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Non lo assume e lui la minaccia: "Ti stupro, ti sfregio con l'acido, ti uccido"

10 profili falsi al fine di nuocere alla sua immagine: 29enne in carcere per aver ripetutamente minacciato una giovane manager piacentina.
fonte: ytimg.com

Lei aveva rifiutato il suo curriculum vitae, ma lui non si è arreso e le ha reso la vita un inferno per un lungo e interminabile anno.
È successo a Piacenza a una giovane manager della provincia, la quale lavora per un’azienda di selezione e ricerca del personale.

Minacce di morte e di stupro, ma non solo: uno stalker di 29 anni originario di Vicenza, ha postato delle sue foto con dati anagrafici e numero di telefono su diversi siti porno e d’incontri, tutto fatto al fine di distruggere l’immagine della donna.

L’assurda situazione è nata dal rifiuto della manager di assumere l’uomo, non prendendo in considerazione il suo curriculum vitae sul sito della società. Alla sua richiesta di lavoro, ha spiegato lo stalker alla polizia, gli era stato risposto in modo scortese perché uomo, mentre inserendo dei dati femminili (e quindi, falsi) l’azienda sembrerebbe essere stata molto più gentile nei suoi confronti.

Una questione che non transigere in alcun modo i comportamenti che l’uomo, successivamente, ha rivolto verso l’ignara donna.
Oltre 10 profili Facebook falsi creati unicamente per minacciarla, insulti, foto di organi maschili associati a sue foto e link di siti porno per mail a banche, società e clienti con cui la manager lavora ogni giorno.

Nonostante le ripetute denunce della donna verso lo stalker, le sue minacce si sono fatte settimana in settimana più spietate arrivando a intimidazioni molto più crudeli come le minacce di stupro e quelle di sfigurarla gettandole dell’acido sul viso. Successivamente anche quelle rivolte alle giovani figlie del compagno.

L’apice delle provocazioni è avvenuto il 28 luglio 2017, attraverso un messaggio ricevuto con la scritta Ti uccido“.
Quest’ultimo fatto ha mobilitato il Pubblico Ministero a richiedere al Giudice per le indagini preliminari una misura cautelare più drastica per i reati dell’uomo, quale il carcere, al fine di salvaguardare l’incolumità della donna. Fortunatamente, come riporta Repubblica, ora l’uomo si trova in carcere.