70 anni lei, 45 lui: I giovani amanti e quel voler dire no allo sguardo maschile sull'amore

Prese come siamo a liberarci dallo schema patriarcale, siamo sicure di non star creando nuovi legacci e nuove imposizioni che ci impediranno, almeno in vecchiaia, di poter finalmente goderci la vita senza essere schiave dello sguardo maschile?

In un mondo sempre più vecchio, come quello occidentale, sesso e sentimenti sembrano ormai trovare ostello anche in corpi e in cuori che – almeno nell’opinione comune – dovrebbero da tempo esser diventati sterili o quanto meno acciaccati. In un mondo, però, in cui non sono certo le giovani generazioni a smuovere il mercato, è a consumatrici e consumatori in età di pensionamento che bisogna puntare, con un pullulare di cosmetici per mantenere in forma il fisico, vulva compresa, da proteggere dagli inconvenienti della menopausa e della terza età, e di storie che ci insegnano come non sia mai troppo tardi, anche per l’amore.

I giovani amanti, film diretto da Carine Tardieu con protagonista una Fanny Ardant di una bellezza e di una grazia mozzafiato, si iscrive in quel filone narrativo che negli ultimi anni ha trovato un caposaldo nella serie tv Grace and Frankie, con un’ottuagenaria Jane Fonda che di Ardant sembra il contraltare a stelle e strisce. Il diktat? Vietato lasciarsi andare, perché se è vero – come è vero – che non è certo la differenza d’età a essere una pregiudiziale quando ci si innamora e che lo stigma nei confronti di una donna legata a un uomo molto più giovane sia una di quelle cose da relegare nell’archivio dei luoghi comuni retrogradi e stantii, par vero anche che l’accanimento nei confronti del corpo femminile debba non finire mai.

Sono in poche a essere dotate dalla natura come Fanny Ardant e Jane Fonda, sono in pochissime a potersi permettere di conservare il più a lungo possibile quello che hanno avuto in dotazione sin dalla nascita: sembra difficile che il bel Pierre, il medico quarantacinquenne col volto al cinema di Melvil Poupaud, possa perdere la testa per una settantenne che non fosse Fanny Ardant. Sfido chiunque, di qualsiasi genere e inclinazione sessuale, a non perdere la testa per Ardant, tanto più nel ruolo della architetta in pensione che sin dagli anni Settanta ha avuto l’audacia di non sacrificare la carriera per la vita personale.

La regista Carine Tardieu nelle note di regia ha scritto: “Spero che tra qualche anno la storia d’amore tra un quarantenne e una donna più matura non meravigli più. Ma, nonostante la nostra mentalità si stia evolvendo, la strada da fare per liberarsi di questi schemi patriarcali è ancora lunga (…) mi piace pensare che il “nostro” film posi la prima pietra dell’edificio della causa femminile”.

Siamo sicure di non star creando nuovi legacci e nuove imposizioni che ci impediranno, almeno in vecchiaia, di poter finalmente goderci la vita senza essere schiave dello sguardo maschile?

I giovani amanti
Fanny Ardant e Melvil Poupaud in “I giovani amanti” (Courtesy Press Office)

Perché vedere I giovani amanti

Spesso le francesi “lo” fanno meglio: e non solo vestire (e invecchiare), ma qualche volta anche raccontare. Forte di un’interpretazione intensa e sentita di Fanny Ardant, coadiuvata dall’altrettanto brava Cécile de France, moglie tradita piena di sfumature e umanità, Carine Tardieu confeziona un melodramma ben scritto e ben girato, che – malgrado tutto – non perde mai in credibilità.

Lontano dal clamore dei lungometraggi d’oltreoceano, I giovani amanti si avvale di un linguaggio filmico sussurrato, che segue con discrezione i suoi personaggi dalla costa irlandese di Kinsale ai piani alti dei palazzi di Lione, dove abita Pierre con la sua famiglia, fino all’appartamento parigino di Shauna, la protagonista, pieno di fotografie e di oggetti: un mondo benestante e progressista, dove l’integrazione sembra essere compiuta con successo e i rapporti madre-figlia hanno da tempo dimenticato i tormenti e le frustrazioni che avevano invece lacerato Marie Cardinal solo qualche decennio prima, ai tempi de La parole per dirlo (uscito nel 1975). Merito della lettura di Donald Winnicott, suggerisce la figlia diciottenne di Pierre, e della sua scoperta di una “madre sufficientemente buona all’evoluzione del Sé“.

La Francia di Carine Tardieu pare aver fatto i conti non solo con le corna e col materno, ma anche con il Covid, qua e là evocato come un semplice incidente di percorso.  All’ombra della Torre Eiffel, perfino con le malattie endemiche alla società contemporanea, come quelle oncologiche e neurodegenerative, in fondo si può convivere con un certo agio.

Eppure, al netto di questo universo adamantino in cui echeggia quel messaggio stucchevole vagamente new age espresso da Richard Bach ne Il gabbiano Jonathan Livingston, “Se ami qualcosa lasciala andare via, solo se torna sarà veramente tua “, I giovani amanti è un film godibile, che non deluderà chi è caccia di una romantica storia d’amore.

Fanny Ardant in “I giovani amanti” (Courtesy Press Office)

Scheda del film con Fanny Ardant

Passato alla Festa del cinema di Roma nel 2021, arriva finalmente in Italia I giovani amanti, il film con Fanny Ardant e Melvil Poupaud diretto da Carine Tardieu.

La storia di Shauna, architetta in pensione di 70 anni che si innamora di un medico di 45 anni, nasce come un progetto della regista Sólveig Anspach, scomparsa qualche anno fa: era la storia d’amore che la madre della stessa Sólveig aveva vissuto in età avanzata con un uomo molto più giovane di lei. Tardieu ha poi rielaborato la sceneggiatura con Agnès de Sacy e la collaborazione di Raphaële Moussafir. La fotografia è di Elin Kirschfink, il montaggio di Christel Dewynter, i costumi di Isabelle Pannetier e la scenografia di Jean-Marc Tran. Le musiche sono di Éric Slabiak e il suono di Ivan Dumas, Thomas Gauder e Paul Heymans.

I giovani amanti è in sala dal 23 giugno 2022, distribuito da I Wonder Pictures.

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