si occupa di questione di genere all’interno dell’UNDP – Non possiamo scegliere dicendo ‘Questi sono diritti umani per le donne, e questi non lo sono’“.

Per lei i risultati del rapporto potrebbero certamente rendere la strada più complicata, tanto che “Potremmo vedere grandi progressi nei prossimi cinque anni in alcuni Paesi e allo stesso tempo vedere un respingimento in altri“.

La soluzione, allora, potrebbe essere “investire e raddoppiare gli sforzi per affrontare le aree più difficili del potere – politico, economico – e sperare che questa pubblicazione avrà un impatto nei paesi in cui lavoriamo, in modo che l’UNDP possa aprire conversazioni con i governi, perché l’uguaglianza di genere è una scelta“.

Il focus su cui molti attivisti cercano di catalizzare l’attenzione mondiale è il raggiungimento dell’uguaglianza di genere per miliardi di ragazze da raggiungere entro il 2030, obiettivo fissato anche in una lettera aperta, firmata da nove presidenti e CEO di organizzazioni tra cui Plan International, Women Deliver, the One Campaign e the Bill and Melinda Gates Foundation.

L’esigenza di accelerare e portare l’attenzione su questa tematica, spiega ancora Lagunas, è dovuta al fatto che “se il ritmo attuale continua, 67 paesi – che ospitano 2,1 miliardi di ragazze e donne – non raggiungeranno nessuno dei principali obiettivi di uguaglianza di genere che abbiamo pianificato entro il 2030“.

Se pensate che i dati si riferiscano solo ai Paesi cosiddetti “del Terzo Mondo”, sbagliate: se le tendenze negli ultimi due decenni continuano, gli Stati Uniti saranno tra i Paesi in cui non tutte le donne avranno raggiunto l’uguaglianza di genere da qui a dieci anni. I dati sono confermati anche dall’indice di genere pubblicato dalla partnership Equal Measures 2030, il quale ha rilevato che nessun Paese era sulla buona strada per raggiungere l’uguaglianza di genere entro quella data, posta dalle Nazioni Unite come scadenza entro cui raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

L’invito dell’UNDP è rivolto ai governi, affinché introducano leggi e politiche che affrontino il pregiudizio radicato. Queste le parole di Pedro Conceição, direttore dell’ufficio rapporti dello sviluppo umano dell’UNDP. “Sappiamo tutti che viviamo in un mondo dominato dagli uomini, ma con questo rapporto siamo in grado di quantificare in numeri alcuni dei pregiudizi diffusi. E sono numeri che considero scioccanti”.

Ciò che mostra il nostro rapporto è un modello che si ripete ancora e ancora. Grandi progressi in settori più basilari di partecipazione e responsabilizzazione ma, quando arriviamo in aree più potenti, sembriamo colpire un muro.

Così, se in molti Paesi i pregiudizi si stanno fortunatamente riducendo, in altri è come se si assistesse a un salto temporale all’indietro; così facendo, la media complessiva fornisce risultati davvero poco edificanti, con una sensazione generale che sembra di trovarsi di fronte a un aumento costante dei pregiudizi di genere.

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