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Galleria: Elsa von Freytag, la baronessa dai mariti suicidi (chi per finta, chi davvero)

Elsa von Freytag, la baronessa dai mariti suicidi (chi per finta, chi davvero)

Elsa von Freytag, la baronessa dai mariti suicidi (chi per finta, chi davvero)
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Si chiamava Elsa von Freytag-Loringhoven, ma per il suo gruppo di amici, colleghi artisti e divertiti adoratori era semplicemente la Baronessa. Non aveva nemmeno una goccia di sangue blu in corpo, ma la sua presenza bastava di per sé a rendere ogni incontro un evento speciale. Si dipingeva di rosso la testa rasata, indossava un reggiseno fatto di lattine, orecchini fatti con i cucchiaini e al collo portava una piccola gabbietta con un canarino. Chi la incontrava per le strade di New York, all’inizio del Novecento, non poteva sicuramente fare a meno di notarla, come ricorda un articolo del New York Times a lei dedicato.

Avrebbe potuto essere un altro strano esemplare del Greenwich Village, di quelli che si buttavano su qualsiasi tipo di lavoro, pur di sopravvivere al clima delicato del primo dopoguerra. Elsa von Freytag-Loringhoven era invece un’artista e una poetessa avanguardista, oltre che fervente proto-femminista. Provocatrice e catalizzatrice di ogni tipo di energia culturale, prima fra tutte quella sprigionata dal nascente movimento dadaista, la Baronessa esplorò tutti in confini della femminilità e dettò nuovi standard su ciò che poteva essere considerato arte. Spazzatura compresa.

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Provocatoria e spregiudicata, anche nella sua vita privata la Baronessa si scagliò contro tutto ciò che poteva essere considerato borghese. I suoi amori folli e disperati sono diventati anche un romanzo, intitolato Sante Gonne e scritto da René Steinke. Apertamente bisessuale, dopo un matrimonio sfortunato con il celebre architetto August Endell si gettò tra le braccia del traduttore Felix Paul Greve, con il beneplacito del marito. Abbandonata dall’amante e sola, si consolò con il Barone Leopold von Freytag-Loringhoven, che si suicidò dopo la Prima Guerra Mondiale, lasciandole solo il titolo.

Elsa von Freytag-Loringhoven applicava i concetti dadaisti nelle sue opere, ma anche nell’abbigliamento, diventando una scultura in carne e ossa e facendo di ogni sua uscita pubblica una vera performance. La sua audacia, tuttavia, venne oscurata da quella dei colleghi maschi. Considerata semplicemente un’eccentrica, finì per essere solo una nota di contorno alla corrente Dada a New York, che proprio lei aveva contribuito a diffondere.

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