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Altro che classici! Perché tailleur e tubini sono abiti per ragazze ribelli

Chi l'ha detto che tailleur e tubini sono abiti bon ton? I due intramontabili pezzi che ogni donna dovrebbe avere nel proprio guardaroba in realtà raccontano il processo di emancipazione femminile e di "ribellione", partita da Chanel e proseguita con tutte le più importanti maison di moda.

Altro che classici dal gusto bon ton, tubino nero e tailleur sono, nella moda, il vero simbolo delle ragazze ribelli!
Emblemi di una vera e propria “rivoluzione pacifica”, improntata a una sempre maggiore emancipazione femminile e compiutasi di pari passo con gli stravolgimenti culturali e storici del XX secolo, questi due capi hanno contribuito alla presa di distanza delle donne dagli stereotipi classici, che le volevano solo come angeli del focolare, aggraziate damine di compagnia o, in alternativa, sexy suppellettili per i loro partner maschili.

È stata una giovanissima Coco Chanel a sovvertire completamente i canoni imposti, anche nella moda, dalla società maschilista e patriarcale, liberando le donne dal giogo opprimente di corsetti, bustini e gonne ingombranti per vestirle sobriamente con la Petite Robe Noire (la definizione francese del classico tubino nero), giacche comode e persino con i pantaloni, nella versione più “trasgressiva” del tailleur, accompagnato solitamente da camicie eleganti da donna.

Dall’idea rivoluzionaria della divina Chanel, negli anni, moltissimi altri stilisti e maison di prestigio hanno reinterpretato questi due campi che, nel frattempo, sono diventati assolutamente i preferiti dalle donne di ogni generazione, acquisendo, non a caso, l’appellativo di evergreen.
Tanto che tubini eleganti e tailleur sono ancora capisaldi indiscussi che ogni donna deve assolutamente avere nel proprio guardaroba e oggi più che mai i brand si divertono a giocare con fantasie, colori e modelli, sdoganando ancora di più questi capi dall’impronta di “abiti delle grandi occasioni” per regalare loro una “nuova vita”, secondo mood all’occorrenza romantici, sportivo e casual.

Esprit, ad esempio, rivisita totalmente il tailleur tradizionale proponendolo con colori accesi e brillanti, dal rosa shocking al blu elettrico. L’abito “classico” diventa più “rebel” con le maniche turn-up, da rimboccare a tre quarti per un look ancora più informale e disinvolto.

Tre capi della nuova collezione Esprit 2018 (Fonte: www.espritshop.it)

In questo modo il classico tailleur diventa adatto a tutte le occasioni d’uso, tanto che le camicie eleganti da donna – perfette per chi cerca una mise più classica – possono essere facilmente sostituite da una T-shirt girocollo o con collo a V, in tinta unita o con maxi scritte, mentre ai tacchi si sostituiscono le comode sneaker. Insomma, si esce dall’ufficio, si levano le décolleté e si indossano le scarpe da ginnastica (o un mocassino o la classica Oxford da donna) per andare all’aperitivo con gli amici. O il contrario, secondo i gusti e le abitudini di ognuno.

Lo stesso vale per i tubini eleganti di Esprit, che abbandonano il classico nero per prendere colore, oppure, rimanendo sullo stile black, possono essere spezzati con giubbini in pelle, anche colorati.

Tubino in jersey e tubino con righe strutturate Esprit 2018 (Fonte: www.espritshop.it)

È così che i tubini eleganti e i tailleur, composti da giacca e gonna o pantalone, escono dagli armadi dei tempi che furono e continuano a essere, rinnovandosi, due must per i guardaroba delle donne di ogni epoca,  da quando, nei primi anni del ‘900, l’estro di Chanel diede un importante slancio al desiderio di emancipazione femminile, anche attraverso il look.

Storia del tubino, un classico intramontabile

Jackie Kennedy in un elegante tubino nero (Fonte: web)

Amato dalle dive, dalle first ladies, dalle principesse, che sia corto, lungo, formale o più “casual”, dritto oppure con le pieghe, il Little Black Dress, Petite Robe Noire o, in italiano, il tubino elegante è davvero un abito leggendario, capace di attraversare vari decenni della storia della moda riuscendo a evolversi senza mai stravolgersi.
Ripreso dai designer di tutto il mondo, nessuno escluso, il tubino è stato reinterpretato e adattato alla propria visione estetica. In fondo, al tubino elegante basta davvero poco, è sufficiente cambiare qualche accessorio per passare con disinvoltura e raffinatezza dal giorno alla sera, restando perfetto per ogni occasione.

Ma quando è nato il tubino?
Tutto è partito nel lontano 1926, quando Vogue, storica rivista di moda, pubblica l’immagine di un capo dell’emergente Gabrielle Coco Chanel. La stilista, allora non ancora icona dalla fama mondiale, si era ispirata alle divise delle domestiche, riprendendo la lunghezza fino al ginocchio, la linea semplice e netta, il colletto e i polsini bianchi, in contrasto con il total black dell’abito. Proprio attraverso questo capo Coco volle lanciare un messaggio di libertà ed emancipazione, liberando le donne da bustini e sottogonne per regalare loro un abito comodo e poco complicato.

Il modello disegnato da Chanel (Fonte: pinterest)

Negli anni ’30 si assiste a un ritorno verso linee meno rigide, ma più morbide e sinuose, mentre negli anni della guerra il tubino assunse una forma squadrata e minimale, con un taglio netto nelle spalle che gli conferivano un tocco quasi militare.

Nell’iconografia mondiale il tubino elegante è però quello indossato dalla magnifica Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany del 1961; il suo modello, realizzato da Hubert de Givenchy, consacra definitivamente i tubini eleganti come abiti passe-partout per le donne di tutto il mondo.

Audrey Hepburn magnifica in tubino Givenchy (Fonte: web)

Mentre la delicatezza di Yves Saint Laurent veste un’altra grande diva, Catherine Deneuve, con un tubino chic e allo stesso tempo moderno, con piccole borchie perfettamente simmetriche, segno che il gusto sta già cambiando e l’abito si sta già facendo più “aggressivo” e casual.

Catherine Deneuve in Yves Saint Laurent (Fonte: getty)

Ma, come abbiamo detto, nel corso degli anni praticamente ogni stilista, da Dior e Balenciaga, ha creato il proprio modello, differenziandolo per taglio, materiali e anche colori, fino alle sperimentazioni più estreme di Stephen Sprouse negli anni ’70 e ’80.

Tubino di Stephen Sprouse (Fonte:web)

Fino ad arrivare a oggi, quando il tubino si riappropria della sua “forma classica”, nella versione black, a cui però può essere aggiunto un cinturino finissimo, come nel modello proposto da Esprit.

Un tubino della collezione Esprit 2018 (Fonte: www.espritshop.it)

Il tailleur, il fascino della donna androgina ma raffinata

Attenzione, a differenza di quanto si possa pensare il tailleur ha una storia decisamente lunga alle spalle: il nome, anzitutto, deriva dal fatto che, per la particolarità del suo taglio rigoroso, non poteva che essere eseguito da un sarto da uomo, in francese, appunto, “tailleur“.

Il primo tailleur, composto da gonna e giacca, risale alle tenute da equitazione, ispirate all’abbigliamento maschile. Ma alle signore dell’alta società il modello piacque talmente tanto che scelsero di indossarlo anche per passeggiare o per partecipare agli eventi pubblici. La paternità del capo va a John Redfern, sarto di fiducia della regina Alessandra, moglie del re Edoardo VII del Regno Unito, che nel 1885 aveva dato una linea precisa al tailleur, da indossare solo nelle ore mattutine, e portato accentuando la mascolinità con accessori come il gilet e la cravatta. Fu soprattutto con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale che le donne iniziarono a portare più frequentemente giacca e gonna, vedendo ormai desueti gli abiti per andare in ufficio.

Ancora una volta, a rompere definitivamente gli schemi arriva Coco Chanel, che nel 1917 reinventa completamente il tailleur, realizzandolo in jersey, tessuto più morbido che favorisce la comodità, aderendo al corpo senza però sottolineare il punto vita: lo pensa insomma come una giacca maschile dotata di ampie tasche e gonna diritta sotto al ginocchio. Nel 1954 Coco riuscì a realizzare quello che oggi è il marchio di fabbrica della Maison Chanel, il tailleur in tweed, composto da tre pezzi: giacca-cardigan adornata con passamanerie, catene e bottoni dorati, gonna lunga fino al ginocchio e una camicia elegante da donna, con tessuto coordinato a quello interno del tailleur.

Tailleur in tweed Chanel (Fonte: United Press)

Anni dopo, nel 1947, Christian Dior immagina una figura femminile del tutto innovativa, che sfocia nel cosiddetto New Look, il cui capo iconico è senza dubbio il tailleur bar, oggi rielaborato da John Galliano.

Il tailleur bar di Dior (Fonte: web)

Già, ma quando arriva il tailleur con pantalone? In realtà, già dagli anni ’40 alcune dive come Marlene Dietrich iniziarono a portare i completi giacca e pantalone in pubblico, lanciando quello stile androgino che poi sarà uno dei più apprezzati dalle maison di moda; a portare sulla strada del successo il tailleur pantalone fu però Yves Saint Laurent , che nel 1966 realizzò l’iconico smoking da donna indossato da Penelope Tree e fotografato da Richard Avedon.

Penelope Tree in smoking Yves Saint Laurent (ph. Richard Avedon)

Da lì, ogni brand ha proposto il proprio modello di tailleur, rivisitando a modo proprio il gusto androgino esaltato al massimo, ad esempio, da figure come Diane Keaton in Io e Annie, del 1977.

Fonte: web

Se ancora oggi rimane uno dei capi iconici per eccellenza del guardaroba femminile, capace di dare un’aria di serietà senza però risultare troppo formale, soprattutto se spezzato con accessori dal gusto più rock, il tailleur è un must intramontabile con cui le donne sanno di andare sempre sul sicuro.

Anche nelle sue versioni più sportive, come in questo completo in bouclé, firmato da Esprit, con cappuccio, per un look iper femminile, ma estremamente di rottura.

Collezione Esprit 2018 (Fonte: www.espritshop.it)

Insomma, pur con tutte le loro evoluzioni, una cosa è certa: tubini eleganti e tailleur sono destinati a rimanere nei guardaroba femminili ancora a lungo.

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