Cyndi Lauper e i diritti di TUTTE le donne

Cyndi Lauper e i diritti di TUTTE le donne
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Chi dice “anni ’80” dice Cyndi Lauper. È stata una delle regine della musica di quegli anni, una stella in continua trasformazione che ci ha regalato alcuni tra i successi più indimenticabili del decennio.

Eppure questa ragazza ribelle non è stata solo una cantautrice e un’interprete eccezionale – vincitrice di due Grammy, un Tony e un Emmy – e un’icona di stile, ma anche un’attivista che ha sempre speso la sua voce per darla a chi non ne aveva, battendosi per i diritti delle donne e della comunità LBGTQ+, oltre che uno dei volti che sostengono “Come Together”, campagna contro l’AIDS e l’HIV.

In un’intervista a Out, che nel 2009 l’ha nominata Ally of The Year inserendola tra le 100 persone più importanti dell’anno, ha ricordato:

Sono famiglia e un’amica della comunità LGBTQ e da dove vengo difendi le persone a cui tieni. Indipendentemente da chi è, è stato o sarà il nostro Presidente, continuerò a difendere la comunità, specialmente coloro che sono i più vulnerabili, come i nostri giovani senzatetto.
Per quanto riguarda i diritti delle donne, sono stata una femminista per tutta la vita e lo sarò sempre fino a quando le donne non avranno una vera uguaglianza, che include il controllo del nostro corpo. Abbiamo ottenuto molto su entrambi i fronti negli ultimi decenni, ma abbiamo ancora molta strada da fare, quindi non mi arrenderò presto.

Le sue canzoni più famose sono diventate veri e propri inni: se True Colors (“Vedo i tuoi veri colori / Ed è per questo che ti amo” “Quindi non aver paura di mostrarli / I tuoi veri colori sono belli come un arcobaleno”) è diventata un messaggio d’amore per e a tutta la comunità LGBTQ+, Girls just wanna have fun è ancora oggi un inno femminista e liberatorio per tutte le donne. Una canzone che, purtroppo, ha detto ancora Cyndi a Out, non ha perso la sua attualità:

Sfortunatamente, la canzone è ancora altrettanto importante perché i problemi e i diritti delle donne non si sono spostati molto lontano negli ultimi 30 anni. La discriminazione, la disuguaglianza, il sessismo, la violenza verbale e fisica nei confronti delle donne sono molto vivi nella nostra società e dobbiamo essere ancora più vigili per chiedere di avere un’esistenza gioiosa e fruttuosa come le nostre controparti maschili.

Per questo, nel 2017 ha lanciato una linea di merchandising basata proprio sul suo successo più famoso, riscrivendone il titolo in Girl just want fundamental rights per finanziare non solo Planned Parenthood – e assicurarsi che ogni donna abbia accesso a un’assistenza sanitaria riproduttiva conveniente e di qualità – ma anche True Colors United, l’organizzazione che ha cofondato nel 2008 per supportare e ospitare i giovani senzatetto LGBTQI+.

Non era però la prima volta che Cyndi rivisitava il suo più noto successo per rivendicare la necessità di lottare per una società più giusta e inclusiva: nel 1994, anno di uscita del suo primo greatest hits “Twelve Deadly Cyns…and Then Some”, in una versione rivisitata di “Girls Just Want to Have Fun”, sfilava insieme ad un gruppo di drag queen per ribadire che “tutte le donne hanno diritto a una vita felice”.

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È proprio questa convinzione che tutte e tutti, indipendentemente dalla loro identità di genere e orientamento sessuale – ma anche dal colore della pelle e dalla nazionalità – abbiano diritto alla felicità che l’ha spinta ad agire, ha ricordato in un’intervista a Billboard:

Nel ’96 e nel ’97 ho letto molte e-mail di persone che erano state private dei diritti civili dalle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro e dai loro amici quando hanno fatto coming out e di come si sentivano sull’orlo del suicidio, e poi hanno sentito “True Colours” e in un certo senso ha salvato le loro vite. […] Non era solo un’e-mail; è diventato ogni email. Quando ne ho visto l’entità, ho chiamato mia sorella e ho detto: “A un certo punto, dobbiamo fare qualcosa insieme, dobbiamo fare qualcosa”.

Sono stata coinvolta perché se sono i tuoi amici e la tua famiglia, per quanto tempo dovresti stare a guardare i loro diritti civili essere negati? Ho deciso di fare quello che faccio sempre. Se sei italiano, lo fai sempre. Difendi il tuo. Non tieni la bocca chiusa; ti alzi. Racconti la tua storia e permetti ad altre persone di raccontare la loro storia.

Per questo nel 2016 non ha rinunciato al suo concerto in North Carolina dopo che lo stato a maggioranza repubblicana aveva varato una nuova legge anti-LGBT, decidendo invece di donare tutti gli introiti a un’associazione LGBTQ+ locale, insistendo perché la location del concerto disponesse di un bagno transgender, che restasse operativo anche dopo l’esibizione, come ha raccontato al Guardian:

La paura è paura. E l’istruzione è la via. Educare le persone sui fatti e su come proteggere i loro diritti civili; che ci sono tutti i tipi di persone al mondo e c’è spazio per tutti noi. Ho vissuto il periodo dei diritti civili, vivo ancora il periodo dei diritti delle donne, perché ovviamente tutti i nostri diritti vengono spogliati, uno per uno. Quindi ho sentito che avremmo potuto andare in North Carolina e insegnare alle persone come aiutare se stesse e l’un l’altro – e anche nel luogo in cui stavamo suonando abbiamo insistito per un bagno transgender. Sarà lì per sempre.

Non solo: qualche settimana prima dell’esibizione, la cantate ha anche riscritto una canzone del musical Kinky Boots per sostenere l’uguaglianza delle persone transessuali e transgender. L’originale “Just Be” si è trasformata quindi in “Just Pee” in risposta agli attacchi dei gruppi conservatori anti-LGBT, che hanno tentato di annullare le protezioni cruciali dei diritti LGBT negli Stati Uniti e di bandire le donne transgender dai bagni femminili.

Signore, signori e coloro che devono ancora prendere una decisione … si è parlato molto di persone che usano i bagni per cose diverse da quelle prescritte dall’Unione degli idraulici d’America. […] Tutto quello che chiediamo è un po ‘di sanità mentale. La gente deve fare pipì!

Il suo attivismo e il suo impegno hanno ottenuto importanti riconoscimenti: non solo quello dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha invitato l’artista alla cerimonia di inaugurazione della sua presidenza nel 2013 ma, soprattutto, il premio delle Nazioni Unite ricevuto nel 2019, quando è stata insignita del primo High Note Global Prize. Creato dal filantropo David Clark, le è stato assegnato per la sua decennale lotta al fianco della comunità LGBTQI+, come ha spiegato lo stesso Clark:

Per decenni ha promosso i diritti umani, è stata una voce e una partecipante attiva per il cambiamento e ha ispirato le persone in tutto il mondo a essere tolleranti e fedeli a se stesse. È la persona che merita di più questo premio.

E lo ha fatto davvero, insegnandoci non solo l’importanza di battersi per le cause che riteniamo fondamentali ma come essere una vera ally, capace di portare sotto i riflettori le istanze e le lotte delle comunità marginalizzate ma senza rubare loro la voce e, anzi, amplificando la loro:

Ho davvero cercato di […] parlare chiaramente, sai, e ascoltare e cercare di rappresentare il meglio che potevo per le persone senza voce. Se hai una bocca grande, potresti anche usarla per qualcosa di buono, come per le persone che non hanno voce.

Articolo originale pubblicato il 11 Giugno 2021