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Galleria: Immensa come Diana Ross, che voleva essere “consumata” dal proprio talento

Immensa come Diana Ross, che voleva essere “consumata” dal proprio talento

Immensa come Diana Ross, che voleva essere "consumata" dal proprio talento
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Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Agosto 1981: un improbabile duo pranza nel ristorante del celebre Carlyle Hotel di New York. Lui è Andy Warhol, artista e icona pop, lei è Diana Ross, cantante e diva assoluta. La loro chiacchierata, riportata da Interview in occasione del ritorno sulle scene della cantante nel 2017, è passata alla storia soprattutto perché ha messo in luce aspetti più personali della star della musica.

“Voglio semplicemente che sia tutto perfetto. Mi aspetto l’eccellenza da chiunque lavori nel mio spettacolo e so quanto sia difficile”, raccontava, parlando del suo nervosismo sul palco. E la ricerca della perfezione partiva da lontano, da quando qualcuno l’aveva notata a soli diciassette anni. E poi il debutto con le Supremes, fino alla carriera da solista, sempre alla ricerca di dettagli sorprendenti, decidendo personalmente ogni particolare dei suoi concerti, tanto da dire “Voglio che il mio lavoro mi consumi.”

Mi piace farlo. Mi piace davvero continuare a creare. Non voglio che sia una cosa noiosa, così continuo a fare cose nuove. So di spendere troppi soldi per scenografie e vestiti. Credo che la presentazione sia importante. Non credo che la gente voglia vedere sempre lo stesso show, vogliono cose nuove. Così ogni volta faccio una nuova routine e cambio lo show. Certo, non puoi cambiare le canzoni: la gente continua a volere ascoltare “Lady Sings the Blues” e i vecchi successi.

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