Marianna uccisa '12 volte' e il coraggio di chi ha scelto di adottare i suoi figli | Roba da Donne

Marianna Manduca ha 32 anni quando, dopo averlo già denunciato inutilmente per ben 12 volte, viene uccisa dal marito Saverio Nolfo il 3 ottobre del 2007.

Forse, dodici anni fa, ancora non si parlava di femminicidio, di piaga sociale, ma Marianna è uno degli esempi più dolorosi e lampanti di una latitanza di giustizia e di controllo che lei ha pagato con la vita.

Insieme a lei, però, a scontare lo scotto più alto per il gesto folle di Nolfo e per la sua scomparsa, sono stati i tre figli della coppia, che all’epoca avevano appena 3, 5 e 6 anni. Perché, come spesso accade, i bambini sono le altre vittime del femminicidio, dato che si ritrovano soli, orfani di madre e con un padre che si è macchiato di tale delitto, che il più delle volte finisce in prigione, altre, invece, si suicida dopo aver ucciso.

A salvarli da una vita da spendere fra istituti e terribili ricordi sono stati i cugini di Marianna, Carmelo Calì e Paola Giulianelli, che hanno accettato di prendere in affidamento prima, adottare poi, i tre bambini, pur avendone già due.

Non è una tragedia. Ma cronaca di una morte annunciata, cui dire basta

I figli di Marianna hanno lasciato Palagonia, nella provincia catanese, per trasferirsi a Senigallia, dove vivono ancora oggi. Un epilogo felice che è stato però decretato dal più tragico degli eventi, e una scelta coraggiosa che ha permesso a questi ragazzi di avere quella vita, serena nonostante tutta, che proprio il loro padre aveva provato a strappargli.

È stata molto dura, praticamente ci è esplosa una bomba in casa – ha raccontato oggi Paola al Corriere della Sera – I piccoli sono arrivati con l’irruenza dei selvaggi, erano molto traumatizzati. E ci mettevano continuamente alla prova. Anche integrarsi con i nostri figli non è stato facile… Marianna, la loro mamma, era cugina di mio marito. Viveva in Sicilia, ma lì non c’era nessuno disposto ad accoglierli, così li hanno mandati da noi a Senigallia.

Nel 2019 è arrivata anche la doccia fredda, anzi gelata, per i bambini di Marianna: la Corte d’appello di Messina ha infatti annullato il risarcimento di 259.200 euro che i giudici di primo grado avevano stabilito nel giugno del 2017, dopo avere riconosciuto la responsabilità civile dei magistrati, che non avevano fatto nulla nonostante le 12 denunce della donna.

Ad annunciare la decisione clamorosa dei giudici messinesi Mara Carfagna, che già si era ampiamente esposta sul taglio, nella legge di bilancio 2019, dei fondi agli orfani dei femminicidi, da lei definita “una bastardata”.

La Corte d’Appello – ha detto la parlamentare di Forza Italia – ha detto quindi agli orfani, e a tutti noi, che quel femminicidio non poteva essere evitato e che denunciare i violenti è vano. […] È sconvolgente che i giudici abbiano sentenziato, in nome del popolo italiano, che non vi fu negligenza alcuna da parte di chi, preposto a proteggere la vita di noi tutti e a fare giustizia, ha ignorato le fondate e disperate richieste d’aiuto di Marianna Manduca […] Non è mio costume mancare di rispetto alla magistratura – ha anche aggiunto la Carfagna – ma oggi, non posso astenermi dal dire che questa è l’ennesima beffa verso chi è vittima di violenza eppure trova il coraggio di denunciare e soprattutto verso i più fragili, i più indifesi: gli orfani che hanno visto la madre uccisa dal padre.

Anche di quello ha parlato Paola nell’intervista al Corriere, raccontando delle difficoltà e del senso di abbandono vissuto da parte delle istituzioni:

Ci siamo sentiti abbandonati. È stato tutto un rimbalzare di responsabilità. Di fatto, i soldi promessi dal Fondo per gli orfani di femminicidi non sono mai arrivati. I figli delle donne vittime di femminicidio restano invisibili. Ci sono tante storie di nonni che hanno adottato i nipoti, hanno speso tutto per mantenerli. E non hanno i soldi per pagare gli psicologi, con i bambini che non dormono la notte per angoscia e incubi.

Infatti, ancora troppo pochi hanno la percezione che, di fronte a una donna uccisa dal compagno di vita, a subire il dramma più atroce è spesso chi resta: i genitori, come nel caso di Gigliola Bono, la mamma della diciannovenne Monia Del Pero, uccisa dal fidanzato che di lei ha portato anche via alla famiglia anche ogni ricordo.

O i figli, come quelli di Marianna, che per fortuna hanno trovato una nuova famiglia a chilometri di distanza da casa.

In gallery abbiamo ripercorso la storia di Marianna e il suo omicidio.

Marianna uccisa "12 volte" e il coraggio di chi ha scelto di adottare i suoi figli
Fonte: web
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