Separazione dolorosa: come affrontare il trauma della rottura senza distruggerti


La fine di una relazione è sempre un duro colpo per entrambi i membri della coppia. Si tratta senza dubbio di una frattura silenziosa che attraversa memoria e progetti, per molti versi l’identità stessa.
Separarsi significa perdere l’altra persona ma anche l’idea stessa che ci sia era fatti di un futuro insieme. Per questo il trauma da separazione è uno dei più difficili da superare, specialmente se si sono vissuti molti anni insieme.
Si potrebbe dire che ogni rottura sia una sorta di lutto, come dice la psicologa Estela Escobar a Vogue. Ma tutto dipende da innumerevoli fattori: “La perdita è vissuta in modo diverso a seconda che si sia nell’adolescenza, nella prima giovinezza, negli anni centrali della vita o nella vecchiaia”, dice la psicologa.
Secondo Escobar, il percorso di “guarigione” dal lutto della separazione passa da quattro fasi fondamentali. La prima è il rifiuto, quella in cui si nega ciò che è successo. Ma se questa dura oltre le poche settimane può diventare pericolosa. “Alcune persone rimangono bloccate in questa fase e ciò può portare a un lutto patologico. In questo caso, è importante cercare un aiuto professionale”, dice Escobar.

La seconda fase è la rabbia, che è naturale e va gestita. Le vendette emotive o le guerra in caso di figli non fanno che peggiorare la situazione. “Quando la coppia ha dei figli minorenni, capita spesso che questi ultimi vengano usati come arma emotiva contro l’ex partner, per ricattare e ferire. Questo, tuttavia, non fa altro che generare altro dolore, altra rabbia”.
La terza fase è la depressione. E qui arriva quel doloroso sneso di vuoto, cambiano le abitudini, il tempo sembra trascorrere più lentamente. Questo è il momento più delicato, in cui si cerca di riorganizzare la propria esistenza.
Infine, arriva l’accettazione, che è una vera e propria rinascita. Non si cancella il passato ma lo si integra in una nuova storia personale. “Finalmente si fanno i conti con la realtà , si passa oltre e si sviluppa una nuova prospettiva da cui guardare alla propria vita”, spiega Escobar.
La prima cosa da fare è non sentirsi vittime. Il dolore iniziale è normale, ma il senso di impotenza lo cronicizza. Prendersi la responsabilità della propria vita signifca prendersi degli spazi, creare nuove relazioni e rapporti interpersonali.
Molto importante è circondarsi, poi, di persone che ci vogliono bene e che sanno starci accanto e sostenerci in un momento così complicato. Non ci si deve però “coalizzare” con loro per rendere un vero “nemico” l’ex partner. Queste persone devono sostenere il cambiamento ma non incrementare il rancore verso l’ex.
Se il peso diventa insostenibile, allora l’aiuto di un professionista potrebbe essere la soluzione per superare l’empasse. Non è un segno di debolezza il chiedere aiuto, ma un segnale di grande maturità e lucidità .

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