Siete in uno stadio e c’è una partita di serie A. Oppure a una festa patronale. A un buffet gratis. In spiaggia a Ferragosto. Iniziate a soffrire d’ansia, avete le vertigini, forse la nausea e un attacco di panico. Non è che semplicemente vi “manca l’aria”, ma forse c’è un problema più profondo e, niente paura, è più comune di quanto possiate immaginare.

Questo problema si chiama demofobia e lo approfondiremo qui, ma ricordate: diamo solo delle informazioni di massima, per qualunque interrogativo sulla propria salute mentale è bene chiedere un consulto a uno psicologo e farlo senza remore, perché potrà aiutarvi.

Demofobia: cosa significa?

Demofobia
Fonte: Pixabay

Il termine significa letteralmente paura della gente. In altre parole, la demofobia è l’ansia che si prova nei luoghi affollati ed è spesso associata ad agorafobia e claustrofobia. Ne soffriva lo scrittore Alessandro Manzoni, come riportato in alcune cronache che raccontano la biografia di questo grande personaggio della letteratura italiana.

Come riporta The Health Board, viene chiamata anche oclofobia ed enoclofobia, e spesso si tratta di una paura esagerata o infondata, perché chi ne è colpito si sente paralizzato anche solo al pensiero di trovarsi in mezzo alla gente, ed evita situazioni in cui si possano incontrare altre persone in piccoli o grandi gruppi.

Si tratta di un disturbo però che deve essere compreso e accolto, non deriso o sottovalutato, anche se talvolta si parla di esagerazione o infondatezza. Tutto ciò che si soffre e che causa ansia è qualcosa che ognuno subisce e per questa ragione è giusto non demonizzare questa paura.

Se conoscete qualcuno caratterizzato da questa fobia, aiutatelo a capire che è necessario rivolgersi a uno specialista per riuscire ad affrontarla. E, di fronte ai suoi sintomi, abbiate pazienza e offrite sempre la vostra spalla.

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Le cause della demofobia

Le cause del disturbo non sono codificate, perché possono cambiare per ognuno. La demofobia può essere, per esempio, causata da un trauma, come una brutta esperienza vissuta in un luogo affollato, in cui magari gli altri sono stati presi dal panico per un accadimento particolare come un incendio o un incidente.

Per alcuni il trauma risiede nell’infanzia, perché magari da piccoli si sono persi e hanno sperimentato la disperazione di aver lasciato anche solo per un attimo la mano dei genitori. Secondo Very Well Mind ci possono essere anche cause legate alla genetica o alla predisposizione personale verso questo tipo di paura.

I sintomi della demofobia

Demofobia
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Secondo The Health Board, la demofobia colpisce anche in luoghi non particolarmente affollati, come possono essere la platea di un cinema o un supermercato non all’ora di punta. Very Well Mind aggiunge che i sintomi possono avere carattere fisico, cognitivo o comportamentale e sono:

  • perdere i sensi;
  • pupille dilatate;
  • vertigini;
  • mal di testa;
  • palpitazioni;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • tensione muscolare;
  • nausea;
  • attacco di panico;
  • sensazione di soffocamento;
  • agitazione;
  • fiato corto;
  • mal di stomaco;
  • sudorazione;
  • tremori;
  • vomito;
  • mente annebbiata;
  • alienazione;
  • rabbia;
  • disperazione;
  • negatività;
  • rifiuto di andare in particolari luoghi;
  • aggrapparsi a qualcuno;
  • pianto improvviso;
  • fuga.
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Demofobia: cure e rimedi

Come spesso accade per molti problemi di natura psicologica o psicosomatica, ammettere l’esistenza del problema è il primo passo per iniziare ad affrontarlo.

Il secondo passo è appunto rivolgersi a uno psicanalista, che vi aiuterà a comprendere le radici della paura e vi potrebbe sottoporre a delle piccole prove in modo che riusciate a vivere una vita in cui la presenza degli altri smetta di disturbarvi.

È possibile infatti che vi venga chiesto di incontrare persone in gruppi mano a mano più grandi. Si può partire osservando da lontano, per capire che gli altri non ci possono fare del male e sono esattamente come noi, e anzi potrebbero aiutarci in caso di malore.

Si tratta di un disturbo in cui ci si sente impotenti e limitati, per cui si lavora proprio su questo: trasformare impotenza e limiti in orizzonti, magari tenendo un diario del proprio malessere, che poi sarà letto dal vostro psicologo. In alcuni casi si punta anche all’aiuto farmacologico, per esempio attraverso ansiolitici.

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