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Nuovi studi sull'ansia: un aiuto dalla Cannabis

Nuovi studi sull'ansia che confermano i benefici della Cannabis: ecco perchè, se fumata a scopo terapeutico, la marijuana può aiutare.
(foto:Web)

La scienza sta studiando da anni ormai gli effetti benefici della Cannabis. Per l’organismo umano infatti questa “droga leggera” è un aiuto in molte situazioni di poca salute, sebbene i benpensanti non siano d’accordo e tendono a nascondere questo tipo di notizie.
Secondo gli ultimi studi riguardanti l’ansia, che ormai può essere tranquillamente definita il male del nuovo millennio, la cannabis ha la capacità di ridurla. Altri scienziati invece sono d’accordo sul fatto che la cannabis produca un effetto opposto, facendo crescere la depressione, i comportamenti bipolari e anche gli attacchi di panico.

Tra le due scuole di pensiero però, quella che vede la Cannabis come rimedio all’ansia ha più riscontri e conferme tramite esperimenti. Gli effetti della Cannabis portano benefici anche a chi soffre di malattie neurologiche come per esempio l’epilessia.
La scienza porta come esempio il caso di Zaki, un bambino che soffriva di 250 crisi convulsive al giorno e che grazie alla terapia a base di Cannabis è tornato ad una vita normale.
L’assenza dal nostro corpo di endocannabinoidi naturali, che gestiscono il livello d’ansia del nostro cervello, porta a comportamenti ansiogeni che possono quindi venir cancellati attraverso la marijuana.

L’uso della sostanza naturale non deve però essere cronico, ma saltuario. L’uso cronico di cannabis può produrre un effetto diametralmente opposto, dal momento che porta l’organismo a produrre meno endocannabinoidi, che dovrebbero poi essere bilanciati da un uso ulteriore di cannabis.
La ricerca Patel comunque sottolinea:

“Sappiamo dove sono i recettori, sappiamo che qual è la loro funzione, sappiamo come questi neuroni fanno propri i cannabinoidi. Ora possiamo vedere come reagisce questo sistema a… stress ed uso cronico [della marijuana, Ndr]. Potrebbe cambiare radicalmente la nostra comprensione circa la comunicazione cellulare nell’amigdala”.