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Galleria: Chi era Kiki de Montparnasse e perché fu l’amante più ambita di Parigi

Chi era Kiki de Montparnasse e perché fu l'amante più ambita di Parigi

La storia di Kiki de Montparnasse, attrice, cantante, musa di Man Ray e vera regina della Parigi degli Anni Venti

Il suo vero nome era Alice Prin, ma per tutti era Kiki de Montparnasse. Nata nel 1901 da una famiglia povera, che viveva nella campagna francese, grazie al suo carisma e alla sua bellezza riuscì a conquistare i più esclusivi circoli artistici della Ville Lumière. Fu così che divenne la vera regina della Parigi degli Anni Venti.

Oltre alla sua bellezza magnetica e al suo corpo sinuoso, che molti fotografi hanno ritratto senza veli, Kiki de Montparnasse aveva qualcosa di inusuale per una donna dei suoi tempi: la piena consapevolezza della propria immagine. Grazie ai suoi capelli corvini, ai tratti particolari del suo viso e alla pelle d’alabastro, era il sogno vivente di molti artisti, come ricorda un articolo del Guardian. Lei, però, non si accontentava di restare una musa silente per pittori e fotografi, voleva essere uno spirito libero.

Invece di calarsi nei panni dell’oggetto sessuale, come molte altre donne del suo tempo, scelse di diventare attrice, cantante, pittrice e scrittrice. Per farlo, dovette prima accettare numerosi lavori umili o particolari. Nella sua biografia raccontò persino di aver lavorato in una legatoria, occupandosi di realizzare le copie del Kamasutra. Era una donna senza inibizioni, che amava passare dai panni della fragile fanciulla a quelli della dama dell’Alta Società. Per lei spogliarsi era facile quanto indossare un filo di perle e un abito da sera, per andare a bersi un drink con l’amico Ernest Hemingway.

Stando alle testimonianze di quel periodo, quando lei entrava in una stanza la illuminava grazie alla sua presenza. Come da lei raccontato nella sua biografia Memorie di una modella, (a lungo censurato negli Stati Uniti) fin da giovane seppe benissimo come sfruttare la sua avvenenza, arrivando a imbottire il reggiseno di stracci, mostrando il seno per pochi soldi e flirtando con gli uomini per farsi pagare da mangiare e da bere, soprattutto con gli artisti.

Secondo le sue stesse parole, ricordate dalla rivista Il Libraio, Amedeo Modigliani era un tipo irritante e “faceva tremare da capo a piedi”, Moise Kisling la “chiamava bagascia e puttana sifilitica” e Man Ray, invece, aveva “un’aria misteriosa”. Era amica anche di Jean Cocteau, Julian Mandel, Francis Picabia, Alexander Calder e molti altri artisti, ma fu proprio Man Ray a ritrarre il suo corpo e a trovare continua ispirazione nella sua anima tormentata. Kiki de Montparnasse e il fotografo americano furono amanti per sei anni, durante i quali lui le scattò centinaia di foto.

“Man Ray disegnava e truccava il viso di Kiki con le sue stesse mani”, raccontò Kay Boyle, uno scrittore americano che conosceva entrambi e che descrisse il modo in cui Man Ray la trasformava in un’opera d’arte in carne e ossa. “Cominciava rasando le sue sopracciglia, per coprirle con qualsiasi colore avesse scelto come maschera in quel particolare giorno… A volte le sue ciglia erano color rame e altre volte blu, oppure d’argento o di giada”.

Una foto, in particolare, rappresenta il simbolo dell’intera carriera artistica di Man Ray. Nello scatto intitolato Le Violon d’Ingres, Kiki de Montparnasse è ritratta nuda, di spalle, vestita solo con un turbante e un paio di orecchini e con due chiavi di violino disegnate sulla schiena. Il suo corpo morbido, che richiamava la forma di un violoncello, è diventato così protagonista di una delle immagini più famose della storia dell’arte.

Spigliata, divertente e ironica, Kiki de Montparnasse non riuscì tuttavia a liberarsi dei suoi demoni personali. L’abuso di sostanze stupefacenti la fece precipitare in una spirale negativa, che culminò nella sua morte, a soli 53 anni. Il suo volto, però, vive ancora nelle innumerevoli opere che lei ha ispirato e che riflettono l’ostinazione di una donna che voleva semplicemente vivere a modo suo.

Secondo Ernest Hemingway, che scrisse la prefazione della sua biografia, Kiki era “un monumento: dominò l’epoca di Montparnasse più di quanto la Regina Vittoria non abbia dominato l’epoca vittoriana”. E aggiunse anche: “Eccovi un libro scritto da una donna che non fu mai una signora. Per circa dieci anni Kiki fu lì lì per essere una regina, ma questo naturalmente è molto diverso dall’essere una signora”.

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