"Marilyn Manson è l'uomo che ha abusato di me". La confessione di Evan Rachel Wood

Evan Rachel Wood non ha mai avuto paura di nulla: neppure di parlare pubblicamente dei due abusi sessuali subiti in gioventù, o dell'autolesionismo. E oggi confessa il nome dell'uomo che l'ha abusata: Marilyn Manson.

*** Aggiornamento ***

Lo sceriffo della contea di Los Angeles ha fatto sapere di aver aperto un fascicolo su Brian Warner, in arte Marilyn Manson, dopo le accuse della ex compagna Evan Rachel Wood, secondo cui il cantante l’avrebbe abusata ripetutamente per anni, cominciando quando era ancora un’adolescente. In particolare le autorità starebbero indagando su episodi avvenuti tra il 2009 e 2011, quando il cantante viveva a West West Hollywood.

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In pubblico appare come una giovane donna forte, determinata, capace di interpretare ruoli anche piuttosto fuori dall’ordinario, una cintura nera di Tae Kwon Do con una vita sentimentale piuttosto tormentata e nessun problema a esporsi, anche sulla propria sessualità; eppure, nel passato di Evan Rachel Wood ci sono ferite profonde, che parlano di una depressione affrontata da giovanissima e di abusi fisici e psicologici subiti da un ex compagno, che l’hanno spinta anche all’autolesionismo.

Oggi quell’uomo ha un nome e un cognome, peraltro celebri, ed è lei stessa a farli, in un post Instagram.

Il nome dell’uomo che ha abusato di me è Brian Warner, più noto a tutti come Marilyn Manson – si legge nel post – Ha iniziato ad adescarmi quando ero adolescente e ha orribilmente abusato di me per anni. Mi ha fatto il lavaggio del cervello, mi ha manipolata per sottomettermi. Sono stanca di vivere con la paura di ritorsioni, calunnie o ricatti. Sono qui per accusare quest’uomo pericoloso e quelli che gli hanno permesso di fare ciò che ha fatto, prima che possa rovinare altre vite. Sono dalla parte delle vittime che non vogliono più restare in silenzio.

Per confermare le sue parole, la Wood nelle sue storie ha ripostato tweet, post e video di altre persone che accusano Warner di essere un violento, fra cui Rose McGowan, storica accusatrice di Harvey Weinstein ed ex, come Evan Rachel, di Marilyn Manson.

Wood è stata legata, per due volte, alla controversa rockstar, prima nel 2007 e poi dal 2008 al 2010, comparendo anche nel suo videoclip Heart Shaped Glasses; poi ha avuto una relazione, interrotta e ripresa, con l’attore Jamie Bell (l’interprete di Billy Elliot, per capirci), conosciuto nel 2005 sul set del videoclip dei Green Day Wake me up when September ends, poi lasciato, poi ritrovato nel 2011, da cui ha avuto un figlio, prima della definitiva separazione, nel 2014.

Oggi, come un fulmine a ciel sereno, arriva un’accusa diretta all’uomo che, secondo lei, l’avrebbe manipolata e abusata sia dal punto di vista psicologico che da quello fisico.

Marilyn Manson ha già replicato alle accuse, affidandosi anche lui ai social.

Ovviamente la mia vita e la mia arte hanno attirato controversie, ma le voci recenti su di me sono un’orribile distorsione della realtà. Le mie relazioni intime sono sempre state consensuali, con partner consapevoli. Indipendentemente da come – o perché – altri adesso stiano cercando di trasfigurare il passato, questa è la verità.

Tuttavia, sembra che al momento ci siano altre cinque donne, oltre a Wood, che stanno dipingendo un ritratto non proprio edificante del musicista.

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A Evan Rachel Wood non è mai mancato il coraggio di parlare del proprio passato; lo aveva già fatto nel novembre del 2016, quando, molto candidamente, dichiarò:

Ho subito abusi fisici, psichici e sessuali.

Lo scrisse in una lettera aperta inviata al giornalista Alex Morris, in occasione di un’intervista con la celebre rivista Rolling Stones, riportata integralmente all’epoca anche sul suo account Twitter, che oggi è stato cancellato, e che riportiamo integralmente:

Penso che viviamo in una società dove non possiamo tacere troppo a lungo, e io certamente non posso.

Scrive Evan nella lettera, prima di descrivere le due esperienze terribili che l’hanno vista protagonista. L’attrice, infatti, ha dichiarato di essere stata abusata prima dal fidanzato dell’epoca, e in un’altra occasione dal proprietario di un bar. In entrambi i casi, a lungo si è domandata se la colpa non fosse sua.

La prima volta non capivo se, essendo stato compiuto da un partner, potessi parlare comunque di stupro, fino a quando non è stato troppo tardi. E la seconda volta ho pensato che fosse colpa mia, che avrei dovuto lottare di più. Ma ero spaventata.

Il suo carattere forte e per nulla portato al vittimismo l’hanno convinta a tacere per tutti questi anni, perché

Non volevo attirare l’attenzione, o farne una questione di stato, o sentirmi dire ‘Non è stato davvero uno stupro’.

Ma poi, alla fine, dopo tanto tempo, Evan si è decisa a parlarne, a raccontare quei drammatici episodi del proprio passato, soprattutto perché, non lo vuole negare, le ripercussioni psicologiche dovute alle due violenze subite sono notevoli anche ora, a distanza di anni.

So perfettamente che in nessuno dei due casi fu colpa mia. Accadde tutto molto tempo prima che tentassi il suicidio, ma sono sicura che quei due episodi furono una delle cause che mi spinsero in quella situazione.

Evan non ha nessuna voglia di fingere che “tutto vada bene”, che abbia superato la cosa.

Sono ancora in piedi. Sono viva. Sono felice. Sono forte. Ma non sto ancora bene. Bisogna ricordare che il dramma di pochi minuti si può trasformare in una lotta con se stessi che dura una vita intera. […] Non è che sia una cosa che insuperabile: è che non sei più la stessa, o forse ancora non sei riuscita ancora a tornare a essere la stessa.

Il suo, quindi, vuole essere un messaggio di conforto e di vicinanza a tutte le donne vittime di violenza, che spesso vivono nel silenzio perché troppo imbarazzate per parlare di quel che hanno subito.

Io mi rifiuto di vergognarmi. Dobbiamo parlarne, perché è qualcosa che di solito viene nascosto sotto il tappeto come se non fosse un grande problema. Mi rifiuto di accettare che sia una cosa “normale”. Invece è un problema reale.

Come se non bastasse, nel gennaio 2019 l’attrice ha usato di nuovo Twitter per postare le foto in cui si vedono le ferite autoinflitte per sfuggire agli abusi domestici di un ex compagno (ignoto).

Il giorno in cui ho scattato le seguenti foto, ero davvero indebolita da questa relazione malata – ha scritto Evan in uno dei tweet in cui ha mostrato le ferite autoinferte – Ero pallida, gravemente depressa e riuscivo a malapena a reggermi in piedi. Sono scoppiata a piangere e mi hanno mandata a casa.

Dopo due anni in quella relazione, ho iniziato a infliggermi delle ferite da sola. Quando lui mi minacciava o mi attaccava, mi tagliavo le vene sui polsi per farlo desistere. Così riuscivo a fermare gli abusi temporaneamente. A quel punto volevo interrompere quelle violenze ma allo stesso tempo avevo il terrore di andarmene da lì.

Oggi il carnefice, per Wood, ha un nome preciso. Vedremo come si evolverà la situazione tra i due.

Articolo originale pubblicato il 5 Settembre 2019

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