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Billie Jean King, la donna che vinse "La battaglia dei sessi"

Grande tennista, Billie Jean King non solo ha cambiato il ruolo delle donne nel suo sport, ha vinto "la battaglia dei sessi", lottando contro il sessismo imperante nell'intera cultura americana.

Le donne che hanno cambiato il corso della storia non hanno indossato solo corone, e non hanno solo guidato imperi vastissimi o stati in grado di decidere le sorti della politica estera. Billie Jean King, nata Moffitt, infatti, indossava un gonnellino, e impugnava non uno scettro ma… una racchetta da tennis.

Lei, nata a Long Beach, in California, nel 1943, condivide il giorno del compleanno, il 22 novembre, con un evento tragico della storia contemporanea, l’assassinio del presidente Kennedy. Anche Billie Jean, a suo modo, sottovoce e in punta di piedi, della storia è entrata a far parte, oltrepassando il confine del puro ambito sportivo per rappresentare una vera e propria rivoluzione femminista a livello culturale e sociale. Non era solo il suo modo grintoso e sfrontato di giocare a tennis a renderla “diversa” dalle aggraziate figure femminili che allietavano i campi in terra rossa o in erba; lo sport, a cui era stata indirizzata dai genitori Bill e Bett, entrambi ex atleti con discrete qualità, ad appena 11 anni divenne per lei il terreno su cui combattere la più importante delle battaglie: quella della parità dei sessi. Non a caso, a Billie Jean e alla partita che cambiò, almeno in parte, la storia delle donne nella società americana, sicuramente nel tennis, è dedicato il film La battaglia dei sessi, uscito nelle sale americane il 22 settembre 2017 e in Italia il 16 ottobre, con Emma Stone nei panni della tennista californiana.

Il titolo della biografia cinematografica, diretta da Jonathan Dayton e Valerie Faris, non è casuale, ma prende il nome proprio dalla partita più importante mai giocata da Billie Jean… ma andiamo con ordine. Billie Jean a soli 15 anni gioca già a livelli molto alti per la sua età, fino a che, nel 1961, il suo talento esce limpido, quando assieme a Karen Hantze Susman si aggiudica il doppio a Wimbledon, con conseguente record per essere le giocatrici più giovani a vincere. Frequenta la California State University di Los Angeles, partecipando a tornei e dando lezioni per guadagnare qualche soldo dato che, a quei tempi, gli sponsor e gli incassi non giravano certo sulle cifre faraoniche cui siamo abituati oggi. Proprio all’università, in cui si laurea nel ’64, conosce Larry King, che diventerà suo marito, nello stesso periodo in cui Billie Jean prenderà la consapevolezza di voler fare del tennis il proprio mestiere. I suoi allenamenti si fanno più intensi e duri, i risultati arrivano: nel 1966 vince, per la prima volta, da sola a Wimbledon, successo che ripete anche nel ’67, e poi nel ’68. In una sequela di vittorie, Billie Jean si guadagna la fama vincendo gli U.S. Open, gli Australian Open, i French Open, Grand Slam. È il periodo delle rivolte studentesche e della rivoluzione sessuale, il 1968, lei è sul tetto del mondo fra le tenniste, può permettersi di prendere parte alle proteste delle donne che reclamano maggiori diritti e di essere equiparate agli uomini, fa capire chiaramente di non sopportare la discrepanza evidente che esiste, nel tennis, tra le paghe maschili e quelle femminili, con le prime spesso 10 volte più alte delle altre. Per protesta, Billie Jean lascia, nel 1973, il circuito tradizionale, fondando con altre tenniste la Women’s Tennis Association, e promette di boicottare gli US Open partecipando invece al Virginia Slims Tour, sponsorizzato da una marca di sigarette per donne. Lì arriva a ottenere premi da 100 mila dollari, una bella differenza rispetto ai 1500 che le venivano offerti dal circuito tradizionale. Eppure Billie Jean si rende conto di essere un’eccezione rispetto alle colleghe, e non le basta, arriva persino ad allenare gli uomini. Il boicottaggio messo in atto ha però gli esiti sperati, gli US Open accettano di equiparare i premi femminili a quelli degli uomini, gli altri invece instaurano un braccio di ferro.

È in questo contesto che arriva l’episodio che inciderà il nome di Billie Jean King nella storia sportiva, ma non solo. Bobby Riggs, un ex campione numero uno del ranking per ben tre volte, chiede di battersi con lei. Lui si è fatto portavoce del movimento maschilista americano, e si autoproclama “maiale maschilista” . Ha già sconfitto Margaret Court, detta “il braccio”, che si è lasciata intimidire dalla sudditanza psicologica del cinquantacinquenne. Le dichiarazione di Riggs – nel film interpretato da Steve Carrell – sono quelle sentite migliaia di volte: le donne devono state in cucina, non sopportano lo stress, è giusto che siano pagate meno perché inferiori geneticamente, in tutti i settori. È ovvio che la sfida che Billie Jean accetta non si limita a lei contro Riggs, ma investe tutto un intero movimento, tutta una cultura che vuole emergere e un’altra, quella maschilista, che deve essere schiacciata.

Se desiderate vedere il film non leggete oltre, perché stiamo per spoilerare il finale della vicenda, che comunque è storia: fingendo di assecondare il carattere goliardico dell’evento, Billie Jean si presenta all’appuntamento allenatissima e concentrata, e allo Houston Astrodome strapieno, dove arriva adagiata su una lettiga portata da culturisti,  si sbarazza di Riggs in tre set, come da lei promesso: 6-4, 6-3, 6-3.  “Se avessi perso avrei ricatapultato le donne indietro di 50 anni“, dirà dopo quella vittoria epocale, una frase riportata anche da Marie Claire.

Ma la vittoria contro lo sciovinista Riggs non è l’unica che ha sancito un deciso passo in avanti nella battaglia dei sessi: Billie Jean è anche la prima atleta nella storia a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità, segreto che il marito conosceva da tempo e che ha pazientemente mantenuto, fino al divorzio amichevole, nel 1987. Diventerà una portabandiera dei diritti Lgbt, innamorata della compagna  Marilyn Barnett, ed entrerà  nella International Tennis Hall of Fame. Il suo ritiro, avvenuto nel 1983, non le ha comunque impedito di essere capitano della squadra olimpica di tennis nel 1996 e anche nel 2000. Nel 2006 la struttura che ospita gli US Open viene chiamata Billie Jean King National Tennis Center in suo onore.

Billie Jean King ha lottato con determinazione, con sacrificio, con una volontà di ferro contro i pregiudizi e il sessismo imperante. Perché le regine, a volte, quelle che cambiano la storia, non hanno solo una corona in testa… a volte possono anche stringere una racchetta.

Billie Jean King, la donna che vinse “La battaglia dei sessi”

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