Cos'è l'amore? Una riflessione (non) sulle scuse di Justin Timberlake alla moglie

"Invidio, ma sarei più onesta se dicessi, che provo tenerezza o pena (a seconda dell'età del mio interlocutore), per chi è convinto che l'amore non ammetta passi falsi, cadute, distrazioni o desideri ed emozioni che nulla tolgono all'amore che proviamo per la persona che abbiamo accanto".

Non mi occupo mai di gossip, né intendo iniziare a farlo.
In realtà non se ne occupa nessuno in Roba da Donne, da un po’ di tempo a questa parte, per precisa scelta editoriale. Almeno non nel senso di pettegolezzi tipo “chi ha tradito chi” o “vip x pizzicato con vip y”.

Perché ci disgusta, è irrispettoso, fa scempio di vite altrui senza conoscerne i retroscena, senza rispetto per il dolore e neppure per l’amore. Perché non concepisce il valore dell’essere persona prima ancora che personaggio pubblico.

Perché allora oggi voglia spendere due parole sull’annosa questione “Justin Timberlake ha davvero tradito Jessica Biel? Lei deve perdonarlo o meno?” è presto detto: non voglio farlo. Non voglio parlare di Justin Timberlake, né di Jessica Biel; né mi interessa sapere cosa si nasconda dietro le foto in cui lui e Alicia Wainwright, sua costar sul set di Palmer, si tengono per mano.

"La mia persona preferita": tutto l'amore di Justin Timberlake per Jessica Biel

Mi interessa, semmai, parlare dei commenti che chiunque può leggere sotto il post di scuse in cui lui, in estrema sintesi, dice “sono stato un cretino, mi dispiace”. Ok sì, possiamo fare della facile ironia sul quel “ho bevuto troppo”, che farebbe infuriare anche la più santa delle mogli, a meno che lui non prometta di astenersi vita natural durante da future serate alcoliche; e di certo non possiamo sapere se le sue siano scuse sincere o meno, anche se ne hanno l’aria.

Quindi atteniamoci ai fatti: lui fa una cazzata, viene beccato, invece di fare free climbing sugli specchi – sport mondiale di vip e influencer quando compiono errori di ogni sorta – si assume le sue responsabilità, chiede scusa a moglie e figlio con poche parole cariche di significato.

Lo fa pubblicamente, perché pubblici sono l’imbarazzo, la sofferenza e la delusione da cui Jessica Biel è stata suo malgrado travolta. D’accordo: questo non fa di lui un santo, ma un uomo. Di questi tempi, è già tanta roba.

Chiamano invece a una riflessione i commenti al suo post, che vanno dalla dannazione a calci eterni sui denti, all’attribuzione di sfaceli sentimentali di cui Timberlake non è in alcun modo responsabile (tipo “pensavo fossi l’uomo perfetto, per colpa tua ho perso la fiducia nell’umanità”), fino alla gioia bieca di ogni rosicone in attesa degli inciampi altrui.

E la riflessione è scontata, quanto necessaria in questi anni di recriminazioni e forche social: nessuno di noi è esente da colpe, errori, inciampi, desideri inconfessabili, momenti in cui ti lasci andare e sbagli; perché allora questa incapacità di ammettere gli sbagli altrui? Perché alla facilità con cui assolviamo o giustifichiamo i nostri, non corrisponde uguale comprensione per gli inciampi altrui?

Non siamo camere stagne sterili riempite da una sola sostanza: siamo fatti di carne, emozioni, passato, aspettative, contraddizioni, piccolezze e grandi slanci.
È in tanto caos e imperfezione che l’amore resta un miracolo: uno trovarsi, uno scegliersi, un prendersi cura dell’altro, nonostante tutto. Nonostante questo nostro essere piccoli, finiti, fallibili. In una parola, essere umani.

Invidio la fiducia di chi crede che l’amore sia solo certezze, integrità totale e un’autostrada spianata, libera dal traffico o da uscite che possano confonderci il cammino.
Invidio, ma sarei più onesta se dicessi, che provo tenerezza o pena (a seconda dell’età del mio interlocutore), per chi è convinto che l’amore non ammetta passi falsi, cadute, distrazioni o desideri ed emozioni che nulla tolgono all’amore che proviamo per la persona che abbiamo accanto.

Se fossimo onesti con noi stessi, di fronte a questo post di quest’uomo nessuno di noi potrebbe tirargli addosso un solo sassolino, senza per coerenza farsi travolgere da una valanga di massi.

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