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Galleria: “Io sono Mia”, Mia Martini: “Sono tutto e niente”

“Io sono Mia”, Mia Martini: “Sono tutto e niente”

Sono passati quasi 24 anni dalla morte di Mia Martini, la voce indimenticabile che nascondeva un animo troppo fragile e una mente prigioniera dei suoi demoni.

La voce graffiata, lo sguardo spesso nostalgico, la grinta di un animale da palcoscenico unita alla fragilità di una donna che non si vergognava di mostrarsi tale. E quelle maldicenze su di lei, così cattive e insensate, per le quali quest’anno sul palco di Sanremo le è stato finalmente chiesto scusa.

Recentemente a confermare la tremenda reputazione che qualcuno aveva diffuso su di lei, è stato anche Biagio Antonacci, che con Mia collaborò nel pezzo Il fiume dei profumi. Lo ha fatto postando una foto di loro due insieme, con una didascalia che chiarisce ulteriormente quanto il pregiudizio verso Mimì fosse tremendo e grande.

Mia Martini, una delle voci più belle e potenti che la musica italiana abbia mai avuto, se n’è andata il 12 maggio 1995, a soli 47 anni. Per arresto cardiaco, recita la versione ufficiale, anche se la procura di Busto Arsizio, che all’epoca dispose l’autopsia sul corpo della cantante, precisò che fosse dipeso da un’overdose di stupefacenti, in particolare cocaina, lasciando quindi intendere che Mimì potesse essersi suicidata, tesi da sempre smentita con forza dalle sorelle, Olivia, la minore, ma soprattutto Loredana Bertè.

La quale, piuttosto, nel 2009 ha deciso di parlare denunciando pubblicamente il padre, definito come “un padre padrone, un porco”, violento contro la loro madre e contro di loro. Come raccontato da lei stessa nell’intervista rilasciata a Maurizio Becker per Musica leggera, ripresa anche da Repubblica, di cui riportiamo uno stralcio

[…] ‘Ho saputo che Mimì era andata due giorni dal padre (a Cardano al campo, ndr), che non vedeva da 40 anni’. Da notare che si riferisce ‘al padre’ con agghiacciante distacco, come se non fosse anche il suo di padre, Giuseppe Radames Berté, stimato professore di latino e greco a Bagnara Calabra, dove sono nate lei e le tre sorelle. ‘Lui le ha dato un appartamento del c…, dove non c’era niente. C’era un materasso steso per terra e basta. Mimì si lamentava, diceva che quel posto faceva schifo e che non ci sarebbe rimasta. C’è stata in tutto tre giorni: uno da viva e due da morta, ma in quell’appartamento ce l’ha messa il padre, poteva tenersela lui… poi quando l’ho vista dentro la bara, era massacrata, piena di lividi’

Sono passati quasi 24 anni, eppure Loredana non ha mai dimenticato quella sorella tormentata, su cui si era abbattuto anche un odioso pregiudizio, quello del “portare jella”, antipatica superstizione che proprio alcuni dei suoi colleghi avevano permesso si diffondesse, sicuramente inconsapevoli del male che tutto ciò avrebbe provocato sulla labile psiche di Mimì.

In un’intervista nel salotto di Maurizio Costanzo, la Bertè ha invece confessato qual è il suo più grande rimpianto verso la sorella:

[…] di non aver detto abbastanza ti voglio bene, il mio rimorso più grande è non averla stretta mai, non averla mai abbracciata e averle detto ti voglio bene anche diecimila volte… […] non l’ho fatto.
Costanzo: Mi dici in poche parole chi era Mia Martini?
Bertè: Era una pazza…
Costanzo: Perché?
Bertè: Perché faceva tutto senza pensare, qualunque cosa…[…] non è vero che il tempo cancella tutto perché non cancella niente. Io ce l’ho dentro…quando è morta una parte di me è morta.

L’Intervista-11 ottobre 2018

Il mito di Mia Martini, però, è rimasto intatto a quasi un quarto di secolo di distanza dalla sua scomparsa; e oggi torna, più forte e vivo che mai, grazie al film Io sono Mia, diretto da Riccardo Donna, dove a dare il volto e la voce a Mimì è una fantastica Serena Rossi. La stessa che ha proferito le scusa per lei sul palco dell’Ariston.

Prodotto da Eliseo Fiction in collaborazione con Rai Fiction, il film, uscito al cinema solo il 14, 15 e 16 gennaio e arrivato sulle reti Rai il 12 febbraio, è stato scritto da Monica Rametta,  che per creare una storia davvero fedele alla verità si è aiutata anche con il diario di Mimì e con le testimonianze e i consigli di Alba Calìa, la migliore amica della cantante. La pellicola parte da quel Sanremo del 1989 in cui Mia, dopo il ritiro dovuto proprio alle voci maligne che si erano diffuse sul suo conto, incanta il pubblico con Almeno tu nell’universo, che diverrà uno dei suoi più grandi successi.

Il resto è, purtroppo, storia nota: dopo altri brani di successo che, negli anni ’90, hanno fatto sperare in un pieno ritorno di Mimì sulle scene, e un secondo posto all’Eurifestival svedese del 1992, dove presenta il brano Rapsodia, la notizia della tragedia arriva nel maggio del ’95, in via Liguria, a Cardano al Campo. Mia Martini è morta.

E proprio Serena Rossi, che nella fiction ha impersonato Mimì, sul palco di Sanremo, quello stesso che tante volte l’ha vista protagonista ma mai vittoriosa (nonostante ciò il premio della critica, da lei vinto tante volte, oggi porta il suo nome) dopo essersi esibita nel successo dell’89 ha detto:

Mimì era una grande donna e penso che sia arrivato il momento di chiederle scusa per tutto quello che le hanno fatto.

Di lei, certo, oggi rimane tanto: le sue canzoni, ad esempio, che trasudavano quella sofferenza di cui l’animo di Mimì era prigioniero, rivelata anche dallo sguardo melanconico, come se velato di perenne tristezza. La sua grinta vocale che era capace di renderla un gigante su palchi anche molto importanti. E, soprattutto, il rimpianto di aver perduto anzitempo un talento davvero troppo bello e fragile per poter essere imprigionato.

In gallery abbiamo ripercorso la sua storia.

“Io sono Mia”, Mia Martini: “Sono tutto e niente”

“Io sono Mia”, Mia Martini: “Sono tutto e niente”
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