Covid19 - Nessuna da sola! Non dimentichiamoci delle lavoratrici sessuali - Roba da Donne

Covid19 - Nessuna da sola! Non dimentichiamoci delle lavoratrici sessuali

In tempo di misure anti Coronavirus a pagare un prezzo alto sono anche le/i sex worker, spesso giovani, straniere/i e abbandonate/i a se stessi a gestire l'emergenza sanitaria ed economica. È importante ricordarsi anche di loro.

La pandemia dovuta al Coronavirus ha messo in ginocchio centinaia di lavoratori, che hanno dovuto sospendere le proprie attività o, in molti casi, cessarle del tutto. Fra questi rientrano anche i sex worker, ovvero i lavoratori del sesso, categoria spesso “dimenticata” dalla società, poiché soggetta a facili pregiudizi, ma coinvolta in primo piano nella crisi scaturita dall’emergenza dovuta al COVID-19.

Prima di dare adito a facili critiche, occorre ricordare che la prostituzione in quanto tale non è illecita nel nostro Paese, essendo definita come uno scambio di servizi sessuali, mentre a essere illegale, semmai, è ogni altra attività collaterale a essa legata, come il favoreggiamento, lo sfruttamento, o l’organizzazione in luoghi chiusi come bordelli e il suo controllo da parte di terzi. In secondo luogo, provando per un attimo a sospendere davvero ogni giudizio di ordine morale o etico, non possiamo dimenticare che la gran parte delle sex worker non è in grado di accedere alle prestazioni sociali istituite come misure di emergenza dal Governo.

Per le prostitute non esiste la possibilità di accedere, ad esempio, al bonus da 600 euro previsto per alcune categorie professionali, né ad altre misure assistenziali previste nel decreto Cura Italia, con le drammatiche conseguenze che possiamo immaginare, soprattutto se pensiamo che molte delle sex worker che lavorano sul territorio italiano sono migranti, spesso giovanissime, sole e senza una rete familiare di riferimento. Altre, invece, sono madri che con il proprio lavoro forniscono il sostentamento per tutta la famiglia.

La situazione di profondo disagio e necessità in cui versano appare quindi lampante, tanto che non è escluso che molte possano decidere di continuare a lavorare, violando le regole, esponendosi quindi non solo alle conseguenze penali, ma anche, e soprattutto, a rischi enormi per la propria salute.

Per questo diverse associazioni hanno deciso di avviare una raccolta fondi per non lasciarle indietro, aiutando chi, in questo momento, si trova in una situazione di bisogno estremo.

L’appello

Fonte: produzionidalbasso.com

Parliamo di organizzazioni antitratta, unità di strada, collettivi di sex worker che da anni di occupano della tutela di una delle categorie lavorative maggiormente discriminate. Pia Covre, ex prostituta e oggi fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute, spiega a Certi Diritti:

Perché nessuno resti indietro nella battaglia contro il Coronavirus è necessario avviare una stagione di dibattito e di partecipazione. Chiediamo, con un appello al Parlamento e al Governo che non vengano dimenticati i lavoratori e le lavoratrici sessuali. Dopo la fase delle risposte emergenziali serve garantire da subito la vitalità delle istituzioni democratiche: si renda conto delle scelte fatte finora e soprattutto si discuta per migliorare le condizioni di molte persone rimaste escluse dalle misure di sostegno finora emanate. Per contribuire come società civile a questo dibattito veniamo in sostegno con le nostre proposte.

Con un documento presentato dalle nostre associazioni e reperibile sul sito certidiritti.org e aperto al sostegno delle associazioni, proponiamo l’istituzione di misure di sostegno economico ai lavoratori sommersi del sex work, la regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori sessuali migranti, misure per fronteggiare l’emergenza abitativa delle e dei sex worker (e più generalmente le categorie senza fissa dimora), la sospensione delle sanzioni per il contenimento degli spostamenti ai soggetti che possono dimostrare di non poter ottemperare alle normative per cause forza maggiore, la liberazione per le persone recluse nei CPR.

Le associazioni italiane seguono l’iniziativa già lanciata dall’International Committee for the Rights of Sex workers in Europe (ICRSE) e da TAMPEP, la rete europea per i diritti dei/delle sex worker migranti, che hanno espressamente chiesto ai governi europei misure concrete per chi ha visto la propria condizione di marginalità aggravata con l’emergenza sanitaria. Questo il testo dell’appello:

In questi giorni assistiamo alla straordinaria emergenza sanitaria che richiede al nostro Paese – e via via all’intero pianeta – l’adozione di misure straordinarie volte a contrastare la diffusione del Coronavirus. L’adozione di tali misure emergenziali ha comportato gravi conseguenze economiche, oltre che sociali, per qualsiasi parte della popolazione. A fronte di questa situazione il Governo ha ritenuto indispensabile intervenire con il Decreto n. 18/2020, cosiddetto ‘Cura Italia’.

È nostra premura ricordare attraverso questo appello alcune categorie rimaste escluse dai sostegni contenuti nell’atto in questione: i lavoratori dei settori sommersi, con particolare riguardo ai lavoratori e alle lavoratrici del sesso, fra i quali molti sono migranti e alcune potenziali vittime di tratta. Il coronavirus ha gettato in crisi milioni di persone. Per le prostitute e i prostituti, costretti dalla criminalizzazione, dallo stigma e dalla discriminazione a vivere nell’ombra, la crisi è più nascosta e rende anche più drammatica la loro condizione. Gran parte del lavoro sessuale implica un contatto personale – esattamente ciò che non dovremmo fare se vogliamo che la diffusione del virus venga contenuta.

[…] La chiusura o l’inaccessibilità di spazi di lavoro e l’impossibilità di accedere agli ammortizzatori sociali determinano drastiche riduzioni di reddito per questi lavoratori, aumentando la loro esposizione al rischio e rendendo ancora più vulnerabile chi già subisce i più alti tassi di violenza.

Chiediamo al Governo e ai parlamentari di entrambe le Camere di prendere urgentemente in considerazione, nel pieno rispetto delle procedure democratiche, le seguenti raccomandazioni:

  • introdurre un sostegno finanziario di facile accesso per i/le sex worker: le misure finanziarie per il sostegno al reddito devono poter includere anche le persone che – per scelta politica del legislatore – si ritrovano ad esercitare in un contesto non tutelato dalla legge e privo di strumenti previdenziali;
  • garantire, in questo periodo di emergenza, la regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori sessuali migranti e l’inserimento nei centri di accoglienza a chi ne faccia richiesta; sollecitare misure di liberazione per le persone recluse in virtù di misure legate alle politiche su immigrazione, al fine di limitare la diffusione del COVID-19 nelle strutture preposte (CPR);
  • adottare misure specifiche per l’emergenza abitativa riguardante i/le sex worker e più generalmente le categorie senza fissa dimora, in cui siano garantiti l’accesso alle misure di prevenzione ed eventualmente alle cure;
  • sospendere le sanzioni per il contenimento degli spostamenti ai soggetti che possono dimostrare di non poter ottemperare alle normative per cause forza maggiore, come nel caso degli ospiti di dormitori ai quali non è garantita la permanenza nelle strutture nelle ore diurne.

A queste raccomandazioni uniamo l’invito a valorizzare ulteriormente il lavoro capillare delle unità di strada afferenti alla rete antitratta che già operano instancabilmente e che in questa fase si ritrovano a fronteggiare, in solitudine, una situazione senza precedenti nella storia recente.

L’obiettivo della campagna di raccolti fondi italiani è di raccogliere 30 mila euro, necessari per coprire le richieste di aiuto in tutto il territorio nazionale. Qui trovate tutte le associazioni che aderiscono al crowdfunding.

Come donare

Le donazioni saranno addebitate sul conto corrente gestito dal Comitato per i diritti civili delle prostitute, associazione fondata nel 1982 da Pia Covre, Carla Corso e altre colleghe proprio con il preciso intento di tutelare i diritti delle prostitute in Italia, che ha permesso, negli ultimi 20 anni, di accogliere nei propri alloggi più di 200 donne e trans, italiane e migranti, vittime di tratta.
L’ente distribuirà le donazioni attraverso la Rete composta da tutte le associazioni e unità di strada impegnate da anni al fianco delle sex worker, che raccoglieranno localmente, nei territori di competenza, le diverse richieste d’aiuto, valutandone la necessità e l’urgenza.

La distribuzione dei soldi raccolti

La somma raccolta servirà per acquistare e distribuire pacchi alimentari e generi di prima necessità, ma anche farmaci e presidi sanitari; potranno inoltre essere usati per il pagamento delle utenze e dell’affitto per le sex worker che versano in condizioni di grave indigenza.

La situazione di urgenza estrema in cui versano categorie professionali giudicate “più nobili” non toglie, e non deve farlo, importanza alla causa delle (e dei) sex worker, che hanno ogni diritto per vivere dignitosamente e per essere tutelati, esattamente come ogni altro cittadino. Per far capire la situazione drammatica in cui versano molti di loro, abbiamo raccolto alcune testimonianze in gallery.

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Fonte: web

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