Sembra un fotomontaggio ma è a due passi da te: il borgo segreto che i turisti non hanno ancora scoperto

Questo borgo è un museo a cielo aperto (e custodisce il segreto della lunga vita)

Stretto tra le rocce calcaree dell’Ogliastra, Ulassai appare come un disegno inciso nella pietra. Il borgo, in provincia di Nuoro, si trova in una delle poche Blue Zones del mondo, dove la longevità non è un’eccezione ma una condizione diffusa. Camminando tra i suoi vicoli, si incontrano installazioni d’arte, botteghe antiche, piazze vive. Maria Lai, artista nata qui nel 1919, ha intrecciato la sua opera con le strade del paese, lasciando un’eredità visiva e culturale che continua a crescere. Intorno, i Tacchi d’Ogliastra disegnano un paesaggio verticale, fatto di pareti bianche e gole profonde, mentre cascate, grotte e sentieri trasformano il territorio in un ecosistema vivo.

Arte pubblica, memoria collettiva e luoghi simbolici nel borgo dei fili azzurri

Ulassai ha un centro storico raccolto, costruito in pietra, che ospita piazze, chiese e case collegate da scalinate e passaggi stretti. Ogni superficie può diventare opera d’arte. In questo contesto nasce la Stazione dell’Arte, museo dedicato a Maria Lai. Ospitato nei locali di una vecchia stazione ferroviaria, raccoglie oltre 140 opere, tra tessuti, disegni e installazioni. Qui si racconta il legame tra arte e comunità, tra biografia e territorio. La sua opera più nota, Legarsi alla montagna, nacque nel 1981: un filo azzurro univa simbolicamente tutte le case del borgo, creando una connessione visibile tra persone e paesaggio.

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Arte pubblica, memoria collettiva e luoghi simbolici nel borgo dei fili azzurri – robadadonne.it

Appena fuori dalle sale del museo, il paese stesso prosegue il racconto. Il museo a cielo aperto di Maria Lai si estende lungo le vie, tra balconi, facciate e archi. Le opere, permanenti e fragili allo stesso tempo, costruiscono un dialogo tra materia e ricordo. “La casa delle inquietudini”, una delle installazioni più rappresentative, sintetizza la tensione poetica che attraversa tutta l’opera dell’artista.

Nel cuore del borgo si trova la chiesa di Sant’Antioco Martire, con il suo campanile alto e la facciata azzurra. È una struttura sobria, ma conserva all’interno statue, affreschi e altari che raccontano la storia religiosa e artigiana della zona. Nei dintorni, le botteghe artigiane lavorano ancora con telai manuali, tornio, lana e ceramica. Alcune aprono su richiesta, altre sono ancora parte della quotidianità. Passando tra i vicoli si sentono ancora i gesti di una manualità antica, parte integrante della cultura locale.

Due piazze segnano i punti nevralgici della vita pubblica: Piazza Barigau, recentemente riqualificata, ospita l’opera Il volo del gioco dell’oca, simbolo della connessione tra gioco, arte e identità collettiva; Piazza Sardegna, invece, è dominata dal Palazzo Comunale progettato da Ernesto Ravot, che guarda verso la valle del rio Pardu. Sono spazi che riflettono un equilibrio raro: quello tra vita quotidiana, rappresentanza civica e apertura all’arte.

Grotte, cascate e sentieri tra i Tacchi: l’altra dimensione di Ulassai

Intorno a Ulassai si apre un paesaggio verticale, segnato da formazioni calcaree chiamate Tacchi, che disegnano un profilo irregolare e suggestivo. Perda ‘e Liana, a 1.293 metri, è la più riconoscibile: una torre di pietra che svetta tra le vallate, visibile anche a distanza. Da qui si snodano sentieri escursionistici che conducono verso punti panoramici e gole profonde. Alcuni tracciati sono adatti anche a chi ha poca esperienza, e vengono percorsi ogni anno da viaggiatori e amanti del trekking. Altri, come quelli verso la Grotta di Su Marmuri, richiedono guida e attrezzatura.

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Grotte, cascate e sentieri tra i Tacchi: l’altra dimensione di Ulassai – robadadonne.it

La grotta, lunga circa un chilometro, custodisce sale naturali e formazioni calcaree che sembrano sculture. Visitabile con guide specializzate, offre uno spaccato geologico e naturalistico che completa l’esperienza del borgo. Più in basso, lungo il rio Santa Barbara, si trovano le Cascate di Lequarci, tra le più alte della Sardegna. Scendono da pareti bianche per circa 50 metri, creando laghi alla base che cambiano aspetto in base alla stagione e alle piogge.

La vegetazione attorno ai Tacchi è composta da lecci, lentischi e macchia mediterranea. I percorsi si intrecciano con strade sterrate, vie ciclabili e antiche mulattiere. Alcuni collegano Ulassai ai paesi vicini, come Jerzu o Gairo, attraversando uliveti e boschi. Anche l’accesso stradale contribuisce a isolare e proteggere questo paesaggio. Per chi arriva da Cagliari, il viaggio dura circa due ore, lungo la SS125 e poi la SP11. La strada è stretta, tortuosa, ma ogni curva offre vedute improvvise sui rilievi, sulle gole e sui filari di vigneti.

Chi sceglie di raggiungere Ulassai lo fa spesso per scelta consapevole. Non è una meta da attraversare, è un luogo da scoprire con lentezza, dove la bellezza non si mostra subito, ma si rivela camminando. Nel silenzio tra le rocce, o seduti sotto un’opera di Maria Lai, la percezione del tempo cambia, e diventa parte stessa del paesaggio.

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