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Galleria: “Ho due mamme e dico che nessun bimbo deve affrontare la vita da solo”

"Ho due mamme e dico che nessun bimbo deve affrontare la vita da solo"

Doriana ci ha raccontato la sua storia e la sua vita. Che è quella di una ragazza cresciuta (splendidamente) con due mamme. Perché tutti i bambini meritano di affrontare la vita con persone che li amano.

La storia di Doriana è quella di molte, moltissime altre persone. Una vita serena, una famiglia felice, prima di un grande dolore, la perdita del papà a soli due anni.

La mancanza della figura paterna avrebbe potuto influire sulla sua crescita e su quella del fratello, che il papà nemmeno lo ricorda, avendo solo otto mesi quando se n’è andato; anzi, errata corrige, sicuramente la sua assenza ha influito sulle loro giovanissime vite, perché quando a mancare è il genitore, con tutto il carico di affetto, insegnamenti, rimproveri e aiuti compresi nel pacchetto, la sofferenza non si placa, neppure se i ricordi sono offuscati e vaghi, neanche se a malapena ti ricordi che aspetto avesse e, per aiutarti, devi far ricorso alle foto lasciate in qualche scatolone ad ingiallire.

Doriana, come il fratello, però, è cresciuta comunque serena, allegra, amata ed educata. Anche senza il papà, ma con quelle che lei chiama “due mamme”.

Una è la madre biologica, quella che l’ha messa al mondo, l’altra è una zia, che alla perdita del padre della ragazza si è letteralmente sostituita a lui. Non come altro padre, sia chiaro, ma come genitore. Come guida, come supporto. Dando affetto, insegnamenti, rimproveri, aiuti. Tutto quello che un genitore deve saper dare ai figli, poco importa se li abbia o meno partoriti o se il DNA parli un’altra lingua.

Soprattutto, Doriana non ha mai percepito la sua famiglia tutta al femminile con lo sguardo della diversità, dello sbagliato; perché per lei la cosa naturale era avere le sue due mamme, da cui riceveva il bene e l’amore allo stesso, identico modo.

Per questo, ha voluto raccontare brevemente la sua storia sotto un post Instagram di Guglielmo Scilla, che, esprimendosi a proposito della campagna contro le famiglie arcobaleno, ha sintetizzato perfettamente il suo pensiero dicendo

Solo ultimamente ho compreso che parlare di amore a una persona che vive i sentimenti col manuale accanto al comodino è la tattica sbagliata.

Lì Doriana ha raccontato delle sue due mamme, e le sue parole ci hanno colpito al punto che abbiamo deciso di farci spiegare, in maniera più approfondita, com’è stata questa vita che tanti, oggi, vivono come l’emblema di qualcosa di “sbagliato, fuorviante, deleterio” per i più piccoli (peccato che questa percezione sia propria degli adulti e mai dei bambini).

La storia familiare che Doriana racconta a noi parla del grande dolore per la morte di un padre purtroppo troppo poco a fuoco nella sua mente, ancor meno in quella del fratellino, del trasferimento dal Veneto, dove la famiglia viveva per il lavoro dell’uomo, al basso Lazio, terre di origine, dell’aiuto da parte della famiglia di mamma, con nonna e zia in prima linea.

Ecco, mia zia – ci dice – Mia zia per me e mio fratello è stata, è, una seconda mamma. Non solo nei primissimi periodi, anche dopo che mia madre è riuscita a farsi forza dopo il lutto, per me e per mio fratello c’è sempre stato un secondo punto di riferimento. Quel ‘giochino’ che i genitori fanno per dire di no senza dire di no, per noi era ‘chiedi a tua zia’ e ‘chiedi a tua madre’, a ripetizione. Nonostante il dolore che provo tutt’ora per l’assenza di mio padre, sono fiera di poter dire di essere stata cresciuta da due donne eccezionali, forti, che hanno dato tutto per me e per mio fratello senza farci mancare mai nulla sia a livello affettivo che materiale. Queste due donne si sono ritrovate a crescere due bambini insieme e, se posso permettermi di essere poco modesta, hanno fatto un lavoro fantastico.

Proprio alla luce della bellissima storia che ci racconta, e dell’amore che traspare vivido e puro dalle sue parole, le chiediamo se esiste un messaggio che vorrebbe mandare a chi si ostina a pensare che la famiglia sia solo ed esclusivamente quella “eterosessuale”.

Quello che vorrei fosse chiaro a tutti è che un bambino per crescere bene, in salute, con dei principi, felice, ha solo bisogno di tanto amore. Io ho ricevuto questo amore da due mamme, c’è chi lo riceve da una mamma e un papà, chi da due papà, chi solo da una mamma e chi solo da un papà. E poco importa se ciò accade a causa di un lutto, di un abbandono o di un diverso orientamento sessuale. Quello che dovrebbe passare da queste situazioni, quello che dovrebbe raggiungere il cuore della gente, è che queste persone, nonostante tutte le difficoltà, hanno talmente tanto amore da volerlo trasmettere ad un bambino che altrimenti si sarebbe trovato ad affrontare la vita da solo.

Doriana, quando glielo chiediamo, ci dice che la componente religiosa, morale, o etica che dir si voglia, è alla base del pregiudizio verso le famiglie con due genitori uomini o donne. Tutta colpa, afferma, di un immaginario comune, diventato facilmente stereotipo, perpetrato dalla cultura di massa e osannato come unico possibile. Lo schema mamma, papà e figli.

Per me famiglia è un gruppo di persone legate da un amore profondo che fanno il possibile per aiutarsi a vicenda e esserci sempre gli uni per gli altri.

Diciamoci la verità, però, le facciamo presente, un bambino che a scuola racconta di avere due mamme o due papà rischia di essere bullizzato o emarginato. Il problema, di non facile risoluzione, probabilmente dovrebbe essere esaminato alla radice, ovvero partendo dall’educazione che si riceve in famiglia. Ma se sono proprio gli adulti a mostrare questa chiusura mentale, che si fa?

Un bambino non nasce con dei pregiudizi, li impara dalle persone che prende come punti di riferimento. Se a un bambino si insegna che va bene allo stesso modo avere una mamma e un papà, due mamme o due papà, quel bambino non avrà niente da dire a nessuno dei suoi compagni di scuola. Purtroppo, dei casi persi in partenza ci saranno sempre, ma credo che la maggior parte delle persone possano essere sensibilizzate in qualche modo. O almeno lo spero.

E se gli adulti sono senza speranza, che dobbiamo fare allora? Educare i figli di due mamme o due papà a “reagire” difendendo la propria famiglia?

Questa domanda è la più difficile di tutte. Cosa fare con i casi persi? Non saprei. Non credo sia giusto caricare i bambini del peso di dover difendere le proprie famiglie. Arriverà un momento in cui saranno in grado di farlo, ma fino a quel momento credo che chi debba intervenire sia l’adulto responsabile presente, per esempio maestri e maestre.

Un’altra soluzione, invece, e questa la proponiamo noi, potrebbe essere ascoltare storie; come quella di Doriana, per esempio, con un papà volato via troppo presto e due mamme che l’hanno tirata su convinta che il rispetto e l’amore siano le basi di qualunque famiglia. Qualunque.

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