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Galleria: Il rituale del Brutal Black: fare tattoo per provare e infliggere più dolore possibile

Il rituale del Brutal Black: fare tattoo per provare e infliggere più dolore possibile

Tatuaggi non belli ma che infliggano più dolore possibile: è l'incredibile (ma reale) intento del progetto Brutal Black, in cui quello che si ricerca è soprattutto l'origine del rituale del tattoo e il lavoro compiuti su se stessi e sulla propria soglia di sopportazione.

I tatuaggi sono ormai diventati un vero e proprio fenomeno di costume, amatissimi soprattutto dai giovani e spesso fonte di discussione fra genitori e figli. Nell’incidersi disegni e scritte sul corpo, però, è normale avvertire anche un po’ di dolore, chi va a farsi un tattoo ne è ben consapevole, anche se opinioni diverse in proposito sostengono che ci siano punti più o meno sensibili e che, dopo tutto, molto dipenda dalla soglia soggettiva di sopportazione.

In generale, diciamo che chiunque prenda appuntamento da un tatuatore deve mettere in conto di soffrire un minimo; ma, certo, pagare proprio affinché questo dolore sia inflitto è tutt’altra cosa.

Se esiste Brutal Black Project, comunque, significa che ci sono persone disposte davvero a cercare la sofferenza più del bel tatuaggio; questo, infatti, è il nome di un progetto nato dalla collaborazione tra tre tatuatori, Valerio Cancellier, Cammy Stewart e Phillip “3Kreuze”, che mira appunto a far passare in secondo piano l’aspetto estetico del tatuaggio, in favore del dolore inflitto ai clienti durante la seduta di lavorazione. Insano senso sadico o nuovo trend nell’industria dell’ink? Via libera alle opinioni, anche se i tre autori del Brutal Black, che è un progetto itinerante, senza sede fissa, e che ha luogo periodicamente, tengono a precisare che la cosa davvero importante di un’esperienza con loro sia il recupero del rituale che è alla base del tatuaggio. Si tratta, come spiegano nell’edizione inglese di Vice, di “riscoprire la dimensione tribale del tatuaggio, ormai dimenticata e distrutta dalla moda, dalla cultura pop, dai media, e diventata finta, di plastica“. Fare incisioni, di solito completamente nere, ai propri clienti, infliggendo loro il maggior dolore possibile, permette di “rompere barriere e andare oltre quello che si pensa che un corpo umano possa tollerare“. I risultati sono ben visibili sulla pagina Instagram del progetto, ma attenzione, alcune immagini sono davvero per stomaci forti!
Il ricordo lasciato sulla pelle, in sostanza, funge da memoria per ciò che si è appreso durante la seduta, compresa la nuova consapevolezza e sopportazione del dolore. Una sorta di monito, insomma.

Pazzia, cultura? Ciascuno è libero di avere la propria idea, quel che è certo, però, è che i clienti ai tre tatuatori “brutali” sembrano non mancare, tanto che, sulla loro pagina Facebook ufficiale, è possibile controllare periodicamente e prenotarsi per i prossimi appuntamenti con le sessioni di tatto… pardon, di dolore.

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