
Forest bathing: cos'è e dove farlo in Italia
Dove si può fare forest bathing in Italia? Quest'attività riscuote sempre più successo. Il segreto: è una pratica salutare per la mente.

Dove si può fare forest bathing in Italia? Quest'attività riscuote sempre più successo. Il segreto: è una pratica salutare per la mente.

Quando arriva la bella stagione, è possibile che un amico o un’amica propongano l’ennesima attività all’aria aperta, come il forest bathing. Tuttavia ci sono un po’ di dubbi da sgombrare subito: innanzi tutto non si tratta di un’attività che si esplica solo in primavera o in estate (ovviamente con le dovute accortezze), e in secondo luogo non si tratta semplicemente di un’attività fisica. Si tratta di benessere a tuttotondo, benessere che coinvolge anche la mente oltre al corpo. Scopriamo allora cos’è il forest bathing e quali benefici porta con sé.
Il forest bathing ha diversi nomi. Ne esiste perfino uno in italiano: silvoterapia. Ma probabilmente i più noti sono quello anglofono – forest bathing appunto – e quello nipponico Shinrin-yoku. Quest’ultimo significa letteralmente “bagno nella foresta” e descrive abbastanza bene ciò in cui consiste questa pratica dai risvolti antichi: si tratta di una permanenza, attraverso una passeggiata lenta, lentissima, un fermarsi in contemplazione con tutti e cinque i sensi della foresta, della natura. Il coinvolgimento sensoriale è massimo ed è volto al rilassamento terapeutico.
La pratica era conosciuta fin dai tempi dell’Impero Romano: ne scrisse, ad esempio, Plinio il Vecchio, sostenendo che potesse giovare alla guarigione della tisi o accelerare il processo di convalescenza dopo una lunga malattia. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e per tutto il Medioevo, sono stati attribuiti ai terpenoidi, molto presenti nelle foreste di conifere, capacità analgesiche, antinfiammatorie, antibiotiche, sedative, antitussiche e rilassanti.
Dal XIX secolo in poi, la pratica si è diffusa in diversi Paesi, come Finlandia, Corea del Sud e Stati Uniti in particolare, dov’è molto fiorente (soprattutto in California). Il boom in Giappone si è registrato intorno agli anni ’80 del Novecento, spiega il National Geographic, quando il forest bathing è stato considerato una risposta filosofica alla cementificazione dilagante: in altre parole, si prendevano le distanze dalle città costruite sul verde, un po’ come avrebbe voluto fare il ragazzo della via Gluck nella celeberrima canzone.

Fare un bagno di natura è molto positivo sia per la salute mentale che per quella fisica. La pratica del forest bathing è infatti connessa a molti benefici:
Per godere di tutti i benefici del forest bathing è però importante farlo nella maniera giusta. Un esempio può essere “spogliarsi” per il tempo di permanenza in natura, di tutti i device digitali: il detox digitale è un obbligo, o si farà molta fatica a sperimentare ciò che di bello e buono questa pratica porta con sé.
In Italia siamo molto fortunati perché i posti per fare un bagno in natura sono tantissimi: la Penisola è infatti un susseguirsi di boschi, foreste e scenari da sogno immersi in contesti naturali. Qui di seguito ve ne consigliamo alcuni, ma siamo sicure che anche vicino a casa vostra si trova uno spazio in cui godere dei benefici del forest bathing.
Fra i luoghi in cui fare forest bathing in Italia c’è una località splendida: si tratta dell’Oasi Zegna di Bielmonte, a poche decine di chilometri da Biella. Qui esistono diversi boschi di faggi, e il periodo migliore in cui visitarla è di solito quello tra giugno e settembre.
Particolarmente suggestivo – anche grazie alla vista mare – è il Parco Regionale della Maremma, in provincia di Grosseto. È molto organizzato, e a disposizione dei visitatori e delle visitatrici si sono diverse attività, come per esempio un percorso di 4 chilometri che giunge in località Ponte delle Tartarughe. Niente paura: una guida sarà con voi per tutto il tempo.
A cavallo tra Toscana ed Emilia Romagna c’è il Parco nazionale delle Foreste Casentino, sull’Appennino. Si tratta di un’area protetta dal 1993, costellata di abeti bianchi, aceri, tigli, faggi e abeti. Particolarmente suggestivo è l’Eremo di Camaldoli.

Patrimonio Unesco nel programma Uomo e Biosfera è la riserva naturale di Collemeluccio-Montedimezzo, situata sull’Appennino molisano. Oltre al verde, si può ammirare (e ascoltare) l’azzurro e i gorgoglii dell’acqua del fiume Trigno e del torrente Salcito.
Non ha grande bisogno di presentazioni il Parco nazionale d’Abruzzo con i suoi imponenti faggi. È apprezzato in diverse stagioni: anche in inverno i percorsi sono possibili, purché si indossino le ciaspole. Interessante il percorso che giunge al santuario di Monte Tranquillo – ma è solo per camminatori e camminatrici esperte, dato che è lungo 16 chilometri – oppure si possono ammirare e annusare i licheni del Bosco della Difesa di Pescasseroli.
Sui Monti Nebrodi, la presenza del Bosco di Malabotta è un tesoro storico. Si tratta infatti di una foresta antica che ospita faggi, querce, castagni e lecci.
Da provare infine il Parco del Respiro di Fai della Paganelli in provincia di Trento. In un percorso adiacente a diversi ruscelli, si possono ammirare faggi, abeti rossi e pini silvestri.

Vorrei vivere in un incubo di David Lynch. #betweentwoworlds
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