Scommesse, slot machines, gratta e vinci, poker, lotterie… il gioco d’azzardo può essere un divertimento adrenalinico, ma può anche trasformarsi in una vera e propria dipendenza. La ludopatia, infatti, è una vera e propria patologia, che necessita di essere riconosciuta e trattata prima di portare a conseguenze anche molto gravi.

Cos’è la ludopatia?

Il termine ludopatia significa “dipendenza patologica dai giochi elettronici o d’azzardo” e viene usato spesso come sinonimo – impropriamente – di gioco d’azzardo patologico (definito anche disturbo da gioco d’azzardo o azzardopatia).

Si tratta di un disturbo psicologico, che secondo il  DSM-5 (2013) – il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – rientra tra le cosiddette “dipendenze comportamentali” ed è definito come

un comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi

Secondo un’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ottobre 2018, in Italia i giocatori d’azzardo – ovvero chi ha giocato almeno una volta d’azzardo nei 12 mesi precedenti l’indagine – erano 18 milioni e 400mila (il 36.4% della popolazione maggiorenne). Tra questi, l’8% – un milione e mezzo – ha un “profilo problematico”, ovvero fatica a gestire il tempo da dedicare al gioco, a controllare quanto spende, alterando i comportamenti familiari e sociali, mentre altri 1,4 milioni di giocatori sono considerati “a rischio moderato”.

Sebbene si giochi di più nel Nord Italia, è il Mezzogiorno a presentare tassi più alti di giocatori a rischio; allo stesso modo, se gratta e vinci, Lotto e lotterie differite e giochi a totalizzatore (es. WinforLife) attirano più giocatori, gli azzardi preferiti dai giocatori a rischio sono invece le Lotterie istantanee (68% dei problematici), slot-machine (51,9%) e VideoLottery (33,6%).

Tra le motivazioni che spingono a iniziare a giocare, tra i giocatori problematici spiccano “perché convinto che al gioco si potesse vincere facilmente” (24,5%) e “l’aver bisogno di soldi”(14.8%). Quello che colpisce, è anche la bassa età a cui questa tipologia di giocatori si avvicina all’azzardo: se, infatti, il numero di minorenni nella fascia d’età 14-17 che hanno giocato almeno una volta (pur non potendo per legge) è addirittura di 673mila, tra i problematici il 40% ha cominciato ad accedere all’azzardo già tra i 9 e i 12 anni.

Con la pandemia, dice ancora l’ISS, i giocatori d’azzardo sono diminuiti, passando dal 16,3% al 9,7%; con l’allentamento delle restrizioni, però, il numero non è solo tornato a salire, ma in certi casi ha superato gli indicatori prepandemici (18%), come spiega Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping,

Con l’allentamento delle restrizioni si è assistito a un nuovo incremento della popolazione che pratica gioco d’azzardo, fino a superare, nel caso dei giocatori d’azzardo on line, la percentuale precedente la pandemia. La forte relazione trovata tra situazioni di disagio emotivo e comportamenti di dipendenza richiede politiche urgenti per impedire che le popolazioni vulnerabili aumentino e sviluppino una grave dipendenza dal gioco.

I sintomi della ludopatia

La ludopatia è una vera e propria dipendenza, al pari delle tossicodipendenze o l’alcolismo. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali individua dei criteri per individuare questo turbo, che viene diagnosticato a chi presenta almeno 5 dei seguenti sintomi:

  1. È eccessivamente assorbito dal gioco (es. è eccessivamente assorbito nel rivivere esperienze passate di gioco d’azzardo, nel soppesare o programmare la successiva avventura, o nel pensare ai modi per procurarsi denaro con cui giocare)
  2. Ha bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata
  3. Ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
  4. È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
  5. Gioca d’azzardo per sfuggire i problemi o per alleviare un umore disforico (es. sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)
  6. Dopo aver perso al gioco spesso torna un altro giorno per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite)
  7. Mente ai membri della propria famiglia, al terapeuta o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo
  8. Ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo
  9. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo
  10. Fa affidamento su altri per reperire il denaro per alleviare una situazione finanziaria disperata causata dal gioco d’azzardo.

Donne e ludopatia

Il gioco d’azzardo sembra essere ancora un fenomeno prevalentemente maschile: analizzando i dati dell’ISS emerge immediatamente come tra i giocatori vi sia una netta prevalenza di uomini (10.500.000) rispetto alle donne (7.900.000), dato che si conferma anche tra i cosiddetti “problematici: il 3,6% contro il 2,5%. Anche nelle fasce più giovani, il binomio donne e ludopatia è meno forte: tra i minorenni giocano molto di più i ragazzi (486mila) rispetto alle ragazze (187mila).

Questo non significa però che la situazione possa essere sottovalutata, anzi: gli indicatori mostrano come il fenomeno sia in costante crescita. Non solo: per le donne la vergogna è più grande e, nonostante siano in genere più capaci di comprendere di avere un problema, questo non accade per il gioco d’azzardo.

Come spiega Fulvia Prever, psicologa, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Varenna,

Le donne  che giocano d’azzardo subiscono degli stigmi sociali più grandi di quelli degli uomini. Questi, insieme al senso di colpa verso la famiglia, rendono le donne più fragili e meno inclini a chiedere una mano. A queste donne serve un luogo protetto dove confrontarsi e trovare aiuto al sicuro dallo stigma. L’aspetto relazionale è infatti fondamentale per combattere la ludopatia, così come il sostegno della famiglia e del partner. Per gli uomini dipendenti dal gioco d’azzardo il supporto dei familiari c’è sempre, mentre le donne sono nella maggior parte dei casi affrontano la terapia da sole.

Come si cura la ludopatia?

Non esiste un’unica tipologia di trattamento per la ludopatia: lo specialista valuterà il singolo caso e valuterà l’approccio più adatto, che può andare da colloqui di supporto e sostegno psicologici, psicoterapia individuale o di gruppo, programmi residenziali, gruppi di auto-aiuto e, nei casi più gravi, anche trattamenti farmacologici.

Chi è dipendente dal gioco d’azzardo può rivolgersi anche ai SerD, i servizi pubblici del Sistema Sanitario Nazionale diffusi in tutta Italia e dedicati alla prevenzione, alla cura e al recupero delle persone che hanno problemi di dipendenza.

Come aiutare una persona ludopatica?

Aiutare una persona affetta da ludopatia non è facile, ma può essere determinante per impedire che la situazione degeneri. Innanzitutto, è importante prestare attenzione ai sintomi, cercando di individuare comportanti che possano indicare una condizione patologica.

Ma come fare? Cercare l’aiuto di un professionista o di un centro può essere una buona soluzione, come trovare il sostegno di altri con lo stesso problema. Cercare di mantenere la calma e parlare con la persona ludopatica, intervenendo se necessario in maniera netta e drastica lo è altrettanto; è importante però non allontanare il giocatore, perdere il controllo e lanciare minacce o ultimatum.

Secondo Stefano Angelini, psicologo di webmedicine.it,

Il primo aiuto deve arrivare dalle persone vicine affinché la situazione non degeneri diventando patologica. È un aiuto fondamentale per prevenire. […] I familiari non devono essere lasciati soli: necessitano di un accompagnamento affinché possano affrontare il problema e non venirne travolti. Possono essere guidati sul percorso migliore da seguire per aiutare la persona cara a non ammalarsi, ma anche possono svolgere un’importante azione affinché sia la stessa persona a farsi aiutare prima che la situazione diventi patologia e particolarmente onerosa sotto il profilo economico.

Articolo originale pubblicato il 9 Settembre 2021

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