Il talamo coniugale tomba della passione: è possibile alimentare il desiderio dopo più di venti anni di matrimonio? È certa di no la Maria interpretata da Chiara Mastroianni nel delizioso L’hotel degli amori smarriti.

Impossibile provare a 50 anni la stessa attrazione sessuale per l’uomo di cui ci si è innamorate poco più che adolescenti, impossibile non cercare in avventure extraconiugali quel divertimento e quella spontaneità che in coppia non si trova più.

La donna, definitivamente affrancata dal luogo comune – così comodo alla cultura patriarcale – che la vuole interessata al sesso solo se legato ai sentimenti, può concedersi la confessione di annoiarsi tra le lenzuola con l’uomo di una vita: pantofole e pantaloncini da ginnastica mal si coniugano, d’altronde, con le notti infuocate dei primi incontri.

E se per il maschio la scappatella con la ventenne è spesso sembrata tappa obbligata superati gli anta con la prospettiva dell’andropausa sempre più vicina, è ormai tempo che anche per lei un caliente giovanotto spagnolo rappresenti un’opportunità di svago senza troppe implicazioni amorose.

Deprecabile? Forse, eppure laddove l’esempio di fedeltà indefessa continui a essere appannaggio di una mitologia declinata al femminile, una stanza d’albergo che in una nottata magica si riempia di amanti passati e presenti è un valido antidoto alla noia sia di un matrimonio spento sia allo status quo.

È dal 1978 che Vasco Rossi inneggia a una donna che si ribelli “a quell’eterno incanto, per vederti lottare contro chi ti vuole così innocente e banale“: Maria non è né innocente né banale, ma – a differenza dell’ottocentesca Madame Bovary – non è innamorata di nessuno dei suoi divertissement. Perché il sesso può essere fine a sé stesso anche per lei.

Camille Cottin, Vincent Lacoste e Chiara Mastroianni ne L’hotel degli amori smarriti (Fonte: ufficio stampa)

L’hotel degli amori smarriti: scheda tecnica

Diretto da Christophe Honoré e presentato in anteprima al Festival di Cannes 2019, è al cinema finalmente anche in Italia, dal 20 febbraio, L’hotel degli amori smarriti (Chambre 212 secondo il titolo originale), distribuito da Officine Ubu.

Il film, accolto con favore dalla critica, è valso a Chiara Mastroianni (che nel film interpreta Maria) il Premio Miglior Interpretazione Un Certain Regard. Accanto all’attrice, Vincent Lacoste, Benjamin Biolay, Camille Cottin e Carole Bouquet.

La storia de L’hotel degli amori smarriti, scritta dallo stesso regista, ruota attorno a Maria e Richard, sposati da quando hanno 20 anni. Professoressa di giurisprudenza, Maria si concede qualche relazione extraconiugale. Una volta scoperta da Richard, decide di lasciare il domicilio coniugale e di trasferirsi nell’hotel di fronte, dal quale avrà una vista privilegiata sul suo appartamento, su Richard e sul loro matrimonio. Nella stanza 212 (nel codice civile francese l’articolo 212 stabilisce la fedeltà dei coniugi), la donna riceverà inattese visite dal suo passato, con le quali rivivrà i ricordi di amori sognati e perduti.

Una scena de L’hotel degli amori smarriti (Fonte: ufficio stampa)

Perché vedere il film di Christophe Honoré con Chiara Mastroianni

Lieve ma mai superficiale, L’hotel degli amori smarriti di Christophe Honoré è una commedia romantica che non deluderà chi ama la cinematografia francese.

Forte di un’interpretazione grandiosa da parte di tutti e 4 gli attori principali (a cui si deve aggiungere un adorabile cameo di una sempre affascinante Carole Bouquet), il film è una rivisitazione in chiave sentimentale del Canto di Natale di Charles Dickens: se nel racconto natalizio dello scrittore britannico a far visita al vecchio Ebenezer Scrooge erano i tre spiriti del Natale, qui ad apparire a Maria, nella stanza 212 affacciata sull’appartamento dove ha lasciato un Richard disperato, sono un gruppo rumoroso di persone che sostengono di aver sofferto a causa sua, della sua libertà e dei suoi desideri; una serie di echi spettrali del suo passato, tra cui sua madre morta, un angelo custode che funge anche da imitatore di Charles Aznavour, numerosi ex amanti e la versione 25enne di Richard, di cui si è innamorata decenni prima.

Frizzante e luminoso, in più punti simile a una pièce teatrale, l’opera confezionata da Christophe Honoré si arricchisce di una serie di omaggi cinematografici – più o meno velati, se non citati nei titoli di coda – e di una colonna sonora a tratti zuccherosa ma sempre piacevole (tra cui una struggente Désormais di Aznavour).

Articolo originale pubblicato il 17 Febbraio 2020

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