Sembra innocuo, ma non lo è: il prosciutto del supermercato che dovresti smettere di comprare


È tra gli alimenti più presenti nel carrello degli italiani, ma dietro l’apparenza familiare si nascondono dettagli che meritano attenzione.
Il prosciutto è uno di quegli alimenti che sembrano non avere bisogno di presentazioni. È parte della tradizione, della quotidianità, dei pasti veloci e delle tavole imbandite. Proprio per questo viene spesso acquistato con leggerezza, senza soffermarsi troppo su etichette, provenienza o modalità di produzione.
Nel banco frigo del supermercato, le confezioni di prosciutto appaiono tutte simili: colori invitanti, promesse di qualità, prezzi accessibili. Eppure, non sempre ciò che sembra semplice e genuino lo è davvero. Alcuni prodotti, soprattutto quelli industriali e confezionati, possono nascondere aspetti poco noti al consumatore medio.
Negli ultimi anni l’attenzione degli esperti di nutrizione e sicurezza alimentare si è concentrata proprio su questi alimenti di largo consumo. Non per demonizzare il prosciutto in sé, ma per invitare a una scelta più consapevole, basata su informazioni chiare e facilmente comprensibili.
Il problema non è il prosciutto come alimento, ma il modo in cui viene prodotto e conservato. Alcuni prodotti industriali contengono additivi utilizzati per migliorare il colore, prolungare la durata e rendere il sapore più uniforme. Tra questi, conservanti come nitriti e nitrati, che servono a prevenire lo sviluppo di batteri, ma che devono essere presenti entro limiti ben precisi.

Un consumo frequente di prosciutto di bassa qualità può portare a un’esposizione eccessiva a queste sostanze. In parole semplici: piccole quantità non sono pericolose, ma se diventano abituali possono rappresentare un rischio, soprattutto per bambini, anziani e persone più sensibili.
Un altro aspetto delicato riguarda la tracciabilità. Quando l’origine della carne non è indicata in modo chiaro o risulta generica, diventa difficile sapere da dove proviene la materia prima e quali controlli abbia effettivamente superato. Questo aumenta il rischio di contaminazioni microbiologiche, come quelle legate a batteri che si sviluppano in condizioni di conservazione non ottimali.
Per riconoscere un prosciutto di bassa qualità un primo campanello d’allarme è il prezzo troppo basso. Dietro a un costo minimo si nascondono spesso tagli meno pregiati, processi accelerati e controlli ridotti al minimo indispensabile. Anche una lista di ingredienti troppo lunga dovrebbe far riflettere: il prosciutto di qualità ha pochi elementi essenziali, senza aggiunte superflue.
È importante osservare anche l’aspetto: un colore eccessivamente acceso o uniforme può indicare l’uso di sostanze correttive. Allo stesso modo, confezioni danneggiate o con scadenza molto ravvicinata sono segnali da non sottovalutare.
Per ridurre i rischi, è consigliabile orientarsi verso prosciutti provenienti da filiere controllate e certificate, dove i passaggi di produzione sono verificabili. Leggere con calma l’etichetta aiuta a fare scelte migliori, anche senza essere esperti. Quando possibile, acquistare prosciutto al banco o presso rivenditori di fiducia permette di avere maggiori informazioni sul prodotto e di consumarlo più fresco. Una corretta conservazione in frigorifero e il rispetto dei tempi di consumo dopo l’apertura completano il quadro di una scelta responsabile.

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