In Italia c’è un un’oasi segreta, considerata la più bella del mondo: un parco straordinario a due passi da casa


Nel cuore dell’Agro Pontino si svela una delle gemme più preziose del patrimonio naturalistico e culturale italiano.
Gestito dalla Fondazione Roffredo Caetani, questo parco naturale di circa otto ettari è un vero e proprio paradiso di specie vegetali e faunistiche, aperto solo in primavera ed estate e accessibile esclusivamente su prenotazione per proteggerne l’ecosistema fragile e unico.
Situato a pochi chilometri da Cisterna di Latina e a poco più di un’ora da Roma, il Giardino di Ninfa si sviluppa sulle vestigia dell’antica città medievale di Ninfa, fondata in epoca romana e distrutta nel Medioevo. Questo spazio verde è oggi riconosciuto come Monumento Naturale della Regione Lazio e Oasi WWF dal 1976, e rappresenta uno degli esempi più autentici di recupero della natura in un contesto storico. Il fiume Ninfa, che attraversa il parco, alimenta un laghetto limpido e riflettente dove si specchiano le chiome di aceri giapponesi, magnolie, camelie, ciliegi da fiore e rose antiche.
La straordinaria varietà botanica conta oltre 1.300 specie diverse, coltivate senza l’utilizzo di pesticidi, con una manutenzione in gran parte manuale che garantisce la conservazione di questo equilibrio naturale. Oltre alla flora, Ninfa ospita circa 150 specie di uccelli, alcune delle quali nidificano stabilmente, rendendo il giardino un punto di riferimento anche per l’ornitologia.
La storia del luogo è fortemente legata alla famiglia Caetani, che dal 1921 ha avviato la bonifica e il restauro dei ruderi, trasformando l’area in un giardino all’inglese di straordinaria suggestione. Le rovine di antiche torri, chiese e ponti si intrecciano con la vegetazione rigogliosa, offrendo un’atmosfera sospesa nel tempo e nello spazio.
Il Giardino di Ninfa non è solo un patrimonio naturalistico ma anche culturale e letterario. Nel corso del Novecento, fu luogo di ispirazione e rifugio per importanti figure della letteratura e dell’arte, tra cui Virginia Woolf, Truman Capote, Giuseppe Ungaretti e Gabriele D’Annunzio. La scrittrice britannica, figura centrale del Bloomsbury Group e autrice di capolavori come La signora Dalloway e Al faro, trovò in questi luoghi un ambiente ideale dove immergersi nella natura e riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente.
Virginia Woolf, nata a Londra nel 1882 e scomparsa nel 1941, è considerata una delle voci più influenti della letteratura moderna, con un impegno attivo per i diritti delle donne e la parità di genere. Il suo legame con Ninfa si inserisce in un contesto più ampio di riflessioni sulla femminilità, la memoria e il paesaggio, temi ricorrenti nelle sue opere. I suoi soggiorni nel giardino hanno contribuito a consolidare la fama di Ninfa come “il giardino più romantico del mondo”, definizione confermata anche dal New York Times.

Visitare il Giardino di Ninfa è un’esperienza esclusiva e riservata: l’accesso è consentito solo tramite visite guidate in piccoli gruppi, che durano circa un’ora e si svolgono nel massimo rispetto del silenzio e della tranquillità per tutelare la fauna e la flora locali. Le aperture sono limitate ai mesi di aprile e maggio, quando la fioritura raggiunge il suo massimo splendore, e sono prenotabili attraverso il sito ufficiale della Fondazione Roffredo Caetani.
Per chi arriva in auto da Roma o da nord, il percorso più pratico prevede la SS148 Pontina con uscita a Borgo Sabotino, seguita dalla direzione verso Cisterna di Latina. Da sud, il percorso consigliato parte dall’uscita Frosinone sull’A1 e prosegue lungo la storica Via Appia. Chi opta per il treno può scendere a Latina Scalo e raggiungere il giardino in taxi in circa dieci minuti.
Nei dintorni, merita una visita l’Abbazia di Valvisciolo, uno dei maggiori esempi di architettura cistercense del Lazio, arroccata sulla panoramica Valle dell’Usignolo. I borghi di Norma e Sermoneta sono altre tappe imperdibili: Norma offre una vista mozzafiato sull’Agro Pontino, mentre Sermoneta incanta con il suo Castello Caetani, le vie in pietra, le botteghe artigiane e la cucina tradizionale laziale, con piatti come le pappardelle al cinghiale e la porchetta di Ariccia.

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