L'adolescenza di "Farha", devastata da una violenza che non ha ancora avuto fine

Un'istruzione di qualità, equa e inclusiva, è tra gli obiettivi dell'Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile, ma se tanta strada è stata fatta, tanta è ancora da fare e spesso, per colpa di conflitti armati e sconvolgimenti politici, da ri-fare.

L’istruzione femminile è la chiave per lo sviluppo sociale, politico ed economico di un Paese: a dirlo da tempo sono in tanti, Unicef compreso che sottolinea come oggi, nel mondo, “i due terzi degli 875 milioni di adulti analfabeti nel mondo sono donne”; 121 milioni i bambini “che non hanno mai avuto la possibilità di andare a scuola”, di cui il 54% sono bambine.

Un’istruzione di qualità è tra i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, dell’Agenda 2030 (sottoscritta il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite e approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU), così da fornire un’educazione equa e inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti, qualsiasi sia il genere. Mancano 9 anni e i numeri in calo di disparità registrati non sono abbastanza, malgrado i progressi fatti non siano irrilevanti.

Basta guardare un film come Farha, della regista giordana Darim J. Sallam (presentato in anteprima italiana alla 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma), per uno spaccato della situazione delle adolescenti in età scolare in aree del mondo come la Palestina del 1948. Quattordicenne, figlia del sindaco del villaggio, Farha sogna di raggiungere la cugina che vive in città per studiare. Imparare il Corano non le basta più: vuole impegnarsi in storia, letteratura, matematica e in tutte le materie disponibili e accessibili ai coetanei maschi.

La situazione nelle campagne non era molto diversa per le giovani italiane: se nel 1861 l’84% della popolazione femminile era analfabeta (Fonte: Genovesi, Storia della scuola in Italia dal Settecento a oggi, Laterza – Marcello Dei, La scuola in Italia, Il Mulino), è stata la nostra Costituzione, promulgata nel 1947, a sancire (all’articolo 3) la piena parità e uguaglianza fra uomo e donna.

Educare un giovane è come incidere la pietra“: dice lo zio di Farha per spingere il padre a mandarla via dal villaggio. Dalla sua, la ragazza ha un genitore illuminato che si lascia convincere dalla speranza di darle un futuro migliore. Contro di lei, gli eventi della storia, che da lì a poco travolgeranno la sua Terra con la violenza implacabile di un conflitto che non è ancora finito.

E il pensiero non può non andare all’oggi e alle afghane che per le strade di Kabul hanno protestato contro la chiusura di scuole e università per le donne, denunciando la decisione dei talebani come una violazione dei loro diritti e rivendicando l’accesso all’educazione come un diritto garantito alle donne anche all’interno di un sistema islamico. Tanta strada da fare e a volte da rifare, perché troppo spesso, i progressi fatti vengono cancellati con un colpo di spugna.

La persecuzione delle donne a 72 giorni dalla conquista talebana di Kabul
Karam Taher in “Farha” (Courtesy Press Office)

Perché vedere Farha

La crudeltà e l’insensatezza della guerra visti attraverso alcune fessure dall’occhio di una adolescente: la trovata della giovane regista giordana, autrice di Farha, è tutta nel punto di vista scelto. Se non ci si può opporre al furore delle armi, ancor meno ne ha la possibilità una ragazza murata in una cantina. Da lì, troverà il modo di sopravvivere e di osservare, nel buio, la brutalità di chi combatte, il terrore di chi fugge, la vulnerabilità di chi non può difendersi.

Pur discontinuo e spesso incline all’abuso di alcuni escamotage registici, il film rappresenta un’occasione importante per non dimenticare le vittime tra i civili e la sconsideratezza di guerre il cui costo si riversa in modo irreversibile soprattutto su donne e bambini.

Ashraf Barhom e Karam Taher in “Farha” (Courtesy Press Office)

Scheda del film

In concorso al Toronto Film Festival e al Busan International Film Festival, Farha è stato presentato nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2021.

La regista giordana Darim J. Sallam si è ispirata a una sopravvissuta dell’esodo palestinese, conosciuto come Nakba, il disastro.

Nel 1948, dopo quasi trent’anni di Mandato Britannico, il governo del Regno Unito lascia la Palestina proprio mentre viene fondato lo stato ebraico: il primo conflitto arabo-israeliano che ne segue provoca oltre 700 mila profughi palestinesi.

Farha, interpretata dalla bravissima debuttante Karam Taher, ha 14 anni anni e vive in un villaggio palestinese, ma vorrebbe studiare in città insieme alla sua amica Farida. Quando Farha sembra aver convinto suo padre ed è vicina a realizzare il suo desiderio, la guerra irrompe nel villaggio.

Il film non ha ancora una data e un distributore italiano.

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