Al caso della Black Dahlia, negli anni, sono stati dedicati numerosi libri e anche un film, diretto da Brian de Palma; a oggi, quello della morte di Elizabeth Short, ritrovata nuda in un campo, con il corpo praticamente squarciato a metà, rimane uno dei cold case più misteriosi della storia americana.

Dal 15 gennaio 1947, giorno della scoperta del corpo nel terreno non edificato di Leimert Park, si sono susseguite ipotesi, congetture e accuse alla polizia di Los Angeles per il modo di condurre le indagini, che escluse del tutto il rilevamento di impronte di scarpe e pneumatici che avrebbero potuto fornire informazioni più precise sull’identità dell’assassino di Short. Soprattutto, si sono avvicendati tantissimi nomi di persone accusate o autoaccusatesi di essere gli esecutori del delitto. 60, dicono le stime, di cui 22 seriamente indagati dalla polizia.

Fra loro ci fu anche George Knowlton, che all’epoca del delitto viveva nell’area di Los Angeles, e che fu accusato nientemeno che dalla figlia, Janice Knowlton, la quale all’epoca dell’omicidio della Dalia Nera aveva dieci anni.

Knowlton, diventata poi cantante professionista e proprietaria di una società di pubbliche relazioni, quarant’anni dopo la morte di Short ha spiegato di vivere una sorta di incubo ricorrente, in cui rivedeva suo padre ammazzare la giovane con un martello da carpentiere nel garage di casa, a Westiminster.

Ha persino affermato che Elizabeth Short sarebbe stata ospite in casa loro, proprio in quel garage, e di essere l’amante del padre, di cui sarebbe anche rimasta incinta, subendo però un aborto spontaneo, in quello stesso ripostiglio; ha aggiunto di ricordare anche il momento in cui suo padre la costrinse ad accompagnarlo ad abbandonare il cadavere della giovane donna.

Ci sono però molti punti, nella storia di Janice Knwolton, che non hanno convinto gli inquirenti: primo fra tutti, il fatto che Elizabeth Short, a causa di una malformazione vaginale, non potesse rimanere incinta. Nel 1999 la donna convinse gli investigatori della polizia di Westminster a scavare nel terreno della sua vecchia casa per cercare prove di quel delitto e di un altro che suo padre avrebbe commesso, ma non fu trovato nulla che potesse portare a un’azione.

Il detective John P. St. John della polizia di Los Angeles, uno degli investigatori assegnati al caso, ha detto di aver parlato alla Knowlton e di non credere ad una connessione fra l’omicidio della ‘Dalia Nera’ e George Knowlton-  si legge in un articolo del Times del ’91 – ‘Ci sono tantissime persone che sostengono che un loro parente sia l’assassino della Dalia Nera’ – afferma il detective St. John […] – Quello che [Janice Knowlton] afferma non può essere preso seriamente in considerazione per la risoluzione del caso.

Knowlton ha però costruito su quell’accusa un’immensa operazione pubblicitaria, con ospitate in vari programmi tv e la pubblicazione del libro Daddy Was the Black Dahlia Killer, scritto con Michael Newton nel 1995. Nel frattempo, suo padre George era morto da ormai più di trent’anni, rimasto ucciso, nel 1962, in un incidente stradale.

Nel libro Knowlton, oltre a confermare la sua teoria sul coinvolgimento paterno nel delitto Short, rivela anche dettagli terribili del suo passato, fra cui alcune molestie che, dopo la morte della madre e della matrigna, avrebbe subito proprio dal padre da bambina, esperienza che le avrebbe procurato in età adulta depressione, ansia e attacchi di panico.

Knowlton ha aggiunto di ricordare il padre mentre teneva un neonato smembrato o mentre seppelliva una donna in un seminterrato, e mentre la minacciava di gettarla in una fornace se avesse mai rivelato a qualcuno quel che aveva visto.

In svariati forum riguardanti l’omicidio di Elizabeth Short, Kanice Knowlton ha proseguito con le sue affermazioni, spiegando di essere stata venduta come baby-prostituta a una setta di Pasadena all’età di 9 anni e poi ad altre star dello spettacolo – fra cui Norman Chandler, editore del Los Angeles Times, anch’egli coinvolto nel caso per l’accusa dello scrittore Donald Wolfe che lo indicò come il mandante dell’omicidio, e persino Walt Disney -, proprio nell’appartamento di Elizabeth Short, che lei chiamava “zia Betty”.

Jolane Emerson, sorella di Janice Knowlton, ha però sempre rigettato tutte le accuse mosse dalla donna nei confronti del padre, definendo il suo libro “spazzatura”.

“Ci credeva, ma non era la realtà. Lo so, perché ho vissuto con suo padre per 16 anni. Il mio patrigno sarà stato scontroso e cattivo, ma di certo non era un assassino”.

Anche la polizia di Los Angeles, come detto, non ha dato molto credito alle teorie di Janice Knowlton, scomparsa nel 2004 per una overdose di farmaci, secondo alcuni presa con la precisa intenzione di togliersi la vita, per altri invece, fra cui Emerson, del tutto accidentale. Contrariamente agli investigatori, invece, gli psichiatri e gli esperti di disturbo post-traumatico da stress hanno sempre trovato la storia di Knowlton plausibile, e questo, se possibile, infittisce ancor di più il mistero sulla morte della Dalia Nera.

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