Un pensier dolce è rimembra[r]se in modo
di quello asalto, ma più gravo è il danno
del partir, chio restai como quei chhano
in mar perso la stella, se l ver odo.
Or, lingua, di parlar disogli el nodo
a dir di questo inusitato ingano
chAmor mi fece per mio gravo afanno,
ma lui pur ne ringrazio e lei ne lodo.
Lora sesta era, che locaso un sole
aveva fatto, e laltro surse in loco,
ato più da far fati che parole.
Ma io restai pur vinto al mio gran foco
che mi tormenta, ché dove lon sòle
disiar di parlar, più riman fioco.
Amor, tu menvesscasti con doi lumi
de doi beli occhi dovio me strugo e [s]face,
da bianca neve e da rosa vivace,
da un bel parlar in donnessi costumi.
Tal che tanto ardo, ch[e] né mar né fiumi
spegnar potrian quel foco; ma non mi spiace,
poiché l mio ardor tanto di ben mi face,
chardendo onior più darder me consu[mi].
Quanto fu dolce el giogo e la catena
de toi candidi braci al col mio vòl[ti],
che, sogliendomi, io sento mortal pen[a].
Daltre cose io non dico, che fôr m[olti],
ché soperchia docenza a mo[r]te men[a],
e però tacio, a te i pens[e]r rivolti.