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Adolescenti e social, le confessioni: "Hai mai mandato foto intime al tuo ragazzo?"

Lo studio dell'Osservatorio sulla violenza e gli stereotipi di genere ha rilevato come la pratica di sexting (cioè inviare foto e video intimi al partner) sia molto diffusa tra gli adolescenti, forse non consapevoli pienamente delle conseguenze.

Tra chi ritiene che sia uno strumento diabolico e dannoso e chi lo ritiene indispensabile alla vita di tutti i giorni, la verità sta nel mezzo. Internet è un utile strumento che, se utilizzato male, può fare seri danni.

Uno degli argomenti più difficili da trattare e più preoccupanti è l’uso del web a fini sessuali. Secondo uno studio dell’Osservatorio sulla violenza e gli stereotipi di genere a cui hanno collaborato Terre des Hommes e ScuolaZoo, 6 adolescenti su 10 passano la maggior parte del tempo sui social. Di questi, una ragazza su 5 ammette di praticare il sexting, cioè l’invio di immagini intime.

Adolescenti e social, le confessioni: “Hai mai mandato foto intime al tuo ragazzo?”

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Il campione dell’indagine è di 1262 ragazze tra i 13 e i 20 anni e le interviste sono state eseguite tra gennaio e febbraio 2018. 4 ragazze su 10 dicono di aver visto circolare sul web video erotici amatoriali e il 37,4% delle intervistate considera “ragazze facili” le coetanee che praticano il sexting.

“I dati dell’indagine che abbiamo realizzato con ScuolaZoo lasciano intuire quanto il fenomeno del sexting sia più diffuso di quanto si possa immaginare – afferma Paolo Ferrara, responsabile della comunicazione e delle raccolte fondi di Terre des Hommes Italia -. Da questa indagine emerge con chiarezza il bisogno delle nuove generazioni di sentirsi sempre connessi. Ma sapere tutto di tutti, vedere e commentare le azioni altrui praticamente in tempo reale non aiuta a sentirsi meno soli, anzi. Il paradosso sta proprio nel fatto che più tempo si passa sui social network e più aumenta la sensazione di essere isolati dagli altri”.

Infatti, alla domanda “Ti sei mai sentita sola?”, l’85,8% delle intervistate ha risposto in modo affermativo.

Forse a causa di alcuni fatti di cronaca che hanno avuto grande risonanza (come il suicidio di Tiziana Cantone, il cui video hard era stato divulgato senza il suo consenso) o forse perché si sta prendendo consapevolezza del mezzo, i ricercatori hanno rilevato un’attenzione maggiore dei giovani a questi temi.

Il 94,3% delle ragazze, infatti, afferma che la diffusione di loro immagini intime comporterebbe un dolore pari alla violenza fisica e un’umiliazione difficile da sopportare. Una ragazza su tre afferma di essere stata vittima di episodi di cyberbullismo e più della metà vi ha assistito. Inoltre, 8 adolescenti su 10 ritengono fastidiosi i commenti sui social sul proprio aspetto fisico.

Il capitolo molestie sessuali è particolarmente delicato. Diventato di attualità in tutto il mondo dopo lo scandalo Weinstein, i ricercatori hanno cercato di capire cosa intendono le giovani per molestia. Il 69% delle ragazze ritiene molestia qualsiasi contatto invadente e indesiderato e il 66,5% di loro collega la molestia a un comportamento sessuale. Per il 40,1% molestia non comporta necessariamente il contatto fisico, quindi sono incriminati anche commenti a sfondo sessuale. Anche lo stalking viene compreso all’interno della definizione di molestia dal 39% delle intervistate.

Il 12% delle adolescenti dichiara di aver subito molestie o violenza. Sul sesso, secondo i ricercatori, prevale un’idea romantica, infatti il 78% delle ragazze sostiene che i rapporti sessuali siano scambi di affetto tra due persone che si amano. Ma c’è un 5,5% da non sottovalutare che ritiene il sesso un’imposizione.

Triste constatare che persistono alcuni stereotipi. Il 15% ritiene che una ragazza vestita in modo provocante “se la va a cercare” e il 23,2% pensa che il ruolo principale della donna sia quello di madre.

“È necessario contrastare non solo la violenza e le discriminazioni di genere con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione – sostiene Ferrara -, ma anche questa tendenza di fondo a cercare nei social e nei device una risposta alla propria solitudine, con il rischio di generare nuova ansia e un ulteriore senso di isolamento”.