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"Te lo ricordi...?": 17 indimenticabili spot TV degli anni '80 che ci hanno rubato il cuore

La nostalgia degli anni '80 torna ogni tanto a farsi sentire: quanti ricordi avevamo, e tra questi ricordi c'erano i nostri spot televisivi preferiti.
Spot TV anni 80 rubato cuore
Fonte: Web

Quanto ci mancano gli anni ’80! Anche se Giampaolo Morelli in “Dillo con parole mie” aveva visto le menti migliori della sua generazione distrutte da Candy Candy, parafrasando Allen Ginsberg, sono tante le cose di cui sentiamo la nostalgia di quegli anni. Giocattoli – perché sì, molte di noi erano piccine – merendine con relative sorprese, poster, serie televisive, cartoni animati e anche spot televisivi. Perché nel bene e nel male, gli anni ’80 sono stati quelli dello sdoganamento della TV commerciale, del momento in cui la televisione ha avanzato a tutti i livelli la sua funzione d’intrattenimento, dopo essere stata per oltre due decenni soprattutto educativa. Ma quali sono gli spot televisivi che ricordiamo maggiormente? Eccone alcuni.

Rubinetti Zucchetti


Un idraulico si dà da fare disperatamente in una stanza da bagno con tante perdite. Ma niente paura: ogni tubo dell’acqua ha un rubinetto perfetto.

Barilla


Uno spot pubblicitario che ancora conservava l’idea – possibile solo in Italia – di una famiglia unita. Una bimba faceva tardi, perdendo il pulmino scolastico e dovendo tornare a casa sotto la pioggia: sul suo cammino incontrava un gattino spaurito, portandoselo a casa. C’era però un fattore incredibile in quella pubblicità, almeno per l’epoca: il gattino veniva accolto a braccia aperte dagli adulti. Forse perché, per essere un gatto di strada era fin troppo pulito e nutrito?

Kodak


La Kodak lanciò una serie di spot che raccontavano la storia di un turista spaziale – un alieno con le fattezze di un attore partenopeo di recente rilanciato da Leonardo Pieraccioni – che voleva immortalare su carta Kodak i ricordi dei suoi viaggi interplanetari.

Pennelli Cinghiale


Per questo spot fu chiamato un caratterista che lavorava nelle produzioni di film comici nazionalpopolari, come quelli con Adriano Celentano. Il caratterista si aggirava per la città con un mega pennello sulle spalle, per dipingere una mega parete.

Morositas


Oggi uno spot del genere sarebbe impossibile, ma all’epoca non c’era ancora consapevolezza del sessismo negli spot pubblicitari: e così una caramella veniva sponsorizzata da una sensualissima e ovviamente morbida donna di colore in abiti succinti.

Ferrero Rocher


Forse uno degli spot più presi in giro da tutti: una nobildonna chiedeva l’impossibile al suo autista. Ma lui, che naturalmente non era l’ultimo degli sprovveduti, aveva la soluzione: dei cioccolatini. Che emergevano da un vano segreto dell’auto a ricordarci che anche i potenti possono amare qualcosa che è alla portata di tutti.

Levi’s


Negli anni ’80, la Levi’s puntò moltissimo sugli spot pubblicitari con colonne sonore mitiche e sui jeans 501. Che erano quei jeans che ognuna di noi aveva ereditato dai fratelli più grandi, perché erano indistruttibili, e pazienza se avevano un vano apposito per un particolare anatomico che noi non possedevamo. Ma restando in tema, il protagonista di questo video era un sex symbol dell’epoca per una parte dell’universo femminile, Nick Camen. Sì, perché in fondo noi femminucce ci dividevano in innamorate di Nick Camen e innamorate di Simon Le Bon. La canzone era la favolosa “I Heard It Though the Grapevine”.

Sip


Stavolta una star della televisione era protagonista del filmato. Massimo Lopez allungava la sua vita con una telefonata, mentre metteva in attesa, come ultimo desiderio, il plotone d’esecuzione.

Philadelphia


Altro spot molto canzonato: Kaori era una ragazza alla pari giapponese che perdeva la testa per il nostro formaggio spalmabile. A essere preso in giro era il suo tormentone, «poco poco».

Crystal Ball


Un gioco divertente, sebbene molto semplice, dopo qualche anno caduto nel dimenticatoio. Che piaceva alle mamme, perché non sporcava i mobili o i muri. Il jingle spiegava tutto.

Tabù


Ancora uno spot che oggi sarebbe impossibile: il video faceva riferimento al film “Hello Dolly” e ai minstrel show – quelli in cui gli attori si dipingevano il volto di nero e ritraevano tramite stereotipi gli afroamericani. Noi italiani prendemmo quel filmato per quello che era: un video animato molto bello con una divertente e orecchiabile jingle.

Coca Cola


Questo era il video di Natale della Coca Cola, seguito di un altro video famoso della multinazionale statunitense. Il video originale, elaborato da un pubblicitario della McCann-Erickson, era stato girato in Italia e chiamato «hilltop commercial». L’idea di base, che raccontava la comunanza di cuori tra i popoli del mondo, era venuta al pubblicitario durante un atterraggio di fortuna su una collina del centro Italia. E no, nonostante quello che si vede in “Mad Men”, quel pubblicitario non si chiamava Don Draper.

Sanpellegrino


Animazione e pellicola per l’aranciata Sanpellegrino, che aveva ingaggiato un bambino con i capelli rossi e una divertente R rotacizzata. I bimbi del video sono un chiaro omaggio moderno alle “Simpatiche canaglie”.

Sip


L’idea di due fidanzati adolescenti al telefono e un terzo incomodo che si aggiunge nell’equazione era il seguito di una storia inaugurata dalla Sip qualche anno prima per presentare e spiegare agli utenti la teleselezione. Gli spot della Sip erano all’epoca meramente informativi, perché non c’erano concorrenti.

Cornetto Algida


Romanticismo a go-go per il Cuore di Panna, in quegli anni peraltro oggetto di uno spudorato quando divertente product placement ne “I ragazzi della 3C”.

Tartufone Motta


Il panettone farcito andava talmente a ruba che al protagonista dello spot non restava neppure una fetta.

Control


Gli anni ’80 sono stati – ahinoi – gli anni in cui abbiamo scoperto l’AIDS, il virus dell’HIV e che i preservativi potevano e possono ancora oggi salvarci la vita, oltre a proteggerci da gravidanze indesiderate. Ma il sesso era ancora un tabù e la Control approntò questo video in cui per la prima volta si raccontava una grande verità: il preservativo non è una vergogna, ma un salvavita. Di fronte al rischio di malattie sessualmente trasmissibili non si deve fare i bacchettoni, ma essere realisti.

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