“Canterò fino all’ultimo giorno della mia vita”, era solita ripetere Miriam Makeba, grandissima cantante sudafricana e attivista. Costretta a un esilio forzato per oltre trent’anni per via delle sue posizioni anti-apartheid, aveva imparato a fare del mondo la sua casa, ma ancora non poteva sapere quale palco l’avrebbe accolta per l’ultima volta.

Conosciuta da tutti come Mama Africa, morì proprio in Italia durante la notte del 9 novembre 2008, dopo essersi esibita a Castel Volturno in un concerto contro la camorra e il razzismo. Fu un infarto a stroncarla, mentre il pubblico le chiedeva a gran voce il bis di uno dei sui successi, come Pata Pata.

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Il suo corpo era già indebolito dall’artrite reumatoide diagnosticata in gioventù, a cui non si era mia piegata. Durante una delle sue ultime interviste, rilasciata al Guardian, aveva raccontato di faticare a mettere fine alla sua carriera, nonostante l’annuncio del suo desiderio di lasciare la scena, tre anni prima.

L’ho detto davvero, ma tutti continuano a chiamarmi e a dirmi “Non sei venuta a dirci addio!”

Diventata famosa per il suo mix spiazzante di musica popolare e jazz, negli anni Sessanta si era vista rifiutare il permesso di tornare in Sudafrica per via delle posizioni espresse contro il governo di Pretoria.

Non so ancora perché mi abbiamo impedito di tornare. Cosa avrei fatto? Non ho ucciso nessuno. Non sono mai stata arrestata per aver commesso fatti gravi, e allora perché non posso tornare a casa?

Miriam Makeba fu trasformata in una delle voci contro l’apartheid, sebbene non fosse mai stata una sua scelta.

Non sono una cantante che esprime idee politiche. Non so nemmeno cosa significhi. Le persone pensano che io abbia consapevolmente deciso di dire al mondo cosa sta succedendo in Sudafrica. No! Io cantavo della mia vita e in Sudafrica cantiamo sempre di quello che ci sta accadendo, soprattutto delle cose che ci fanno del male.

Ricordando l’importanza di Miriam Makeba, dopo la sua scomparsa, Nelson Mandela disse che era giusto che fosse scomparsa così, cantando le canzoni che avevano dato conforto a molti sudafricani.

Le sue melodie hanno dato voce al dolore dell’esilio, durato trentuno lunghi anni. Allo stesso tempo, la sua musica ispirava un profondo senso di speranza.

Sfogliate la gallery per ripercorrere la storia di Miriam Makeba…

Miriam Makeba e il dolore di non poter tornare nel luogo che si ama
Fonte: Getty Images
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Articolo originale pubblicato il 25 Febbraio 2020