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Galleria: La verità e il rispetto che merita Desirée Mariottini

La verità e il rispetto che merita Desirée Mariottini

La verità e il rispetto che merita Desirée Mariottini
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Desirée Mariottini è morta in circostanze difficili da ricostruire. È successo nella notte tra il 18 e il 19 ottobre, in uno stabile degradato nel quartiere San Lorenzo di Roma. Sono state dette molte cose e sicuramente tante altre ne saranno dette, finché non si giungerà a una completa verità giudiziale – la verità reale non sempre vi corrisponde, anche se gli uomini di giustizia ci provano. Inoltre, tutto ciò che ora si sa deriva da testimonianze indirette di persone che hanno visto solo spezzoni della vicenda, mai l’intero quadro, e che, se certe cose fossero confermate, sarebbero a loro volta accusabili di omissione di soccorso e quindi anche la loro credibilità verrebbe meno.

Ci sono delle questioni che però ineriscono altro nella percezione della vicenda di Desirée Mariottini. Potremmo dire che stiamo vivendo un periodo particolare – e in parte è vero – per quello che riguarda la diffusione di idee estremiste contrarie all’immigrazione. Ma c’è dell’altro. C’è che l'”uomo nero” è sempre esistito e ha fatto da capro espiatorio in molte nazioni democratiche. Come la nostra appunto.

Ricordate cosa accadde quando fu uccisa Meredith Kercher? Il primo delle persone coinvolte – in base a un’accusa di qualcuno – si chiamava Patrick Lumumba ed era un imprenditore di origini non italiane. Lumumba fu ovviamente scagionato, tanto più che aveva un alibi. Ve lo citiamo perché in fondo ci fa riflettere come sia facile accusare il diverso, anche se il diverso è in questo caso un uomo dal discreto successo.

Nella morte di Desirée Mariottini sono stati accusate quattro persone, tutte di origine non italiana. Non si tratta di uomini di successo, ma di presunti spacciatori – diciamo presunti perché appunto ci sono indagini in corso e sfogliando la gallery proveremo a capire insieme perché e come. Ma nell’immaginario collettivo queste persone sono state ritenute colpevoli fin da subito. La morte di Desirée invece chiede giustizia, qualunque sia il colore della pelle dei suoi aguzzini – sta ai tribunali stabilire cosa possa essere accaduto.

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Il pregiudizio corre infatti sui social network, sulle fanpage delle principali testate italiane a la “caccia all’uomo nero” è servita. Ma Desirée – così come chiunque sia rimasta vittima di un crimine tanto brutale – merita verità e merita il rispetto che solo la verità può offrire. Quindi le altre vicende ci devono invitare a pensare con prudenza rispetto a chi è sotto indagine, a non saltare alle conclusioni, come troppo spesso ci capita di fare di fronte a simili casi di cronaca nera.

Tra l’altro, come spesso accade nei casi di femminicidio, si è andati a scandagliare nel suo passato. L’unica cosa che ci sentiamo di dire noi è che questa è una morte innaturale: Desirée Mariottini, come le sue coetanee, avrebbe dovuto vivere. Magari avrebbe avuto bisogno di aiuto, ma di certo non ha bisogno dei nostri giudizi postumi.

È interessante il punto di vista dello psicologo Renato Foschi sul Fatto Quotidiano, che ricorda come il quartiere San Lorenzo abbia dato i natali a vari psicologi famosi e importanti, come Marco Lombardo Radice, autore di un importantissimo romanzo sull’adolescenza, Porci con le ali:

Effettivamente pare che oggi esistano solamente o porci, o angeli. Tutti i particolari emersi in questi giorni e i servizi giornalistici sui ragazzi che frequentano la movida di San Lorenzo ci ricordano invece che siamo di fronte a persone spesso fragili, con alle spalle dinamiche complesse, bisognose di cure.