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Quando Reeva scrisse a Pistorius: "A volte mi fai paura" e quelle parole di lui

Dopo cinque anni resta ancora un mistero la morte di Reeva Steenkamp, uccisa dal fidanzato Oscar Pistorius, condannato a 13 anni. Fu omicidio volontario o incidente? Intanto, lei scriveva all'ex atleta paralimpico "Mi fai paura"

La teoria dell’omicidio premeditato, la difesa basata sull’accidentalità del fatto, le parole della signora June e quei messaggi che esprimevano chiaramente il timore e la paura. A più di cinque anni dalla morte di Reeva Steenkamp il mistero avvolge ancora quella drammatica notte di San Valentino del 2013, quando il fidanzato, l’atleta paralimpico Oscar Pistorius, la uccise con quattro colpi di pistola nella casa in cui convivevano, a Pretoria.

Da allora, in realtà, di chiarezza sull’uccisione della bellissima modella sudafricana che il 19 agosto 2018 avrebbe compiuto 35 anni ne è stata fatta davvero poca, anche se Pistorius è stato riconosciuto colpevole e condannato, il 6 luglio 2016,  a 6 anni di carcere, salvo poi vedere la pena raddoppiata nel novembre 2017: 13 anni e cinque mesi di carcere è la nuova condanna stabilita dalla Corte di appello sudafricana di Bloemfontein.

Peraltro, l’Alta Corte Costituzionale  ha respinto l’istanza di appello presentata da Pistorius stesso dopo questa nuova decisione, motivando la scelta con il fatto che non si trattasse di una questione costituzionale.

Il fatto è che, fin dal principio, nessuno ha mai dubitato che il  responsabile dell’omicidio di Reeva fosse il compagno, che frequentava in realtà da poco, appena tre mesi, dato che proprio Pistorius stesso chiamò l’amico Justin Divaris subito dopo il crimine per confessargli ciò che aveva fatto, e ammise subito le sue colpe davanti alla polizia durante l’interrogatorio, il 14 febbraio. Quello che tuttora lascia perplessi e divide inquirenti e opinione pubblica è se si sia trattato davvero di una tragica fatalità, come Oscar sostiene, o se invece l’uccisione di Reeva non fosse stata premeditata, o comunque volontaria. Ed è proprio qui che entrano in gioco le parole di lui, ma anche quelle della madre della ragazza, e soprattutto quei messaggi che Reeva avrebbe inviato al fidanzato solo 20 giorni prima di morire.