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Legge sui diritti dei figli naturali: nessuna distinzione tra figli e figliastri

Ieri a Roma l’Aula della Camera ha definitivamente detto “si” alla legge sui diritti dei figli Naturali, che prevede gli stessi diritti per tutti i bambini e la cancellazione nel codice civile del termine “Figliastro".

L‘Aula della Camera , con i suoi 366 voti a favore, ha approvato la proposta di legge sui figli naturali, che prevede la cancellazione di alcune discriminazioni che da sempre avevano creato una sorta di categoria di serie B in cui i bambini, nati fuori dal matrimonio venivano catalogati. La proposta di legge stabilisce che “la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di età”.

Di fatto così i figli naturali, che sono quasi 120mila, avranno diritto a dei legami di parentela, non solo con i genitori, ma anche con i nonni e gli zii, entrando così in tutti i sensi nell’asse ereditario di tutta la famiglia, dando un futuro anche a quelle 900mila coppie che in Italia hanno deciso di creare una famiglia senza sposarsi. Questa legge fortemente voluta da un gruppo di parlamentari, per lo più donne, molto entusiaste oggi per questo traguardo di civiltà e moralità, vede sparire nel codice civile la distinzione tra figli legittimi e figli naturali, sostituita da una dicitura unica: figli. Tuttavia non sono mancate le polemiche: il Forum delle famiglie ad esempio, si  è opposto con una nota che denuncia la pericolosità del “potenziale riconoscimento della genitorialità di chi ha avuto rapporti incestuosi”. Per l’organismo che coordina le associazioni familiari, si trattava di tutelare i figli che sono vittime insieme alle madri violentate e che “Respingendo la proposta di stralciare la norma sui figli nati da rapporti incestuosi o violenti il Parlamento ha scelto di non ascoltare le tante voci che si erano levate dalla societa’ civile, dalla cultura, dal mondo degli operatori sociali, dalle associazioni di tutela dei minori”.