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Galleria: I per sempre 23 anni di Norma Cossetto, torturata, stuprata e gettata via

I per sempre 23 anni di Norma Cossetto, torturata, stuprata e gettata via

La storia di Norma Cossetto, la giovane catturata nel 1943 dai partigiani di Tito e lasciata a morire in una foiba d'Istria, è diventata anche un film. Per restituire la memoria e la verità a quella pagina del XX secolo troppo spesso dimenticata.

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Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

La vicenda di Norma Cossetto è diventata un film, Red Land, “rosso Istria” (il trailer è disponibile a questo link), che riprende il titolo della tesi che la ragazza istriana, barbaramente violentata e gettata nelle foibe ancora viva dai soldati titini, stava scrivendo per conseguire la laurea il Lettere e filosofia all’università di Padova.

La storia di Norma è quella di tante, troppe vite sacrificate da quella violenza che genera violenza, quel moto perpetuo che aggiunge dolore e morte ininterrottamente, delle vittime di una pagina nera, anzi nerissima, della nostra storia contemporanea di cui, forse, si parla ancora troppo poco. Ci ha provato Maximiliano Hernando Bruno, che con questo film vuol restituire non solo dignità, ma anche e soprattutto verità a Norma e a tutte le persone che nelle foibe persero la vita, aiutando chi non conosce questa parte della storia a prenderne consapevolezza.

Il massacro delle foibe

Dal 1943 al 1947 migliaia di italiani del confine orientale vennero uccisi dalle truppe comuniste partigiane di Tito. Tra di loro c’era anche Norma Cossetto, una giovane di 23 anni che fu violentata, torturata e gettata viva in una foiba dell’Istria. La sorella Licia Cossetto, premiata al suo posto nel 2005 con la medaglia al valor civile dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, era presente quando il suo corpo venne recuperato da una squadra di vigili del fuoco. Così raccontò quel maledetto giorno in un’intervista di qualche anno fa.

Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all’addome… Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch’io.

Ancora oggi il nome di Norma Cossetto è vittima di rivendicazioni politiche o di dimenticanze storiche che in nessun caso onorano la sua memoria. La sua storia merita di essere raccontata, così come quella di tante altre persone rimaste invischiate tra le maglie della guerra. Deve essere condivisa proprio come faceva sua sorella Licia, scomparsa nel 2013 a 90 anni, dopo una vita passata a ricordare quei giorni di dolore.

Red Land, le reazioni e le polemiche

Prodotto da Venice Film in collaborazione con Rai cinema, Red Land ha scatenato numerose polemiche fin dalla sua uscita; il regista, Maximiliano Hernando Bruno, ha dichiarato

Sono stanco che mi si chieda per quale motivo ho girato questo film. Sembra che per raccontare questa storia serva un motivo. La vera domanda dovrebbe essere perché finora nessuno lo aveva fatto. Il cinema è un mezzo potentissimo, deve dar voce a queste grida di morte e gridare insieme a loro. Fare questo film non è stata una scelta, ma un dovere.

Le critiche principali piovute sulla produzione sono, ovviamente, quelle di essere filofascista e di revisionismo, ma FederEsuli, attraverso le parole del suo presidente, Antonio Ballarin, ha fatto sapere di essere invece molto soddisfatta dall’idea che, finalmente, si parli ampiamente anche delle vittime dei partigiani titini.

Sono 70 anni che veniamo ‘violentati’, che chiediamo giustizia ma ci considerano figli di un Dio minore. Avevamo perduto tutto e lo Stato italiano ci deve ancora quattro miliardi di euro, un debito di guerra mai pagato. Speriamo che il film susciti emozioni nella coscienza delle persone. Al ministero dei Beni Culturali abbiamo subito un’umiliazione terribile. Quando siamo andati con il produttore Alessandro Centenaro in Commissione, per illustrare il progetto, ci guardavano come appestati. Oggi chiediamo ancora giustizia raccontando una storia negata.

Bruno, poco prima del lancio del film, uscito il 15 novembre 2018, ha voluto rivolgere anche un pensiero a Norma, condividendo un post sulla sua pagina Facebook.

Fare questo film non è stata una scelta, ma un dovere.

Ha dichiarato il regista.

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