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Cosa scoprì Nellie, la giornalista che si fece rinchiudere in un manicomio femminile

L'esperimento della giornalista Nellie Bly, condotto sul finire dell'800, portò alla luce una realtà sconvolgente. La donna, fingendosi pazza, riuscì a farsi chiudere in un manicomio femminile e scoprì ciò che si celava dietro la temibile facciata del Women’s Lunatic Asylum di Blackwell Island, a New York.

Che cosa accadde nei tanti istituti, sparsi in tutto il mondo, in cui nell’Ottocento venivano rinchiuse le donne considerate “pazze”? Che ci fosse un mondo segreto, lontano dagli occhi di tutti, un mondo di violenze e torture, abusi sottili e prolungati nel tempo, invisibili a chiunque se non a chi li ha vissuti in prima persona, non è più un segreto. Ma all’epoca dei fatti nessuno vedeva – né voleva vedere – come venivano trattate le donne rinchiuse nei manicomi femminili.

Bastava poco per entrarci, l’isteria era una “malattia” molto comune e diagnosticata largamente a tantissime donne, che finivano in questi terribili centri, allontanate dai loro cari e bloccate in un mondo sospeso nel tempo, in preda ai loro aguzzini. E il resto del mondo continuava a ignorare cosa succedesse dall’altra parte delle mura che confinavano queste povere “pazze”. Fino a quando Nellie Bly non portò alla luce la sua drammatica esperienza.

Nellie Bly, pseudonimo di Elizabeth Jane Cochran, fu una giornalista coraggiosa, che osò avventurarsi nelle profondità di un manicomio femminile per condurre un’inchiesta. La sua passione per il giornalismo investigativo la portò, ancora giovanissima, a trovare lavoro presso il New York World, diretto da Joseph Pulitzer. Quest’ultimo la assunse, con l’incarico di indagare su ciò che accadeva all’interno del Women’s Lunatic Asylum di Blackwell’s Island, a sud-est di Manhattan.

Pensavo di avere il coraggio di affrontare un calvario tale, come la missione avrebbe richiesto? Potevo assumere le caratteristiche di una pazza ad un tale grado da passare il controllo dei dottori, vivere per una settimana tra i malati mentali senza che le autorità presenti sul luogo si accorgessero che ero soltanto una giovane donna intrufolatasi tra loro per prendere appunti? Ho detto che pensavo di poterlo fare. Avevo fiducia nelle mie abilità di attrice e pensavo di poter fingere la pazzia quel tanto che sarebbe bastato per compiere la mia missione. Potevo passare una settimana nel manicomio di Blackwell’s Island? Ho detto che avrei potuto e l’avrei fatto. E l’ho fatto.

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Con queste parole, Nellie Bly esordì nel racconto dei suoi terribili giorni chiusa nel manicomio femminile di New York. La sua inchiesta, condotta nel 1887, venne trasformata in un libro pubblicato con il titolo Dieci giorni in un manicomio. Con il nome di Nellie Brown, la giornalista si finse pazza e venne accettata presso il Women’s Lunatic Asylum, dove venne condotta assieme ad altre donne. Una di loro, lungi dall’essere malata di mente, era soltanto una straniera che non capiva le domande che le vennero fatte.

All’interno della struttura, Nellie scoprì un mondo fatto di piccole violenze quotidiane, di soprusi che venivano perpetrati continuamente, tanto da portare davvero alla follia le donne che vi erano sottoposte.

Che cos’altro, a parte la tortura, potrebbe portare alla pazzia più velocemente che non un trattamento del genere? Il manicomio di Blackwell’s Island è una trappola per topi. È facile entrarvi, ma una volta dentro è impossibile venirne fuori.

Dopo dieci, lunghissimi giorni, Nellie venne fatta uscire dall’istituto e trascrisse la sua esperienza, che contribuì notevolmente a modificare le condizioni di vita delle donne rinchiuse nella struttura. La giornalista denunciò i trattamenti disumani messi in atto al Women’s Lunatic Asylum e venne presto effettuata un’ispezione, che però non portò a nulla. Il direttore del manicomio venne avvertito della visita a sorpresa ed ebbe modo di far apparire la situazione in maniera decisamente migliore. Tuttavia, Nellie la ebbe vinta.

Non mi aspettavo che il gran giurì mi credesse, dopo aver trovato condizioni notevolmente diverse da quelle in cui mi ero trovata io quando vi sono stata rinchiusa. Eppure lo ha fatto, e il suo rapporto alla corte consiglia di attuare tutti i cambiamenti che avevo proposto. La mia consolazione è che, grazie al mio lavoro e alla forza della mia storia, verrà destinato un milione di dollari in più all’anno a beneficio dei malati di mente.

Ecco alcune delle terribili privazioni che Nellie visse nei suoi dieci giorni di reclusione.

Cosa scoprì Nellie, la giornalista che si fece rinchiudere in un manicomio femminile

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