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Se Cristiano Ronaldo fosse giudice di X Factor e Asia Argento giocasse nella Juve

Il punto non è assolvere o condannare Cristiano Ronaldo, non è questa la sede, ma la diversità di trattamento.

Cosa sarebbe successo se Asia Argento fosse stata la punta della Juventus e Cristiano Ronaldo uno dei giudici di X Factor?

Posto che il paradosso non si pone, perché in Italia un fenomeno del calcio femmina sarebbe semplicemente ignoto o ignorato dal grande pubblico dei tifosi, ammetto che questo post di Fabio Ronfi dà da pensare:

Pur senza nutrire particolare simpatia per Asia Argento, mi sono trovata almeno due volte a scrivere in sua difesa: per gli insulti vigliacchi e inaccettabili che le sono stati rivolti relativamente alla morte del compagno Anthony Bourdain e, prima ancora, in relazione al #MeToo, durante le olimpiadi nazionali di lapidazione dell’Argento per la denuncia tardiva di stupro.

Faticai al tempo, come in molti, a non cadere nel tranello della logica facile – e aggiungerei sbagliata e a favore del colpevole – del se denunci dopo 20 anni è perché o ti è piaciuto, o ti piaceva, o ne hai tratto vantaggio”. Il perché sia sbagliata e perversa lo scrissi in questo pezzo allora e non serve ripetersi:

Non scrissi sull’Asia Argento “stupratrice”, secondo le accuse di Jimmy Bennett, poi, per due motivi:

  1. la necessità di capire come si sono svolti davvero i fatti (perché i processi si fanno in tribunale, non con le opinioni personali sui social) e, quindi, nel rispetto della presunta innocenza di Asia Argento fino a prova contraria;
  2. il diritto di Jimmy Bennett, così come per Asia Argento prima di lui, di essere riconosciuto e ascoltato come vittima, fino a prova contraria, e non umiliato e massacrato da un pregiudizio di “furbizia e manipolazione della realtà”.

Ma se il silenzio sulla questione Jimmy Bennet e Asia Argento merita ancora di essere rispettato, credo che la questione CR7 riapra una questione.

Se la vittima avrebbe il diritto inalienabile di essere tutelata in quanto vittima, fino a prova contraria, soprattutto rispetto ai tribunali mediatici di chi, a simpatia personale o guardando due foto su Instagram ha l’arroganza di aver capito chi sei e se sei stata stuprato/a o se ci stai marciando sopra; che trattamento spetta, fuori dai tribunali, al presunto colpevole?

Ridley Scott ha rigirato alla velocità della luce le scene di Tutti i soldi del mondo (2017) già recitate da Kevin Spacey con Christopher Plummer, ancora prima di avere il tempo di capire la verità sulle accuse rivolte al primo attore, estromesso senza possibilità di appello da Hollywood.

Quando in Italia è scoppiato lo scandalo Fausto Brizzi, la Warner Bros ha cancellato, fregandosene del diritto d’autore, la firma del regista dal trailer del film Poveri ma ricchissimi (Brizzi è stato poi scagionato perché, secondo il pm, “Il fatto non sussiste”: ma il Brizzi innocente, come prevedibile, non ha avuto la stessa forza mediatica del Brizzi mostro).

Asia Argento è stata rimpiazzata dal collega Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale) in corso d’opera del talent, nonostante il mirabile lavoro fatto come giudice di X Factor, la stima del pubblico e dei suoi colleghi, per le accuse di Jimmy Bennet.

Cristiano Ronaldo, il mitico CR7 pagato 100 milioni dalla Juventus (e stipendiato a 90 milioni di euro e bonus vari per i prossimi 4 anni), non solo è ancora lì, ma si becca una copertina di Tuttosport che ha caratteri cubitali avverte:

Giù le mani da CR7

E un articolo di Vittorio Feltri che è un insulto, prima che alle donne, agli uomini e un’ode al populismo da Bar Sport, dal titolo Giù le grinfie da Ronaldo. È uno scandalo fasullo.
Niente copertine per Asia Argento? 

Eppure anche lui ha pagato il silenzio della donna che ora lo accusa di stupro, allo stesso modo di quanto avrebbe fatto Asia Argento con Jimmy Bennett; a differenza dell’attrice, nel caso di Cristiano Ronaldo c’è anche una denuncia di stupro depositata al tempo e un referto dell’ospedale che ha visitato la donna più una ricostruzione dei fatti ancora molto lacunosa ma ricca di possibili scenari e complotti.

Attenzione: il punto non è assolvere o condannare Cristiano Ronaldo, non è questa la sede, ma la diversità di trattamento.

Che sia corretta la tesi, sollevata in questo articolo di Wired?

… non stupisce che la Vecchia Signora voglia difendere con le unghie e con i denti (i soldi, ndr), soprattutto ora che gli sponsor, almeno quelli personali del campione, iniziano a traballare.
Se infatti l’italiana Yamamay, per cui Ronaldo posa in slip, parla di “vicenda inverosimile che si sgonfierà” e non ha intenzione di “modificare il piano d’investimento”, Nike si dice “preoccupata dalla situazione” e la Electronic Arts, tra i principali produttori di videogiochi per console, ha già eliminato le immagini del campione dalla pagina ufficiale degli EA Sports, Fifa 2019 compresa, spiegando di voler “monitorare la situazione”.

Cristiano Ronaldo crollerà, insieme alle azioni della società dopo lo scandalo, quando e se tutti gli sponsor lo abbandoneranno o basterà, a salvarlo, il supporto degli adepti alla religione maschilista del calcio, che se ne frega delle calciatrici di talento, non vuole mogli e fidanzate in curva ultra e crede in una repubblica fondata, non sul lavoro, ma sul diritto del fischio d’inizio sempre e comunque, anche quando l’Italia tutta si ferma di fronte alla tragedia del ponte di Genova, ma la prima giornata di campionato no?

Cosa sarebbe successo se Asia Argento fosse stata la punta della Juventus e Cristiano Ronaldo uno dei giudici di X Factor?
Ma forse qui, Brizzi e Spacey insegnano, non è questione di sessismo, ma di soldi.

E tutto sommato il dubbio è che se vali l’indotto (ben oltre l’investimento dei 200 milioni – si veda l’analisi del Sole24Ore) di Cristiano Ronaldo allora sei un po’ meno colpevole a priori.

Diversamente sei carne da macello, sacrificabile al puritanesimo del momento, che non mira a comprendere dove sia il vero colpevole, ma a fare esecuzioni nelle piazze mediatiche e pulirsi così la facciata di quello che continua a succedere, a Hollywood, in tv, nel calcio e, più in generale, ai vertici: dove il sesso è ancora merce di scambio, una questione di potere e arrivare spesso non è una questione di meritocrazia.

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