A pochi chilometri da Roma, tra natura incontaminata e testimonianze artistiche, raccontano la storia millenaria del monachesimo

A pochi chilometri da Roma, immerso in una valle ricca di storia e natura, si trova un tesoro poco noto ma di grande valore culturale e spirituale. Questo complesso rupestre, formato da grotte naturali e artificiali, si sviluppa lungo le rive del fiume Aniene, che nei secoli ha modellato la roccia creando un ambiente unico tra i monti Tiburtini e Lucretili.

La loro importanza storica è legata soprattutto alla presenza di San Benedetto da Norcia, fondatore dell’ordine benedettino e figura centrale del monachesimo occidentale.

Un patrimonio tra natura, arte e spiritualità

A circa 40 km a est della capitale e a soli 2 km dall’abitato di Vicovaro, si può visitare un sito che racconta secoli di vita monastica e di devozione. La sommità della rupe è dominata dall’antico convento di San Cosimato, posto in posizione panoramica e suggestiva, a strapiombo sulla valle dell’Aniene.

San Benedetto
La figura mistica di San Benedetto – (robadadonne.it)

Le grotte, inizialmente frequentate da piccoli gruppi di anacoreti a partire dal IV secolo, divennero ben presto un centro di vita eremitica. La fama di santità di un giovane San Benedetto, che si era ritirato nelle vicinanze, spinse i monaci di Vicovaro a cercare la sua guida per riorganizzare la comunità. Il Santo trascorse qui circa tre anni, cercando di imporre una regola monastica basata sul rigore, la preghiera e il lavoro, senza però riuscire a ottenere piena adesione, tanto da incorrere nell’ostilità di alcuni confratelli.

La visita agli eremi inizia dalla discesa di una scala laterale rispetto alla facciata della chiesa del convento di San Cosimato. Si accede così a una vasta grotta naturale, in parte destinata a ossario e successivamente murata. Proseguendo, si apre una cappella rupestre dedicata a San Michele Arcangelo, dove secondo la tradizione si sarebbe consumato il tentato avvelenamento di San Benedetto. Questo ambiente è impreziosito da affreschi attribuiti ad Antonio Rosati (1636-1683), pittore e chierico locale, autore anche degli affreschi della chiesa soprastante.

Gli affreschi, seppur non perfettamente conservati, mostrano una narrazione iconografica ricca e significativa: sulla destra è raffigurato il tentato avvelenamento del Santo, a sinistra la scena di San Francesco che tenta di convertire il Sultano, mentre al centro, nella nicchia absidale, si trova una Madonna in trono con il Bambino, affiancata dagli Arcangeli Raffaele e Gabriele.

Proseguendo la visita si raggiunge un secondo gruppo di grotte, accessibili tramite scalette scavate nella roccia. Qui si trova la cosiddetta cappella di San Benedetto, la grotta in cui il Santo avrebbe vissuto in preghiera durante il suo soggiorno. Il vano principale è sorretto da un pilone naturale e ospita due altari aggiunti nel periodo francescano, di cui uno decorato con un affresco di Rosati che raffigura nuovamente San Francesco e San Benedetto in adorazione.

Non meno affascinante è la scoperta di un tratto dell’antico acquedotto romano di Claudio, accessibile attraverso un piccolo cunicolo nascosto nella roccia. Questo percorso di circa 200 metri, restaurato nel 2015, permette di camminare dentro un tunnel dove ancora si percepisce l’umidità e la freschezza dell’aria, toccando le pareti rivestite di cocciopesto, testimonianza dell’ingegneria romana che riforniva Roma d’acqua.

Oggi l’antico convento di San Cosimato è stato riconvertito in struttura ricettiva, mentre gli eremi e l’acquedotto sono visitabili con una guida locale, disponibile direttamente sul posto. La chiesa di San Cosimato, attiva e officiata dai frati francescani, apre le sue porte ogni domenica ai fedeli e ai turisti. La discesa alle grotte, pur ripida, è sicura e accessibile a tutti, richiedendo solo un abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica robuste.

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