Lina Wertmüller, prima donna a essere candidata a un Oscar come migliore regista, si è spenta a Roma all’età di 93 anni il 9 dicembre del 2021. Elencare in un articolo tutti i suoi successi e l’impronta culturale che i suoi lavori hanno avuto nella società italiana è praticamente impossibile, ma di certo, della signora dietro la macchina da presa, si può dire che abbia lasciato un vuoto incolmabile nonostante le 24 pellicole lasciate in eredità – alcune diventate dei veri e propri cult – e innumerevoli altri spettacoli per il piccolo schermo.

L’abbiamo conosciuta, superficialmente, per i suoi occhiali con la montatura bianca, comprati in uno stock da 5.000 pezzi, per i capelli corti, per i titoli lunghissimi dei suoi film e per un’insofferenza malcelata alle interviste. Ma Lina Wertmüller è stata molto di più: non è stata solo tra i migliori cineasti italiani, ma anche la prima regista donna della storia a essere stata candidata agli Oscar. Nel 1977 non lo vinse, ma l’Academy ha deciso di “farsi perdonare” assegnandole un meritatissimo Oscar alla carriera.

Fin su, nell’Olimpo di Hollywood, non ci si arriva di certo per caso: tra i fattori determinanti, nella sua carriera, c’è stato anche un carattere tenace e volitivo. Dal debutto del 1963 con I basilischi fino al 2004, anno di uscita del suo ultimo film, Peperoni ripieni e pesci in faccia, lo sguardo sul mondo di Lina Wertmüller non è di certo cambiato, così come il suo temperamento. Intervistata nel 2019 da Io Donna, ha spiegato come ha potuto sopravvivere in un mondo così spietato e soverchiante come quello del cinema.

Me ne sono infischiata. Sono andata dritta per la mia strada, scegliendo sempre di fare quello che mi piaceva. Ho avuto un carattere forte, fin da piccola. Sono stata addirittura cacciata da undici scuole. Sul set comandavo io. Devi importi. Gridavo e picchiavo.

Farsi sentire è servito, così come si è rivelato fondamentale il suo “gusto per il grottesco: distorcere la realtà è sempre stato il mio modo di raccontarla”. Il suo modo di raccontare la società ha attirato l’attenzione di molti estimatori famosi, tra cui anche Leonardo DiCaprio. Incontrato al Festival di Cannes, durante la proiezione della versione restaurata di Pasqualino settebellezze, l’attore l’ha presa per mano e le ha fatto una confessione.

Mi ha confessato che ha amato molto i miei grotteschi e ironici film. E poi all’orecchio mi ha sussurrato: “Sei una donna meravigliosa”. Credo che ci sia stato proprio il suo zampino per questo sorprendente Oscar.

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Nata Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueichina, il 14 agosto del 1928, ha raccontato di se stessa nell’autobiografia Tutto a posto e niente in ordine

Tutto a posto e niente in ordine: Vita di una regista di buonumore

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Lina Wertmüller scrive un'autobiografia ironica e leggera, dalla nascita a Roma fino ai grandi successi che l'hanno portata a essere la prima donna regista candidata al premio Oscar.
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Sono nata a Roma, in una villetta rosa, dietro piazza Cola di Rienzo, a circa trecento metri dalla casa dove vivo tuttora. Mentre nascevo, nella camera volava insistentemente un moscone. Mio padre, Federico Wertmüller, nonostante fosse uno spirito laico, non portato alla parapsicologia, pensò che un oggetto di dubbia consistenza e di dubbia provenienza come l’anima di un defunto si fosse materializzato in quell’insetto, e che si trattasse di suo suocero, il cavalier Arcangelo Santamaria Maurizio, morto lo stesso mese, in attesa di trasmigrare nella nuova Arcangelina (cioè la sottoscritta), non appena fosse stata deposta nella culla con un dito in bocca e un ciuffetto di capelli arruffati.

Fondamentale, per il suo futuro da regista, è l’amicizia con Flora Carabella, sua compagna di scuola e futura moglie di Marcello Mastroianni. Dopo aver frequentato la prestigiosa Accademia Teatrale di Pietro Sharoff, diventa regista di spettacoli per burattini. Si avvicina anche al teatro e alla televisione, lavorando per la prima edizione di Canzonissima, ma è il cinema a chiamarla. Lavora quindi come aiuto regista e attrice di Federico Fellini, poi nel 1963 gira I basilischi, una pellicola che descrive la situazione di alcuni amici del sud.

Fellini era un continente, non era un uomo. È stato fondamentale. Il periodo vissuto al suo fianco è stato tra i più belli della mia vita. Mi diceva: “Racconta sempre quello che ti piace, come se stessi raccontando una storia a degli amici al bar”.

Il suo attore feticcio è stato senza dubbio Giancarlo Giannini, che recita in molti dei suoi successi, tra cui Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972), Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) e Pasqualino Settebellezze (1976), che riceve quattro nomination agli Oscar dell’anno seguente. In un’intervista al Corriere, Lina Wertmüller ha ricordato così quella serata:

Era bello, pieno di attori, registi… Sulla poltrona a me assegnata, feci sedere la mia amica Lalla Kezich. Quando m’inquadravano, il mondo vedeva lei. Ci fu chi disse che l’Oscar non me lo diedero per quella beffa, ma non credo. Per l’Oscar devi organizzare centinaia di proiezioni. Noi eravamo un gruppetto avventuroso e ignaro di queste dinamiche.

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