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La Favorita: non parliamo solo di solidarietà e rivalità femminili

"Le protagoniste sono esseri umani, si diceva, non solo donne: in questo film smettono gli stereotipi femminili antichi e moderni e hanno finalmente una caratterizzazione che va al di là della loro appartenenza di genere".
Questo contenuto fa parte della rubrica “Camera con vista”

Qualcuno ci ha visto un film di lotta tra donne e sulla rivalità femminile, forse con qualche compiacimento di troppo rispetto al solito stereotipo delle donne nemiche delle altre donne.

In realtà, La Favorita è molto di più, tant’è vero che l’ultima maestosa opera di Yorgos Lanthimos, ambientata nel XVIII secolo, ha già accantonato il Gran Premio della Giuria alla 75sima Mostra del Cinema di Venezia con la Coppa Volpi, il Golden Globe 2019 per la magistrale interpretazione di Olivia Colman come miglior attrice protagonista e ben 7 premi ai BAFTA 2019, tra cui spiccano i riconoscimenti come miglior attrice protagonista e miglior non protagonista alle attrici Olivia Colman e Rachel Weisz (ma anche: miglior sceneggiatura originale, Deborah Davis; miglior scenografia, Alice Felton; migliori costumi, Sandy Powell; miglior trucco, Anna Kießer; e miglior film britannico).

Il nucleo di tutta la narrazione è incentrato sulle tre protagoniste e la loro lotta quotidiana per sopravvivere al meglio nel viperaio della corte inglese. Perno di tutto è la Regina Anna, donna fragile, volubile, capricciosa e malata: una bambina dal punto di vista sentimentale, che vuole sempre stare al centro dell’attenzione, non solo in virtù del suo ruolo ma anche e soprattutto per il senso di solitudine e di vuoto che la attanaglia.

È una femmina mai esplosa che non è riuscita a diventare madre e che ha riversato tutto il proprio amore sui 17 conigli (tanti quanti i figli persi) che tiene accanto al letto e per i quali pretende la medesima devozione e rispetto richiesto per sé e dato a loro. A questo si aggiungono le conseguenze della gotta di cui è affetta e che la costringono spesso all’immobilità.

Accanto a lei e in una crescente lotta senza esclusioni di colpi le due contendenti al ruolo di favorita, Lady Sarah Churchill ed Lady Abigailm Masham: mora l’una e bionda l’altra; spigolosa, diretta, algida la prima; adulatrice, magnetica e fastidiosamente acqua cheta la seconda. Due tipologie di donne completamente differenti tra loro, ma entrambe accomunate da quell’umana esigenza di emergere a ogni costo e di mantenere una posizione di tranquillità nelle migliori condizioni possibili.

Quasi inevitabile – nonostante i momenti di geniale cattiveria tra le due – finire per prendere le parti di una delle pretendenti ed eleggere la propria personale favorita: non per maggior bravura di una sull’altra; ma per la capacità di entrambe di aver suscitato in noi una rosa di emozioni talmente contrastanti da immedesimarci totalmente nelle vicende della prima e farci odiare la seconda.

Fatto sta che, evidentemente, il tifo è stato tutto per la mora Lady Sarah Churchill, favorita numero uno e molto di più: amica di una vita intera, consigliera politica, amante, testa e braccio della sovrana. Benché non lasci troppo spazio a salamelecchi e adulazioni di vario genere e men che meno a buonismi di sorta, il personaggio interpretato da Rachel Weizs è un carattere “positivo”: nel suo essere senza fronzoli e schietta è sempre coerente con se stessa. Non si nasconde dietro a quello che non è, l’intelligenza è la sua dote primaria, è l’unica che si permette di chiamare la regina per nome e di rimproverarla perché si è truccata come “un tasso” e per questo è impresentabile in pubblico; un po’ come se fosse l’amica sincera che ci dice sempre quello che pensa anche a costo di ferirci.

Anche le migliori, però, inciampano su stesse e certe cadute possono rivelarsi davvero rovinose: questo accade quando a corte arriva la bella e, apparentemente sottomessa, Abigail Masham, sua lontana cugina caduta in disgrazia, sopravvissuta a violenze e soprusi e accolta a corte in qualità di sua domestica personale. L’avvenente serva le fa ombra, studia le sue mosse, ruba con gli occhi e con le orecchie i suoi disegni politici per poi rivendersi alla concorrenza, carpisce i suoi segreti più intimi e sancisce, così, la sua abile scalata al potere a discapito della sua padrona.

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Con un atteggiamento totalmente sommesso e falsamente amorevole, esattamente quello contrario di Sarah, inizia a corteggiare la regina in modo esplicito, sempre più bisognosa di attenzioni e di affetto: si insinua nel letto della sovrana per soddisfare le sue voglie frequenti e lì vi resta come unica prescelta.

Da questo momento Abigail Masham non guarda più in faccia a nessuno, uomo o donna che sia, pur di mantenere intatta la propria posizione e vi riesce, ma l’astuzia e l’abilità di arrampicatrice sociale, mischiate sempre a un dolce e falso sorriso di circostanza, non potranno mai ricreare il rapporto realmente intimo che Anna aveva con Sarah e che confineranno per sempre la nuova favorita nel ruolo di serva di chi l’ha fatta emergere.

Insomma, ne esce una sorta di avvertimento alle “gatte morte”, come a dire che, nella vita, non bastano le bassezze e le astuzie, in assenza di intelligenza e lungimiranza: è necessaria la sostanza e non solo la forma.

La narrazione del film si poggia letteralmente sulla bravura delle tre donne e su una coralità di personaggi che completano e arricchiscono il tutto come se ci trovassimo dinanzi a un’opera lirica: stacco ben visibile e immediatamente intuibile anche grazie alla tecnica di regia utilizzata che alterna inquadrature grandangolari con la tecnica del fish-eye a primi piani ben definiti su volti, sguardi, variazioni umorali e aspirazioni delle tre donne, capaci di esplorare e di raffigurare una rosa completa di sentimenti che vanno dal dolore più intimo, all’ironia più pungente fino alla cattiveria più fredda, stati d’animo tipici e naturali dell’essere umano.
Essere umano, si diceva, non solo donne: che in questo film smettono gli stereotipi femminili antichi e moderni e hanno finalmente una caratterizzazione che va al di là della loro appartenenza di genere.

Il film agli Oscar 2019 ha ottenuto ben 10 nomination, tra cui quella che vedeva rivali, ironia della sorte, Rachel Weisz (Lady Sarah Churchill) e Emma Stone (Lady Abigail Masham) come migliori attrici non protagoniste e ha vinto la statuetta come miglior attrice protagonista per Olivia Colman.

A questo link il trailer ufficiale de La Favorita

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