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"Allora lo stupro non esiste" ed è sempre colpa delle donne

Se viviamo in un mondo in cui lo stupro viene giustificato, le donne colpevolizzate, le vittime messe in croce: troppo belle, troppo brutte, troppo acide, ognuna ha un motivo per essere attaccata e far sembrare la violenza non più tale.

Ricapitolando.
Sei brutta: non possono averti stuprata.
Sei troppo acida: non ti hanno stuprata, al massimo ti hanno fatto un favore.
Sei bella, non ti hanno stuprata, sei tu che hai provocato.
Sei lesbica: non ti hanno stuprata, ti stanno mostrando cosa dovresti desiderare.
Sei un’attrice: non ti hanno stuprata, sei tu che ti sei venduta.
Sei sua moglie: non è stupro.
Sei dipendente da droghe: i tuoi spacciatori non ti hanno stuprata, sei tu che cerchi guai.
Sei una che ha denunciato: non ti hanno stuprata, hai bisogno di soldi.
Sei una che non è mai riuscita a denunciare: evidentemente non sei stata stuprata davvero.
Sei una che non è mai stata stuprata ma sei dalla parte delle donne stuprate: dì la verità, vorresti essere stuprata.
Sei una che è stata stuprata e per questo sei dalla parte delle donne stuprate: dì la verità, sei accecata dal rancore.
Sei una bambina che è stata stuprata da un giornalista famoso: va be’ non era stupro se era legale.
Allora lo stupro non esiste. Siamo noi colpevoli di scambiare le buone azioni in violenza. È che tutte queste tempeste emotive ci confondono.
Scusate.”

Queste parole arrivano dal post Facebook di Enrica Orlando, molisana, con un master in Critica Giornalistica, che sui social gestisce la pagina La Tata che Impara e Ritagli di Manila, blog in cui si racconta attraverso il personaggio di Manila, che ha dato il titolo al suo libro. E denunciano, con semplicità e persino un pizzico di ironia, una realtà che purtroppo racconta quasi quotidianamente di donne colpevolizzate per essere vittime di stupri. Da chi non viene creduta perché “troppo brutta per essere violentata”, come accaduto con la sentenza choc di Ancona (fortunatamente annullata dalla Corte di Cassazione), passando per i commenti che, criticando l’abbigliamento, il modo di fare, gli atteggiamenti femminili, sminuiscono impietosamente il dramma vissuto da chi uno stupro lo subisce. Perché la verità, ahinoi, è proprio questa: che si cercano giustificazioni ai carnefici, umiliando e violentando due volte le loro vittime.

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