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Amélie e la sindrome della crocerossina

Noi diciamo basta allo stereotipo che questo film ha creato e rivendichiamo il possesso di noi stesse a noi stesse. Vogliamo essere vere, vivere appieno, incontrare uomini con cui costruire insieme, avere e uscire con amiche ed essere anche un po' umanamente, ma meravigliosamente egoiste ed imperfette.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Camera con vista”

Può l’amore incondizionato per l’umanità essere considerato la forma più alta di altruismo? Il desiderio di compiacere gli altri prima che noi stesse davvero ci rende realizzate e piene, facendoci annullare qualsiasi velleità e desiderio?

Veramente abbiamo bisogno di essere indispensabili per qualcuno pur di non sentirci abbandonate e in balìa di noi stesse? Domande di questo tenore potrebbero continuare all’infinito, ma, chiaramente, la risposta per tutte è un categorico no, anche perché siamo fermamente convinte che prodigarsi e “annullarsi” per un’altra persona sia la più grande forma di egoismo nonché una vile, benché umana, forma di ricatto sentimentale che non ci porta da nessuna parte.

Eppure molte di noi, nella vita, hanno attraversato quella fase da crocerossina attraverso la quale siamo state convinte di salvare tutto e tutti, tranne noi stesse. Alcune crocerossine lo sono rimaste, mentre altre hanno compreso a proprie spese che non funziona così, che una vita non può ruotare intorno a un’altra, che quello non è neppure amore, ma un modo per colmare un vuoto dentro.

Un po’ come Amèlie, la protagonista del film di Jean-Pierre Jenuet, interpretata da Audrey Tautou, che nel corso degli anni è diventata l’icona della principessa dei giorni nostri, che regala a tutti sorrisi e bontà, senza pretendere nulla per se stessa.

Come ben analizzato da Silvia Torre nel suo articolo su The Vision, Amèlie ha davvero rovinato una generazione intera di ragazze, annullando in poco più di due ore di visione anni e anni di lotta per le pari opportunità sotto ogni punto di vista.

Eppure quando il film è uscito, nel lontano 2002, ha riscosso molto successo e lo sguardo dolce e ingenuo della nostra eroina ha fatto impazzire milioni di persone, donne e uomini, facendo vivere a tutti un sogno a occhi aperti.

Non vi nascondiamo che, all’epoca anche noi siamo rimaste vittime del fascino delle atmosfere francesi che permeano tutta la narrazione e della perenne visione irrealistica in cui viveva e voleva vivere Amèlie. Siamo state trascinate in una favola moderna, siamo tornate tutte un po’ bambine, abbiamo ricordato quando gli adulti ci raccontavano di principesse, principi e storie a lieto fine; e forse in quel momento avevamo bisogno di questo.

Peccato, però, che nessuno, allora come oggi, ci abbia mai detto come stessero realmente le cose:

ossia che i principi azzurri non esistono, esistono uomini veri con pregi e difetti come lo siamo noi e che, no, questa non è una sfiga, ma in ciò sta la bellezza;

che desiderare è lecito e dovuto e non c’è bisogno di essere perfette e amorevoli se poi manca il rispetto per sé e per le proprie aspirazioni;

che se si vogliono ottenere dei risultati nella vita, bisogna impegnarsi;

che avere ambizioni e passioni è fondamentale per la nostra esistenza e coltivarle non toglie nulla a chi ci sta intorno, anzi arricchisce tutta la nostra rete di affetti;

che essere baciate passivamente per farci tornare alla vita o svegliarci, può essere una violazione della nostra persona;

che le storie a lieto fine non esistono se prima non impostiamo “lieti inizi”;

che non possiamo salvare nessuno se prima non pensiamo a noi e ai nostri bisogni e che è meglio lasciare fare le crocerossine a chi sceglie di farlo come mestiere per guadagnarsi il pane, invece di gettare alle ortiche noi e la nostra esistenza per qualcuno che non ci merita.

Rivedere il film dopo 17 anni ci ha fatto uscire da una trance emotiva ed eterea che ci ha letteralmente obnubilato la mente per molto tempo e ci ha chiarito quel fastidio sotterraneo, quasi fosse un prurito dell’anima, che provavamo quando sentivamo parlare de “Il Fantastico mondo di Amèlie” e delle prodezze della sua protagonista.

Nulla da dire sull’interpretazione di Audrey Tautou e sulla sua struggente bellezza, ma noi diciamo basta allo stereotipo che questo film ha creato e rivendichiamo il possesso di noi stesse a noi stesse. Vogliamo essere vere, vivere appieno, incontrare uomini con cui costruire insieme, avere e uscire con amiche ed essere anche un po’ umanamente, ma meravigliosamente egoiste ed imperfette.

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