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Galleria: “Noi, da ex bullizzati, aiutiamo quei ragazzi che soffrono e che nessuno vede”

Nadia, oggi a 19 anni è tornata a vivere

"Noi, da ex bullizzati, aiutiamo quei ragazzi che soffrono e che nessuno vede"
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Questo contenuto fa parte della rubrica “Le interviste di RDD”

Fonte: web

Sono sempre stata una ragazza silenziosa, una bambina silenziosa. Riuscivo bene nelle attività silenziose, trasparenti, come ascoltare. Ascoltare, saperlo fare, è essenziale. Ma non riuscivo a fare rumore! Parlare con i miei coetanei, che mi consideravano strana a scuola. Parlare in famiglia. Liberarmi del peso dell’inquietudine che mi costringeva a guardare i miei piedi quando camminavo.
Tante sofferenze accumulate sin dall’infanzia. Mi sentivo sopraffare dagli eventi.

A scuola i miei compagni di classe mi ferivano con le parole, parole di rasoio, così taglienti da bruciare. Tagliavo e sfregiavo ogni parte del mio corpo, per calmare l’ansia, per rendere visibile il dolore interno. Mi concentravo sempre di più sullo studio, prendevo ottimi voti, ma il rendimento scolastico iniziò a calare inevitabilmente. Mi chiusi nella mia campana di vetro.

Non riuscii più a presentarmi a scuola, non avevo la voglia né le energie. I miei insegnanti e i miei genitori si accorsero della mia depressione sempre più evidente, iniziai a parlare con una psicoterapeuta, chiesi aiuto alle persone che mi volevano bene. Conobbi Giulia e il suo Biancospino. Avevo 14 anni e Giulia era un’anima buona che sapeva ascoltare.

Iniziai a prendere farmaci, continuai la terapia. Iniziai a conoscere persone nuove, a uscire di casa. In quel periodo per me era come infilare il dito in più torte, assaggiarne i sapori per la prima volta e sentire cosa mi piacesse. Volevo capire cosa fosse più adatto per me. Avevo bisogno di risvegliarmi, accendermi!

Ora ho quasi 19 anni. Non mi taglio più, sono iscritta al liceo, sono sempre molto sensibile, nel corso di questi anni ho avuto ricadute. Alti e bassi. Sono cresciuta, mi conosco meglio e sono vivacemente curiosa della vita. Ho delle grandi passioni che porto avanti.

C’è una storia che dice così: dentro ognuno di noi vivono due lupi, un lupo buono e uno cattivo, in lotta fra di loro. Ma chi vince? La leggenda risponde che vince il lupo a cui noi diamo da mangiare. Ma io credo che serva tenere in considerazione entrambi i lupi, sì, anche il lupo cattivo. Tutte le nostre parti parlano, i nostri pensieri sono preziosi e ci dicono cose fondamentali.

Convivere con il dolore e trarne insegnamenti e bellezza è importante.
Non è facile, spesso non lo è per niente. Le mie spalle sono più forti di un tempo, sono sempre in evoluzione, come tutti.

Anni fa pensavo che la situazione di buio in cui mi ero bloccata non sarebbe mai cambiata. Ma il cambiamento non è prevedibile, mai. Ciò che ho vissuto io viene vissuto da molti altri adolescenti, con sfumature diverse magari. Non siamo soli.