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Perché in Giappone molti ragazzi si suicidano il 1° settembre

Ogni anno in Giappone il 1° settembre si registrano moltissimi casi di suicidio fra i giovanissimi. Perché scelgono proprio questa data?
Fonte: web

Il pensiero del ritorno a scuola può certamente essere fonte di ansia, e di tristezza, per molti dei nostri ragazzi, soprattutto alla luce del fatto che dopo tre mesi di vacanza riprendere con libri, compiti in classe e interminabili ore di lezione può essere particolarmente difficoltoso.

Nessuno di loro, però, vive il rientro sui banchi come qualcosa di talmente drammatico e negativo da pensare addirittura di potersi… togliere la vita.

Cosa che invece, per quanto possa sembrare assurda, accade non raramente in Giappone, dove è stato attestato che il 1° di settembre sia il giorno prescelto da moltissimi studenti proprio per suicidarsi, e che si registri un tasso di suicidi fra i teenagers molto più alto che in qualsiasi altro giorno dell’anno.

Impossibile che libri e interrogazioni possano avere un effetto tanto devastante sulla psiche degli studenti, e in effetti il vero responsabile del gesto estremo scelto da così tanti giovani è soprattutto il contesto che circonda l’ambiente scolastico, spaventosamente intriso di bullismo e discriminazione.

Nel paese è infatti estremamente radicata la cultura del bullismo, talvolta persino tollerata dalle autorità scolastiche giapponesi, e che, secondo il quotidiano Japan Times, spesso assume i contorni di una vera e propria violenza di gruppo, e non è quindi un evento limitato.
Sebbene dal 2003 il numero complessivo di suicidi sia costantemente diminuito nel Sol Levante, il numero dei giovani al di sotto dei 18 anni che scelgono di togliersi la vita è rimasto stabile, e buona parte della responsabilità è da attribuire proprio all’ambientamento scolastico; secondo un libro bianco del governo giapponese, che esamina i dati dal 1975 al 2015, riporta TPI, è proprio la depressione dovuta al ritorno tra i banchi di scuola il motivo della tragica coincidenza di date che spinge i giovani a scegliere proprio il 1° settembre per togliersi la vita, e la problematica è talmente diffusa che esiste una parola apposita nella lingua giapponese per descriverla, futoko, che significa letteralmente “chi non riesce ad andare a scuola”.

Il picco di suicidi il 1° settembre (Fonte: TPI)

Inoltre, anche l’ampia copertura mediatica data ai suicidi giovanili non è di grande aiuto per quei ragazzi che stanno attraversando situazioni personali delicate e problemi psicologici, perché sapere che il fenomeno è così diffuso, come ha spiegato Vickie Skorji, direttore di TELL Lifeline, in un servizio anti-suicidio giapponese, costruisce un’associazione nella mente delle persone deboli, convincendole che quella del suicidio sia una soluzione accettabile e sia un buon momento per togliersi la vita.
Proprio per questo motivo, il governo di Tokyo, supportato anche da associazioni e social network, ha deciso di correre ai ripari per limitare i danni provocati da bullismo e discriminazione nelle mura scolastiche e al di fuori; anzitutto, ha recentemente modificato la legge contro il bullismo scolastico approvata nel 2013, prevedendo provvedimenti disciplinari per chi si macchia di episodi di discriminazione in base all’identità di genere e all’orientamento sessuale. La nuova norma stabilisce anche punizioni severe per i professori e i dirigenti scolastici che non intervengono in presenza di fenomeni di bullismo segnalati da studenti o genitori. Una relazione di Human Rights Watch del 2016 ha infatti rivelato come gli studenti giapponesi appartenenti alla comunità LGBT subiscono discriminazioni ed episodi di bullismo sia da parte degli altri studenti che, incredibilmente, del personale scolastico.

Un’organizzazione chiamata School Guardian ha invece proposto di sfruttare i social per aiutare le potenziali vittime di suicidio, lanciando un’app pensata proprio per gli studenti che subiscono episodi di bullismo e di cyber-bullismo, che permetterebbe loro di inviare l’immagine di una schermata del computer o dello smartphone per segnalare un episodio di bullismo. La misura è già stata approvata dalla prefettura di Kumamoto, nell’isola di Kyushu, nel sud del Giappone, che ha deciso di sperimentarla in tre scuole del distretto.

Anche la televisione non è però rimasta indifferente al problema, tanto che il canale televisivo pubblico NHK ha lanciato una campagna su Twitter, chiamata “la notte del 31 agosto”, e il famoso personaggio televisivo Naoki Ogi ha invitato gli adolescenti a non tornare tra i banchi di scuola piuttosto che togliersi la vita, se questa non viene considerata un ambiente sicuro. Anche lo zoo di Ueno, a Tokyo, e una biblioteca della città costiera di Kamakura hanno voluto dare il proprio appoggio alla campagna promossa per limitare al minimo il numero dei suicidi, offrendo i propri locali come rifugio sicuro a tutti gli adolescenti che si sentono afflitti dal primo giorno di scuola, e non vogliono farvi ritorno.

Davvero incredibile pensare come un luogo che dovrebbe essere di socializzazione e comunicazione possa trasformarsi in un incubo talmente insopportabile da spingere i giovanissimi al gesto più estremo immaginabile. Chi commette episodi di bullismo non si rende conto del male che può causare, fisicamente e psicologicamente, alle proprie vittime, e spesso non se ne rendono conto neppure i genitori. Eppure le conseguenze devastanti, dati alla mano, sono sotto gli occhi di tutti.