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Diego Passoni si sposa con il suo compagno. Ma c'è ancora chi dice "Che schifo" (e peggio)

Diego Passoni, voce storica di Radio Deejay, sta per dire sì al compagno. Eppure c'è ancora qualcuno che definisce tutto questo "uno schifo".
Fonte: vanityfair

Ci siamo quasi.

Per Diego Passoni, storica voce di Radio Deejay e volto amatissimo dal pubblico non solo radiofonico (in molte ricorderanno la sua partecipazione a Pechino Express o la conduzione di Dance Dance Dance) il grande giorno è ormai alle porte: il prossimo 24 giugno 2017, infatti, il conduttore di Pinocchio potrà finalmente unirsi in matrimonio con Pier Mario Simula, suo compagno ormai da moltissimi anni, a Palazzo Reale, “proprio come farebbe qualsiasi altro abitante di Milano“, spiega lui.

Un’unione, la loro, resa possibile dall’approvazione e dalla conseguente entrata in vigore della legge Cirinnà, avvenuta nel maggio dello scorso anno, che ha aperto le porte alla celebrazione delle nozze, sia pur sul piano civile, anche per le coppie omosessuali.

In un’intervista rilasciata a Vanity Fair, Diego e Pier Mario parlano proprio della normativa che ha permesso di “regolarizzare” del tutto le relazioni anche fra persone dello stesso sesso, garantendo, fra le altre cose, la possibilità di ricevere la pensione di reversibilità, quella di avere in eredità i beni del compagno e di accedere in ospedale per assistere il proprio partner.

È un ottimo punto di inizio – dice Pier Mario, 37 anni, di professione comunicatore, che Diego ha incontrato per la prima volta nel 2008 – E il fatto che finora le unioni omosessuali siano state meno del previsto, è un buon segno. L’importante era che ognuno fosse libero di scegliere, non è una carnevalata.

Poi sottolinea l’importanza di questa legge soprattutto per i giovanissimi, e di quanto averla sarebbe stato fondamentale durante la sua adolescenza.

Credo che questa legge possa salvare molte vite. Io sono cresciuto circondato da persone amorevoli, ma ho sempre pensato a quanto la mia vita sarebbe stata diversa se non fosse stato così. Da preadolescente ti senti in colpa, ti senti l’unico. O perlomeno negli anni ’90, in Sardegna, per me è stato così. Una legge – anche se zoppa e non perfettamente paritaria – può far capire a un ragazzo di 12-13 anni che due persone dello stesso sesso possono stare insieme. Che ci si può amare legalmente. A me a 13 anni una legge così avrebbe fatto un gran bene.

Diego, invece, affronta un altro aspetto delicato, quello legato all’omofobia ancora estremamente diffusa.

Se ci fosse anche una legge contro l’omofobia, nessuno si sentirebbe più in diritto di dire qualsiasi brutta cosa quando vede due che si tengono per mano. Purtroppo, succede ancora.

E infatti. Ecco puntuali i commenti di disprezzo, proprio sotto la condivisione Facebook da parte di Vanity Fair dell’articolo intervista che li vede protagonisti, fra i molti commenti di auguri e congratulazioni, ce ne sono anche diversi dichiaratamente offensivi, come questi.

Incredibile come il pregiudizio e l’intolleranza serpeggino ancora in una società che si definisce “civile” e pienamente rispettosa dei diritti inalienabili dell’uomo.

Ad ogni modo, Diego e Pier Mario non sembrano preoccuparsene più di tanto, e raccontano invece come sono arrivati alla decisione di sposarsi, dopo tanti anni di convivenza. Chi lo ha deciso?

Me lo ricordo bene – dice Diego – io, un anno fa. Ho organizzato una festa a sorpresa per il suo compleanno in un orto botanico e passeggiando tra le piante ci è venuta voglia di matrimonio. Così ci siamo detti: ‘Quando si potrà, lo facciamo?’. E abbiamo stilato la prima lista degli invitati. È rimasta quella.

Pier Mario ha ricevuto anche una romanticissima proposta di matrimonio da Diego!

Me l’ha chiesto in ginocchio lo scorso settembre, nel giorno del suo compleanno. Si è inginocchiato e ha rivolto verso di me l’anello. Ad assistere alla scena c’erano almeno 70 amici. Io sono scoppiato a piangere senza emettere un qualsiasi suono. Finché il pubblico ha urlato e sono stato costretto a dire ‘sì’.

Ma la vera cosa bella la dicono quando gli viene chiesto perché hanno deciso di sposarsi.

Abbiamo deciso di unirci perché un bel giorno ci siamo detti che abbiamo voglia di invecchiare insieme, di accettare i rispettivi difetti, abbiamo voglia di esserci – a parlare è Pier Mario.

Non dovrebbe essere questa la sola cosa veramente importante?
Non dovrebbero essere questi gli unici valori a fare la differenza tra un’unione bella e desiderabile e il suo opposto?
A prescindere dal resto.
Senza che un matrimonio gay diventi una bandiera da sventolare, ma un semplice diritto.
Diego, in due punti diversi dell’intervista, usa parole semplici e importanti per dirlo:

Ci uniamo per dire a tutti che c’è un progetto di vita

Perché se quello che si fa nell’intimità deve rimanere privato, voglio che sia pubblico il progetto di vita.

Tanta felicità, ragazzi.

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