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Asia Argento, Fabrizio Corona e la suocera: quel triangolo che non ci riguarda più

Masochista, coraggiosa, semplicemente libera. Asia Argento può essere tutte e tre le cose o nessuna, sta di fatto che i (pre)giudizi sulla sua storia con Fabrizio Corona sono il frutto della necessità di parlare a tutti i costi di qualcosa che non si conosce.

La coppia che non ti aspetti, quelli che appena hanno iniziato a frequentarsi e già sai che scateneranno giornali di gossip, benpensanti dell’ultim’ora, detrattori e chissà chi altro.

Un tempo, nell’affascinante epoca del romanticismo parigino in cui si muovevano Verlaine, Rimbaud e Baudelaire, sarebbero forse stati definiti poète maudit, poeti maledetti: perché Asia Argento e Fabrizio Corona indiscutibilmente sono due animi tormentati, due che non sono uniti solo dai tatuaggi, ma anche da quel desiderio estremo di indipendenza, di anarchia che spesso e più volte nelle loro vite gli si è ritorto contro.

Sia chiaro un punto: che sulla vicenda sentimentale di Asia e Fabrizio prima – vera, presunta o trovata commerciale che sia, da grande genio del marketing quale è Corona, formato da anni di paparazzate e gossip, vedasi ultimo exploit al Grande Fratello, Vip, per dire – e sulla questione Asia, Fabrizio e madre di lei poi, non c’è nulla da dire, se non fosse che chiunque ne sta parlando e allora, forse, una riflessione ci sta.

Ma è una riflessione che non può fare altro che sospendere ogni giudizio, o limitarsi a prendere le distanze da ciò che, inesorabilmente, non si può capire perché non lo si vive.

Che Asia Argento sia una donna problematica e complessa è cosa nota a tutti. Perché ci abbia riservato questo coup de théâtre, invece, non è dato sapere.
Certamente questa sua nuova inedita e sorprendente scelta sentimentale ha fatto clamore, non solo fra i critici di Corona, ma anche tra chi ha sempre sostenuto Asia, in un momento fra i più difficili – eufemismo – della sua vita e della sua carriera, eletta prima a paladina del femminismo di nuova generazione, quella che trova il coraggio di denunciare gli sporchi giochi di potere che si nascondono dietro il dorato sipario di Hollywood, e poi gettata via, insultata, umiliata, tacciata di opportunismo, falsità, ipocrisia e da tutta una serie di epiteti che troppo facilmente, e con troppa leggerezza, sono volati soprattutto sugli improvvisati tribunali via social. Ora chi sperava di poterla eleggere a modello ispirazionale si è sentito, forse, tradito. Come se la scelta dell’uomo da amare – o da frequentare, nel caso specifico – fosse criterio valido per buttare all’aria decine di idee che si condividono e si apprezzano. Ma forse anche su questo suo sentire si può sindacare se non sia l’applicazione di un ennesimo pregiudizio.

Chiaro che la maggior parte di noi donne non ammetterebbe mai una relazione con Fabrizio Corona, ma forse anche in questo sta l’estrema libertà (leggi anche eventuale masochismo o follia?) di Asia che, in un momento, in cui dopo l’affaire Weinstein, il suicidio del compagno Anthony Bourdain e la denuncia di Jimmy Bennett che dal banco degli accusatori l’ha improvvisamente catapultata a quello degli imputati, con la mannaia di Fremantle Media che si è abbattuta sulla sua testa eliminandola dal ruolo di giudice a X Factor, non aveva certo bisogno di questa boutade, se non per mettere ulteriori braci sul suo rogo da strega. Eppure lo ha fatto.

Coraggio, follia, coerenza con se stessa.

Perché ad Asia, in fondo, non importa di rischiare, di prendersi gli sguardi di disappunto degli altri, di attirarsi le antipatie; non le importava quando, dopo aver denunciato gli abusi di Weinstein, gran parte dell’opinione pubblica si soffermava appena sulla gravità dei comportamenti del produttore chiosando con un laconico “Oh” scandalizzato, preferendo puntare il dito su di lei, perché ci aveva impiegato troppo a ricordarsi di essere stata violentata, e mettere in discussione la sua credibilità, sostenendo che non si potesse avere una storia pluriennale con un uomo che si accusava di tali orrori. Non le è importato neppure quando, nel momento massimo di fragilità, dopo il suicidio del compagno, l’empatia e il senso di solidarietà del genere umano nei suoi confronti hanno rasentato lo zero, e più d’uno ha avuto l’ardire di provare a metterle, sulla coscienza, anche il peso della responsabilità di quella morte.

Chiaro quindi come, soprattutto in questo caso, non sia toccata da quello che può essere detto sul suo neonato rapporto con Corona. Come è giusto e sacrosanto che sia, perché che Asia Argento sia masochista, autolesionista o sinceramente innamorata, questa è e deve rimanere una questione sua, e le opinioni, falsate spesso dal pregiudizio, nostre o di chiunque altro contano come potrebbero contare durante un’amichevole conversazione da bar.

Stesso discorso dicasi sul triangolo con la madre, in cui quel “Fottiti” gridato di pancia la affossa nel girone delle figlie ingrate alla sacra figura materna, ma che di fatto, come ben sappiamo e senza riferimenti al caso specifico, spesso così santa non è.

Chi ha immediatamente gridato al disonore familiare dovrebbe forse non commettere l’errore di ricadere, anche in questo caso, nell’ennesimo pregiudizio-baluardo contro cui Asia si è scagliata, peraltro privatamente, visto che non è stata lei a rendere nota la chat della conversazione o i dettagli sull’affido della figlia.

Questa non è una difesa di Asia Argento da un mondo brutto e cattivo. Perché per difendere qualcosa o qualcuno serve una profonda conoscenza di ciò che si difende e qui manca, a noi e un po’ a tutti quelli che ne parlano per la verità.

Forse Asia è una donna che ha bisogno di aiuto, forse è una donna coraggiosa e rivoluzionaria che sta facendo le sue scelte contro tutti e contro tutto; quello che poi, a dirla proprio tutta, vorremmo poter essere un po’ tutti noi, liberandoci dall’oppressivo vestito dello yes man, dai panni dell’amica perennemente comprensiva, della nuora ossessivamente rispettosa o della moglie tenacemente devota. E in questi casi, allora, si parla per malcelata invidia, al massimo, non certo per ergersi a paladini che intendono preservare l’integrità di Asia Argento e di risparmiarle altro dolore. Forse, infine, Asia è vittima di un meccanismo masochistico. Forse è tutte queste tre cose e altro ancora, oppure nessuna di esse.
Di sicuro sarà Asia a pagare il prezzo di tutto questo. Non sua madre, né nessuno di chi oggi si sente in diritto di giudicarla per l’ennesima volta. Nel bene e nel male sarà sempre e solo lei a convivere con il fardello che comporta l’essere folli, incoerenti, masochisti, liberi.

Sfogliate per ripercorrere le vicende di questo “triangolo” tortuoso.

Asia Argento, Fabrizio Corona e la suocera: quel triangolo che non ci riguarda più

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