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Porn Instagram per minorenni: scambi di foto hot in cambio di buoni

Foto hot in cambio di buoni regalo: è la nuova, pericolosa rete di scambio tra i giovanissimi (ma non solo) che scorre su Instagram.

Il ruolo assunto dai social sulle nostre vite viene via via sempre più rimarcato dagli esperti di sociologia, e non sempre con connotazioni positive; l’ossessivo attaccamento ai vari Facebook, Instagram e via dicendo può infatti ripercuotersi negativamente sul modo di vivere di chiunque, ma certamente la potenziale pericolosità degli strumenti forniti dal Web, se male utilizzati, aumenta se si parla dei più giovani. Insomma, se gli adulti non sono immuni dai rischi connessi alla sempre più forte dipendenza da social, ancora più in bilico sono gli adolescenti, che proprio in Rete sperano spesso di trovare quell’accettazione sociale che molte volte, al di fuori della realtà virtuale, non riescono a trovare.

Si fa presto a comprendere perché i medici auspichino la lontananza dei più piccoli dai dispositivi tecnologici, che dovrebbero essere maneggiati solo dopo una certa età, e con una certa consapevolezza; e, allo stesso modo, sono anche condivisibili le preoccupazioni di chi vorrebbe gli adolescenti meno dipendenti dai social e più attenti a sviluppare relazioni sane e a formare la propria autostima al di là dello schermo di un computer o di un smartphone.

Cyber bullismo e sexting sono alcune delle nuove “piaghe” che, proprio attraverso i social, si propagano facilmente tra i più giovani, e, se nel 2017 ci si è domandati a lungo se il Blue Whale fosse solo un’altra delle tante fake news partorite da Internet o il sintomo più grave e inequivocabile di un insano rapporto dei ragazzi con i Web, un’inchiesta condotta dal Corriere ha portato alla luce un altro aspetto terribile all’interno delle vite vissute virtualmente dai teenagers.

Non nel Dark Web, ma su uno dei social network più popolari, Instagram: è lì che avviene il nuovo mercato nero degli scambi tra minorenni (e non solo), basato sull’invio di foto e video porno per ricevere buoni regalo o codici del valore di pochi euro. Materiale proibito ceduto per soli 5, 10, 20 euro, ottenuti sfruttando metodi di pagamento creati per altri scopi, come i buoni Amazon o PaySafe Card.

Il Corriere ha seguito per mesi profili e transazioni, e oggi, cambiando i nomi dei protagonisti per proteggere la loro privacy, il quadro che emerge dal reportage è amaro e scioccante.

Francesca, ad esempio, un solo post pubblicato e 3000 followers circa, scrive candidamente “Profilo hot! Video, foto, videochiamate in chat! In scambio per buoni Amazon o altri pagamenti”; assicura di essere maggiorenne, ma invia le foto di una quindicenne, tanto che sparisce quando le viene chiesto se è minorenne. È il modus operandi seguito da molte, come confermato da Martina, 14 anni: “Nelle foto che invio non c’è mai la mia faccia”. Lei si fa pagare in buoni Amazon, e ha il suo tariffario preciso: 5 euro per lei nuda ma con il seno coperto, 10 euro per il seno in vista, 20 euro per nudo integrale. “Ma il buono va mandato in privato su Instagram per non lasciare tracce”.

Molti followers ma pochi post condivisi; la scarsa attività pubblica sembra essere il fil rouge che lega questi profili.

Come funziona la transazione

Come avvengono le transazioni? Generalmente l’acquirente è tenuto a inviare la prova fotografica del buono Amazon o del codice Paysafecard, con gli elementi chiave, quindi il “fornitore” invia una prima foto ottenendo il buono o il codice leggibile, dopodiché spedisce il materiale.

Anche qua, però i “furbetti” non mancano, come ha spiegato Antonella, 16 anni: “I furbi che non vogliono pagare li smaschero subito. Gira la stessa foto del codice Paysafecard nascosto con il pennarello nero”.

Ci ha provato, ad esempio, Marco, che di anni ne ha solo 13 e, ha raccontato, dopo essere stato scoperto ha ricevuto una richiesta precisa: scambiare foto sue nude. “Volevano scatti soltanto delle mie parti basse. Qualcuna chiedeva anche la faccia”.

Se all’altro capo del computer ci fossero davvero solo ragazzine sue coetanee o poco più, ovviamente, non è dato sapersi con certezza; e questo, ovviamente, rappresenta un rischio non di poco conto.

Le transazioni avvengono nel servizio di messaggistica privata di Instagram, ma attraverso degli hashtag creati appositamente, o alcuni termini modificati con una dieresi ci si può rendere conto della quantità di materiale porno. In realtà, è sufficiente seguire alcune emoji, come la melanzana (che rappresenta l’organo sessuale maschile), la pesca (il fondoschiena), le goccine d’acqua (lo sperma) per interpretare il significato di alcuni messaggi.

La condanna di Amazon

Amazon, attraverso un suo portavoce, ha fatto sapere di condannare recisamente certe azioni.

Disapproviamo l’utilizzo improprio di buoni regalo – ha affermato il colosso dell’e-commerce – Inoltre collaboriamo con le forze dell’ordine ove rilevino violazioni di legge da parte degli utenti.

Anche Paysafe, nelle parole della sua vicepresidente responsabile per la comunicazione aziendale del gruppo, Kate Aldridge, ha espresso la propria disapprovazione, assicurando che

Paysafe controlla attentamente le attività commerciali prima di farle accedere alla sua piattaforma e alle diverse modalità di pagament. In aggiunta usiamo una tecnologia di monitoraggio per identificare le operazioni sospette: se qualcosa emerge blocchiamo l’account e lo notifichiamo alle autorità offrendo la massima collaborazione. Le transazioni illecite non sono tollerate.

Naturalmente, in realtà Amazon e Paysafe sono vittime di queste transazioni. Come lo è, per un certo verso, Instagram (di proprietà di Facebook e che a giugno ha toccato il miliardo di utenti), che in una nota ha affermato:

Su Instagram non è permesso condividere immagini o video espliciti altrui. Le persone possono segnalare il contenuto o l’account utilizzando gli strumenti a disposizione, in questo modo il team di revisori può agire velocemente per rimuoverli se violano le linee guida della community.

Più colpevole sembra, invece, quando si parla di messaggistica privata, dove la società afferma di non avere una risposta quando viene chiesto se sono effettuati controlli sui contenuti scambiati lì.

Il rischio, palpabile, di innescare un sistema di prostituzione allargando anche la rete della pedofilia via Internet è, ovviamente, sotto gli occhi di tutti.

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