“Io sono una ragazza nata in una buona famiglia. Ho avuto e ho due genitori che mi hanno sempre amato e hanno sempre cercato di fare scelte che si sarebbero rivelate giuste per me, il più delle volte.
Sono una ragazza di buona famiglia che ha potuto studiare, ha praticato sport, ha imparato (più o meno) ad accettare il proprio corpo, ha imparato a fare l’amore.

Nonostante questo, la collezione di relazioni dipendenti e sbagliate, ossessive, compulsive e passivo aggressive che mi toglievano il respiro e mi montavano il formicolio alla gola e alle mani, è interminabile.

Perché in questo tempo la violenza, oltre che nelle botte sia chiaro, sta nello sparire, nel supplicare per poi abbandonare, versando a goccia o a torrente, nell’altro, il desiderio di sé.
Le mie sono state tutte relazioni co-dipendenti e, a loro modo, violente.
Una trappola che non è fatta di calci ma di pianti, di andare a vomitare, preghiere ed eccitazioni date dal perdono o dalla sua richiesta.

Questo sguardo, quello di questa ragazza di buona famiglia, io oggi lo do alla nostra collusiva responsabilità che non è una colpa e non è una scelta ma… Ma non è manco un destino”.

Si chiama #JustLeave, o almeno questo è l’hashtag usato dalla Digital Artist e regista Maria Beatrice Alonzi nel video che, in occasione dell’ultima celebrazione dell’8 marzo, ha deciso di mostrare con le immagini la bruttura della co-dipendenza e della violenza relazionale.

Per colpire visivamente l’occhio dello spettatore, ma anche per scardinare alcune false convinzioni; come quella secondo cui la violenza domestica sia sempre e solo quella fisica, “che non ha giustificazione e non ha appello, dalla quale è quasi impossibile scappare“, dice Maria Beatrice nel comunicato stampa che racconta il video, mentre invece l’oppressione psicologica passa in sordina, nonostante la medesima gravità.

Penso alla dipendenza che viene a crearsi attraverso un partner che sminuisce, che si chiude in silenzi passivi-aggressivi che fanno macerare i sensi di colpa, a qualcuno che, come nel video [interpretato da Chiara Cappelli e Lorenzo Giovannetti, allievi Scuola del Teatro Stabile di Roma fondata proprio da Maria Beatrice con Giorgia Mazzucato, ndr.], ci fa sentire di avere bisogno di noi solo per assecondare il narciso che fiorisce dentro di sé, per poi intrappolarci o lasciarci cadere. Separarsi da un partner tossico è difficile, difficilissimo. Solo che non è impossibile. Ecco, non è impossibile e questo io vorrei che lo dicessimo tutti e tutte più forte.

Da qui l’hashtag-slogan, Just Leave, ovvero “devi solo lasciar andare”; trovare la forza per riappropriarsi della propria dignità e della propria dimensione umana, e per allontanarsi dalla tossicità di una relazione soffocante. Più semplice a dirsi che a farsi, forse, ma non impossibile. E Maria Beatrice (che dal 21 al 24 marzo sarà al teatro Manhattan di Roma con lo spettacolo comico interattivo Stand-Up Baby, in cui reciterà da sola), attraverso questo lavoro davvero intenso, ci vuol far capire proprio questo: che andarsene da un amore negativo non solo è la scelta migliore, la sola possibile, ma che si può fare. Anzi, si deve.

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